Monthly Archives: marzo 2010

Sea Shepherd, 30 anni in difesa del mare

Lo scopo di Sea Shepherd, la più agguerrita associazione protezionista per la difesa degli animali marini, è “difendere, conservare, proteggere” la vita degli animali e del loro ambiente in tutti i mari e gli oceani del mondo. Questo breve documentario presenta le sue principali campagne in corso, i suoi metodi e le sue vittorie.

La Sea Shepherd Conservation Society (SSCS) è stata fondata nel 1977 dal Capitano Paul Watson, cofondatore di Greenpeace. La missione della Sea Shepherd è quella di porre fine alla distruzione degli habitat e allo sfruttamento della fauna e flora marina negli oceani del mondo con l’intento di conservare e proteggere gli ecosistemi e gli animali.

Sea Shepherd utilizza tattiche innovative di azione diretta per investigare, documentare, e agire quando necessario per denunciare o contrastare in modo diretto le attività illegali che si verificano in mare. Attraverso la salvaguardia della biodiversità dei nostri ecosistemi che si basano su fragili equilibri, Sea Shepherd lavora per assicurare la loro sopravvivenza per le future generazioni.

La Sea Shepherd, grazie alle sue navi, perlustra i mari investigando, documentando, facendo applicare le leggi in vigore, al fine di eliminare la caccia illegale alle balene, il taglio delle pinne degli squali (tecnica di pesca nota come “shark finning”), la caccia di frodo delle tartarughe, e altre attività illegali. Sea Shepherd ha attirato un’attenzione senza pari a livello internazionale sulla condizione del mondo marino mondiale, salvando innumerevoli vite.

The Cove, docufilm da oscar sul triste destino dei delfini

The Cove, il film dossier sulla mattanza dei delfini nell’isola giapponese di Taiji ha portato a casa il premio Oscar come miglior documentario del 2009.

The Cove  è una laguna al centro di un parco nazionale in Giappone dove per sei mesi all’anno si danno appuntamento cacciatori di cetacei, pescatori e acquirenti occidentali disposi a spendere cifre folli per aggiudicarsi animali da esibire nei parchi acquatici.

Molta della pesca di questi animali è condotta illegalmente, si parla di più di 20 mila catture all’anno, appellandosi alla International Whaling Commission che permette la pesca dei piccoli esemplari.

Il 50% dei delfini che vivono in cattività muore nel giro di 2 anni. Jacques Costeau un giorno disse che «studiare il comportamento dei delfini partendo da quello degli esemplari in cattività è come pensare che l’umanità sia composta solo da chi è in carcere».

Non ci è chiaro se il film in Italia sia già uscito nelle sale o se dalle sale non passerà per finire direttamente in cassetta e siamo consapevoli che la nostra segnalazione (ringraziamo Matteo per avercelo fatto notare!) arriva sicuramente in ritardo, ma questo non significa che non si possa comunque prenderne visione.

Se poi si vuole sostenere la battaglia contro questa vergognosa mattanza è possibile compilare questa petizione on-line contro il Governo nipponico.

Segnaliamo poi i siti:
TheCoveMovie
OpSociety

Alla ricerca dei terremoti sul fondo del Lago di Garda

Una motovedetta della Guardia costiera, specificatamente attrezzata, ha scandagliato per una settimana la parte meridionale del fondo del Lago di Garda per valutare il rischio sismico della zona ed aggiornare le informazioni sulla tettonica in Lombardia. L’indagine, che ha interessato la zona compresa tra la penisola di Sirmione e Punta San Vigilio (Garda), è stata condotta da: Istituto per l’ambiente marino costiero del Cnr, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia e Università dell’Insubria. Per la prima volta nel Garda è stato utilizzato a questo scopo un sonar a tecnologia Multi-beam, in grado di fornire immagini del fondo del lago ad altissima risoluzione, particolarmente idonee al monitoraggio della geomorfologia dei fondali. L’indagine ha consentito di rilevare, oltre ai segni di antichi terremoti anche “rotture di pendenza lineari” che, ad una prima analisi, parrebbero dovuti a recenti fenomeni neotettonici, “anche se”, spiega Crescenzo Violante, ricercatore dell’Istituto per l’ambiente marino costiero del Cnr, “la definizione dell’attività recente di queste strutture può avvenire solo in parte su evidenze morfobatimetriche. Sono necessarie ulteriori indagini geofisiche in grado di accertare l’origine e la corretta collocazione temporale di tali lineamenti che allo stato attuale rappresentano importanti indizi preliminari”. I dati raccolti hanno inoltre permesso di evidenziare tre sottozone in base ai principali caratteri morfologici:

