Monthly Archives: febbraio 2010

Il Sudan visto da sotto

Il sito di Repubblica ha pubblicato una suggestiva galleria fotografica dei reef di Sha’ab Rumi e Sanganeb nei mari del Sudan.
Gli scatti sono di Vittorio Carlino del Centro Sub Marina di Longone S.Teresa di Gallura.

La fotogallery è visibile a questo link: http://www.repubblica.it/ambiente/2010/02/24/foto/fondali_sudan-2415583/1/

Incidente al SeaWorld di Orlando

Al SeaWorld di Orlando (Florida – USA) si è concluso nel peggiore dei modi uno show che aveva come protagonista Tilly, un esemplare di orca, che dopo aver afferrato con le sue possenti fauci l’istruttrice, una delle più esperte del parco, l’ha trascinata in fondo alla vasca fino a farla annegare.

I vari tentativi  per salvare e rianimare la povera donna sono purtroppo risultati del tutto vani. Inutile dilungarsi a questo punto sui particolari più o meno raccapriccianti dell’episodio quanto penso sia inutile citare tutta la statistica che coinvolge questo mammifero, appartenente alla famiglia dei delfini, in incidenti simili negli acquari di tutto il mondo.

Rimane da una parte il dispiacere ed il dolore per una vita che non c’è più e dall’altra  l’amara considerazione che forse animali di questo genere, nonostante l’indiscussa abilità degli addestratori, non siano sempre capaci di controllare quegli istinti che la natura ha loro donato per la continua lotta alla sopravvivenza.

Probabilmente episodi di questo genere dovrebbero far ripensare all’utilità di questi show anche se amaramente la molla è sempre quella “business is business!”.

Video di un oarfish “pesceremo”

Grazie al progetto Serpente realizzato da una collaborazione tra il Centro Nazionale di Oceanografia Statunitense ed alcune compagnie petrolifere è stato possibile utilizzare alcuni veicoli robotizzati dotati di videocamere in grado di riprendere ad altissime profondità.
Tra le riprese effettuate anche quella dell’Oarfish (Regalecus glesne), che tradotto letteralmente suona come “Pesceremo”, un pesce che vive negli abissi e che fino ad oggi non era mai stato possibile filmare nel suo habitat naturale.

La ripresa del video che proponiamo è stata fatta a circa 300 metri di profondità nel Golfo del Messico e ritrae questo curioso pesce, della lunghezza stimata tra i 5 ed i 10 metri (gli esemplari adulti possano raggiungere anche lunghezze ben superiori) mentre nuota alla ricerca di cibo.

Il “Pesceremo” è presente oltre che nell’Oceano Atlantico, anche nell’Pacifico orientale, nell’Oceano Indiano e pure nel Mediterraneo dove è stato avvistato nel Mar Ligure e nel Mar Adriatico.

Moria di sardinelle in Adriatico

Secondo gli esperti la recente eccezionale moria di Sardinella aurita, meglio conosciuta come Alaccia o Aringa mediterranea non è, per una volta,  dovuta a fenomeni di inquinamento o ad improvvise e sconosciute malattie ma ad un banale caso di ipotermia.

La presenza della Sardinella aurita in Adriatico è  un fenomeno relativamente recente, dovuto all’innalzamento termico delle acque. Il suo areale originario era infatti costituito dalla fascia meridionale del Mediterraneo ma, negli ultimi 15 anni, si è esteso praticamente all’intero bacino. Si tratta dunque di una specie abituata ad acque calde-temperate e che mal sopporta temperature troppo basse. Pare che le temperature particolarmente rigide di quest’ultimo scorcio d’inverno, nel quale  le acque del bacino centro-settentrionale dell´Adriatico sono interessate da temperature mediamente inferiori ai 6°C,  siano purtroppo risultate fatali per le simpatiche sardinelle.

La temperatura delle acque superficiali dell’Adriatico Nord-occidentale rilevate in questi ultimi giorni dal Battello Oceanografico Daphne è compresa tra 5.01 e 5.32 °C.