• fondali compresi tra -50 e -3.6 metri, corrispondenti all’alto strutturale di San Vigilio–Sirmione, con irregolarità e deformazioni riconducibili a morfologie glaciali e presenza di campi di pockmarks ;

• un’area di scarpata compresa tra –50 e –200 m circa, interrotta a Nord da una pronunciata depressione con profilo a U e direzione NO-SE;

• settori di fondale compresi tra –110 e -226 m a morfologia sub-pianeggiante, degradanti verso Nord e localmente interessati da presenza di pockmarks.

I pockmarks sono depressioni emisferiche, la loro formazione è correlata a emissioni fluide di natura gassosa o di acque interstiziali; in alcuni casi possono essere associati a campi di gas. Nel lago hanno diametro variabile dai 18 ai 200 m, e profondità comprese tra 0.5 e 10 m. Immediatamente a Sud della secca del Vò, si ritrovano allineati a formare depressioni di lunghezza superiore al chilometro. La loro formazione è con ogni probabilità da mettere in relazione alla estesa attività idrotermale che interessa l’area e in particolare la penisola di Sirmione. L’analisi morfologica ha inoltre evidenziato la presenza di superfici di abrasione che testimoniano lo stazionamento del livello del lago a quote inferiori rispetto all’attuale. Sono stati individuati due livelli: a 30-35 m e a 3-10 m di profondità, quest’ultimo corrispondente alla sommità della secca del Vò e alla superficie sommersa che circonda la punta della penisola di Sirmione.

Il barone hippy e l’isola che non c’è

Detto così potrebbe sembrare il titolo di un racconto post-atomico del Julius Verne del nuovo millennio ispirato al racconto l’Isola Misteriosa, invece si tratta del roccambolesco viaggio di un ricco ereditiere attraverso l’Oceano Pacifico per documentare la presenza di un isola che sulle carte geografiche non esiste eppure esiste.
Non si tratta purtroppo dell’isola dove sono approdati gli sfortunati protagonisti della serie di Lost, bensì di un’enorme massa galleggiante al largo dei mari tra le Hawai ed il Giappone completamente fatta di rifiuti galleggianti.
Un agglomerato galleggiante fatto di vera e propria spazzatura, buttata o finita in mare, grande all’incirca come il Texas e della cui esistenza molti tacciono. Tutti, ovviamente, tranne le associazioni ecologiste, prime tra tutte Greenpeace che ha pubblicato on-line un grafico animato che spiega come questo fenomeno sia reso possibile grazie ad un gioco di correnti marine chiamato appunto “Giro del nord Pacifico”  che ha permesso ai rifiuti di incanalarsi e sostare in un punto preciso dell’oceano a nord-est delle Hawaii.

Clicca sull'immagine per vedere l'animazione sul sito di Greenpeace

L’isola, già oggetto di studi da parte dell’istituto oceanografico statunitense sarà meta di un lungo viaggio in barca a vela di David de Rothschild, erede di una delle famiglie di banchieri più potenti del Regno Unito, che vuole sensibilizzare l’opinione pubblica su questo ennesimo disastro ecologico.
A bordo dell’imbarcazione “Plastiki”, un catamarano realizzato con materiali plastici di riciclo, salperà da San Francisco, California per raggiungere Sydney, Australia. L’imbarcazione attraverserà l’Oceano Pacifico ed i Doldrums, un punto dell’equatore dove si incanalano e si danno battaglia venti molto forti.
Tutto il viaggio di questo simpatico personaggio sarà documentato, giorno dopo giorno  sulla piattaforma Twitter.

La triste fine delle stelle marine

E’ un fenomeno che accade ogni due anni e che quest’anno ha interessato anche le coste britanniche del Devon.

Migliaia di stelle marine, esauste dopo i riti riproduttivi ed in balia di vento e maree, si sono arenate sulla spiaggia di Budleight Salterton nell’East Devon.