Lo straordinario fenomeno non è del tutto nuovo, analoga condizione si è già verificata infatti nel gennaio-febbraio del 2002.

Petizione per vietare lo “shark finning”.

E’ stata consegnata alle autorità spagnole nei giorni scorsi la petizione, promossa da Shark Alliance e sottoscritta da oltre 90.000 cittadini di 16 Paesi europei, per indurre la Spagna a porre fine alla sua opposizione all’attuazione, a livello europeo, di una norma per vietare la pratica del finning . - Il  ”finning” – spinnamento - è  generalmente praticato sull’animale vivo, appena issato a bordo del peschereccio, al quale vengono asportate le pinne dorsali, pettorali e la coda mentre la carcassa viene rigettata in mare affinchè non occupi troppo spazio a bordo-.

“L’opinione pubblica è sempre più spesso a favore degli squali, la nostra petizione vuole inviare un messaggio chiaro al governo spagnolo: i cittadini di tutta Europa premono con urgenza per avere migliori forme di protezione per questi animali così vulnerabili”. Ha dichiarato Sonja Fordham, responsabile per le politiche europee sugli squali per il Gruppo Ambiente Pew e Shark Alliance.

Da anni la Spagna è ai primi posti in Europa nella caccia allo squalo e ha costantemente lavorato per ostacolare l’adozione di norme più severe sul finning.

“Essendo la nazione europea più attiva nella pesca degli squali, la Spagna ha il dovere di assumere il ruolo di guida, anziché ostacolare la conservazione degli squali”, ha dichiarato Àlex Bartolí, coordinatore politico di Shark Alliance in Spagna. “Facciamo appello al governo spagnolo affinché garantisca che la Spagna smetta di ostacolare gli sforzi di applicazione del divieto al finning e sostenga invece le iniziative della Commissione Europea per limitare in maniera responsabile la pesca dello squalo”.

Durante la Settimana Europea dello Squalo, tenutasi nell’ottobre scorso, numerose organizzazioni ambientaliste di tutta Europa, acquari e diving si sono attivati per diffondere una maggiore conoscenza delle terribili condizioni in cui versano gli squali e raccogliere firme per la petizione.

José María Aguilar, presidente della associazione spagnola degli zoo e degli acquari, ha aggiunto: “Nel corso dell’anno abbiamo visto in prima persona aumentare la preoccupazione per gli squali nei visitatori dei nostri acquari. Oggi siamo lieti di trasmettere il loro messaggio direttamente al governo spagnolo, insieme con la nostra speranza di un futuro migliore per questi magnifici animali”.

Il canto delle balene azzurre

Balenza azzurra (Balaenoptera musculus)

Balenza azzura (Balaenoptera musculus)

Il canto dei maschi delle balene azzurre sta cambiando per diventare più “sexy”, questa è la conclusione di uno studio condotto dal prof.  John Hildebrand dello Scripps Institution il quale sostiene che le balene stanno emettendo suoni di frequenze più basse per rendere il loro canto più attraente e accattivante nei confronti degli esemplari femmine.

Lo studio è stato condotto utilizzando i sonar dei sottomarini militari americani e sfruttando un particolare software in grado di isolare la voce dei cetacei.  I suoni campionati sono stati poi messi a confronto con le frequenze di altri studi condotti nel anni ’60. Proprio da questo confronto è emerso che le tonalità, in tutte le melodie registrate,  sono più basse di mezza ottava.

Per il ricercatore il fenomeno va visto proprio in chiave “romantica” visto che se negli anni ’60 gli esemplari femminili di balene azzurre erano pochi ed i maschi dovevano “urlare” per farsi sentire, grazie alle politiche di stop alla caccia portate avanti dall’Onu e dalle ONG naturalistiche la popolazione femminile è aumentata con il risultato che a quanto pare per i maschi non è più necessario alzare la voce!