Visualizza la photogallery su Repubblica.it

Mostra sul Santuario del Frassino

Sabato 27 marzo apre nella galleria del sottotetto della Caserma di Artiglieria di Porta Verona la mostra sul Santuario del Frassino dal titolo “Il Santuario del Frassino: la nascita, la storia, la devozione”  mostra oganizzata dal Comune di Peschiera del Garda, in occasione delle celebrazioni per il  500° Anniversario dell’Apparizione della Madonna del Frassino (1510 -2010)

Per la prima volta sono esposti significativi documenti bibliografici antichi a stampa, assieme a un’ampia documentazione fotografica e a oggetti devozionali, a testimonianza del profondo significato religioso e culturale che l’Apparizione della Madonna ha avuto dal XVI secolo fino ai nostri giorni.

Nel 500 ° Anniversario dell’Apparizione della Madonna del Frassino, avvenuta l’11 maggio 1510, l’Amministrazione Comunale di Peschiera del Garda celebra l’avvenimento con una mostra desiderata dai Frati Minori Francescani del Santuario e collaboratori che illustri adeguatamente l’importanza e l’eco che l’evento miracoloso ha avuto nei secoli, sotto il profilo storico e devozionale.

Libri antichi, documenti d’archivio, immagini, stampe e fotografie d’epoca, oggetti più strettamente legati al culto e alla devozione religiosa popolare dalla metà del ‘500, senza soluzione di continuità, fino ai giorni nostri.

La Mostra presenta le più varie testimonianze del profondo e secolare rapporto instauratosi in seguito all’Apparizione mariana fra Santuario e comunità dei devoti.

Il miracolo, infatti, ha suscitato nei secoli una grande attenzione sia da parte degli ambienti storico-religiosi, attraverso diverse pregevoli pubblicazioni a stampa, che dei semplici fedeli, che si rivolgevano alla statuetta della Madonna per un aiuto nelle difficoltà della vita o per ringraziarla delle grazie ricevute.

I documenti e gli oggetti esposti in gran parte originali provengono dalla Biblioteca Civica di Verona, dall’Archivio Storico Comunale di Peschiera del Garda, dall’Archivio del Santuario della Madonna del Frassino, oltre che da varie collezioni private. L’esposizione, strutturata in base a un criterio essenzialmente cronologico, mette in evidenza i documenti più significativi di ogni epoca, che testimoniano nei vari secoli il susseguirsi delle vicende del Santuario.  Nei manoscritti su pergamena del Cinquecento e nei primi documenti a stampa del Seicento e del Settecento, ad esempio, abbiamo testimonianze dirette della miracolosa apparizione della Vergine, mentre i documenti dell’Ottocento rivelano che il Santuario venne fatto chiudere da Napoleone nel 1810 e poi venne utilizzato come ospedale militare, presso il quale, attorno alla metà del XIX secolo, venne costruito il cimitero della comunità di Peschiera. Altri documenti poi attestano il coinvolgimento che il Santuario ebbe nelle vicende storiche e militari risorgimentali, quando nel Maggio del 1848 divenne sede del Quartier Generale di Ferdinando di Savoia, Comandante delle truppe piemontesi nell’assedio di Peschiera, e quando nel 1859 corse il rischio di essere completamente abbattuto da parte degli Asburgici, che già avevano distrutto la borgata circostante.

Dal 1898 si registra il ritorno nel Santuario dei Frati Francescani Minori, che nel corso del Novecento continuarono la loro paziente opera di rafforzamento e ampliamento della struttura edificata e di accoglienza dei sempre più numerosi pellegrini e devoti.

Tali opere sono documentate da numerose pubblicazioni a stampa, oltre che da immagini fotografiche che testimoniano dell’ampia partecipazione devozionale del popolo nelle manifestazioni religiose pubbliche.

Particolare risalto tra queste ebbero le Celebrazioni del 400° Anniversario dell’Apparizione, nel 1910, e quelle in occasione dell’Incoronazione, nel 1930, e della Proclamazione della Madonna del Frassino come Regina del Garda, nel 1933.

Vengono presentati infine alcuni oggetti devozionali degli ultimi decenni, a testimonianza del sempre vivissimo legame religioso dei moltissimi fedeli che frequentano il Santuario e si affidano alla Grazia della Madonna del Frassino.