Fonte: Ansa

M’illumino di meno!

Domani, grazie all’iniziativa della famosa trasmissione di radiodue Caterpillar, si festeggia “M’illumino di meno” la giornata del risparmio energetico.

La festa si terrà a Roma dalle ore 17 ai Mercati Traianei con relativa diretta radiofonica.

Tante le città ed i paesi che hanno aderito a questa iniziativa impegnandosi per la giornata di domani a spegnere o a ridurre drasticamente l’illuminazione pubblica.

Anche noi però possiamo partecipare nel nostro piccolo a questa lodevole iniziativa applicando il decalogo di Caterpillar.

Ottimo sarebbe applicarlo sempre!

Ecco il decalogo…

1. spegnere le luci quando non servono
2. spegnere e non lasciare in stand by gli apparecchi elettronici
3. sbrinare frequentemente il frigorifero; tenere la serpentina pulita e distanziata dal muro in modo che possa circolare l’aria
4. mettere il coperchio sulle pentole quando si bolle l’acqua ed evitare sempre che la fiamma sia più ampia del fondo della pentola
5. se si ha troppo caldo abbassare i termosifoni invece di aprire le finestre
6. ridurre gli spifferi degli infissi riempiendoli di materiale che non lascia passare aria
7. utilizzare le tende per creare intercapedini davanti ai vetri, gli infissi, le porte esterne
8. non lasciare tende chiuse davanti ai termosifoni
9. inserire apposite pellicole isolanti e riflettenti tra i muri esterni e i termosifoni
10. utilizzare l’automobile il meno possibile e se necessario condividerla con chi fa lo stesso tragitto.

E ricordati di spegnere tutte le luci e i dispositivi elettrici non indispensabili venerdì 12 febbraio alle ore 18!

Trovato il primo relitto di una nave minoica

L’archeologa Elpida Hadjidaki ha ritrovato, sul fondo del  Mediterraneo alcuni manufatti di ceramica persi durante un naufragio da una nave minoica che molto probabilmente trasportava vino ed olio di oliva tra il 1800 ed il 1675 a.C.

L’archeologa, originaria della città cretese di Chania,  è un’esperta subacquea. Con il suo team ha cercato per quasi un mese relitti di navi minoiche sui fondali delle  coste di Creta. Le ricerche non hanno prodotto risultati fino a quando  la dottoressa Hadjidaki si è ricordata che, nel lontano 1976, Jacques Cousteau aveva condotto una squadra alla piccola isola di Pseira, ad un miglio e mezzo dalla costa nord-orientale di Creta. Cousteau era alla ricerca di  Atlantide, che molti studiosi associavano alla vicina isola di Thera e, nelle sue ricerche, aveva trovato anche ceramiche minoiche, sott’acqua nei pressi della riva. Cousteau associò i ritrovamenti a navi affondate nel porto durante l’eruzione vulcanica che distrusse Thera nel 1650 o 1520 a.C.
Incuriositi da questi ritrovamenti, la dottoressa Hadjidaki ed il suo team hanno raggiunto Pseira e, in un punto a 300 metri al largo dell’isola, alla profondità di circa 40 metri (131 piedi) hanno rinvenuto i resti dell’antico naufragio.
I Minoici erano originari dell’isola di Creta e produssero un’evolutissima civiltà durante l’Età del Bronzo. Il nome di questo popolo deriva dal suo primo sovrano, Minosse, padrone “del mare” per averlo liberato – così si raccontava – dai pirati. I Minoici divennero ben presto abili navigatori ed aprirono rotte commerciali con i regni più potenti dell’epoca, tra i quali anche l’Egitto.


Raffigurazioni di navi minoiche si trovano in diversi sigilli ed affreschi (sopra quello di Akrotiri – Processione di navi - ). Queste raffigurazioni sono così dettagliate da fornire una precisa immagine delle imbarcazioni:  avevano una quindicina di remi per lato, vele quadrate ed erano lunghe circa 17 metri.