Curatore responsabile della mostra è il prof. Franco Prospero

E i delfini continuano a morire…

Stati Uniti- CAPE COD 13 marzo- Un gruppo di sedici delfini e’ rimasto spiaggiato sulle coste di Cape Cod, in Massachusetts. Una squadra di salvataggio e’ subito intervenuta per mettere in salvo gli animali. La notizia e’ stata riportata dal Boston Globe. Ma due dei mammiferi rimasti ‘intrappolati’ nelle acque paludose sono morti. Finora dodici delfini sono stati messi in salvo. I soccorsi hanno lavorato anche con delle barche per provare a liberare i cetacei.

Italia- LIVORNO  3 Marzo- Nel “santuario dei cetacei” hanno trovato la morte  cinque delfini, giovani esemplari di stenella, tra Livorno  e le spiagge di Orbetello. Un sesto cetaceo, spiaggiato, è riuscito a recuperare il largo grazie all’aiuto degli uomini della guardia costiera e della forestale, ma nessuno sa dire se ce l’ha fatta. La moria si è consumata in una settimana e adesso sul litorale toscano è allarme. Si teme che ad uccidere i cetacei, quasi tutti di giovani età, sia un morbo e che dunque ci si trovi di fronte a un’epidemia.

Le prime analisi, inviate ai laboratori dell’Università di Siena, escluderebbero la presenza del virus del morbillo, malattia terribile per i cetacei responsabile di stragi, ma le analisi sono ancora in corso. Si sta anche individuando nei tessuti prelevati la presenza di metalli pesanti. Morte da inquinamento, dunque? «Mi sembra un’ipotesi improbabile – risponde Michela Ria, biologa dell’Area Mare dell’Arpat, l’Agenzia regionale protezione ambientale – perché il mar Tirreno non è così inquinato. Il virus del morbillo potrebbe essere una spiegazione, ma non è escluso che i delfini abbiamo perso l’orientamento. Sono quasi tutti piccoli ( 90 centimetri) e potrebbero aver perso la madre ed essere arrivati a riva per poi rimanere intrappolati».

Piovuti dal cielo

E’ di qualche giorno fa la notizia di pesci piovuti dal cielo sul villaggio di Lajamanu in Australia. Durante un temporale  le strade del paese si sono riempite di pesci  che sono letteralmente piovuti dal cielo insieme alle gocce di pioggia. I piccoli pesci persici bianchi e a strisce, sono stati risucchiati verso l’alto nel corso di un temporale da mulinelli d’aria, per poi essere rigettati a terra più tardi. Mark Kersemakers, dell’Agenzia australiana di Meteorologia, afferma: “La tempesta potrebbe aver trascinato in alto i pesci per più di 15 chilometri. Una volta in alto, si sono praticamente congelati. E dopo un po’ di tempo, sono stati rilasciati”. L’Agenzia australiana di Meteorologia ha spiegato che nel caso specifico i fortissimi venti originatisi con il temporale potrebbero aver trascinato i pesci verso l’alto per almeno 10 chilometri. Da quella quota gli animali sarebbero poi ricaduti molto lontano dagli specchi d’acqua d’origine.  Il villaggio australiano pare non sia nuovo a questi eventi, nel 1980 infatti, a detta di un abitante, tale Sig. Les Dillon, in occasione di una tempesta simile caddero dal cielo numerosi piccoli pesci .

Il fenomeno è sicuramente strano, ma ben conosciuto scientificamente e storicamente. Infatti pare  che l’invasione di rane che rappresenta una delle dieci piaghe d’Egitto potrebbe essere un accadimento simile. Anche nel Medioevo, in alcune zone costiere, il fenomeno era così frequente che gli abitanti dei villaggi credevano che i pesci nascessero in cielo per poi precipitare in mare durante i temporali. Così nel 1954 in Inghilterra caddero dal cielo pesci in quantità tale da ricoprire i campi e negli Stati Uniti nel 2007 una pioggia di vermi investì la Lousiana.

In Honduras, a Yoro, una cittadina dell’ interno a 75 chilometri da Tegucigalpa, sono talmente abituati alle periodiche piogge di sardine da celebrare l’evento addirittura con un festival. Il “Festival de la Pluvia de peces” che, dal 1998, si tiene tutti gli anni nel periodo maggio-giugno, proprio il periodo in cui, ogni anno, qui piovono sardine provenienti dall’Atlantico trasportate dagli Alisei.