Monthly Archives: aprile 2010

La cacca delle balene aiuta gli oceani

Litografia del 1856 rappresentante una scena di caccia alle balene tratta dal sito di Wikipedia

In agricoltura si sa non si butta via niente e spesso gli escrementi degli animali vengono utilizati per tonificare i terreni e riequilibrarne i sali minerali dopo il raccolto. Questa tecnica utilizzata dalla notte dei tempi è la soluzione più naturale ed economica dato che si basa sul riciclo di sostanze organiche come, ad esempio, il letame prodotto dai bovini ed il guano prodotto dagli uccelli.

Se tutto questo ai nostri occhi appare, proprio perché abituati da sempre a vederlo, una prassi del tutto naturale, non deve stupirci che nemmeno nell’habitat marino la cosa possa essere tanto differente. Infatti, secondo i ricercatori dell’Australian Antarctit Division, le feci prodotte dai cetacei sarebbero il rimedio naturale migliore per porre un freno all’inquinamento dei mari ed al surriscaldamento del globo terrestre (effetto serra).

Gli studiosi, rappresentati dal ricercatore Stephen Nicol, hanno infatti dimostrato come l’incremento della popolazione delle balene, porti ad un conseguente aumento del fitoplancton (la parte vegetale del plancton) presente nei mari ed alla base della catena alimentare. Proprio all’incremento di queste minuscole alghe si deve una maggiore capacità di assorbimento della CO2 (anidride carbonica)  degli oceani e dei mari.

Questo aumento della popolazione del fictoplancton sarebbe in realtà dovuto alla forte presenza di ferro negli escrementi delle balene. Il ferro infatti, unitamente all’anidride carbonica, è una delle sostanze utilizzate da questi organismi, di solito unicellurari, per la produzione tramite processi di sintesi, di sostanze organiche, carboidrati ed ossigeno.

Il fictoplancton è a sua volta l’alimento principale del krill, minuscoli gamberetti che sono alla base della dieta delle balene. L’aumento quindi del primo alimento alla base della catena alimentare provoca conseguentemente l’aumento della popolazione delle balene che con i loro escrementi rifocillano questi utilissimi vegetali che ricordiamolo sono i responsabili di oltre il 50% delle emissioni di ossigeno in tutto il pianeta.

In buona sostanza quindi la cacca delle balene, concimando l’acqua degli oceani e dei mari, assume anche per l’uomo un’importanza fondamentale. Ecco quindi un altro buon motivo per opporsi alla loro caccia aiutando quelle associazioni di animalisti come GreenPeace che da anni combattono contro lo sfruttamento dei mari. La loro incolumità, in fondo, migliora anche la nostra vita.

Polpo curioso o cineamatore?

Immaginate un bel fondale marino, un polpo e un sub.
Il subacqueo, affascinato dalla creatura, vuole immortalare con la sua videocamera l’incontro, ma il polpo incuriosito dall’oggetto glielo strappa letteralmente dalle mani e se ne va a spasso. Il tutto viene ripreso dalla videocamera.
E’ successo realmente a Victor Huang durante un’immersione nelle acque della Nuova Zelanda.
Il subacqueo, preso alla sprovvista da un grosso polpo per nulla intimidito dall’obiettivo, si vede rubare la videocamera. L’attacco è stato fulmineo, come si vede dal video. Inizialmente il sub era terrorizzato, pensava solo a liberarsi dai tentacoli dell’animale. Solo dopo qualche secondo ha capito che il polpo non ce l’aveva con lui, ma con la videocamera. A quel punto ha mollato la presa, lasciando che il ladro scappasse con l’oggetto del contendere. Il polpo è fuggito con la telecamera tra i tentacoli, ma questa era ancora accesa e ha ripreso l’insolito video. In sovraimpressione ci sono i commenti del sub che racconta l’accaduto.
Il ladro, fuggito rapidissimo lungo il fondale con il suo bottino, viene rincorso da Victor. Solo dopo un lungo inseguimento il sub lo raggiunge e, dopo averlo distratto con un arbalete, riesce a fargli mollare la presa sulla telecamera.

Earth day

Una sfera a cui dovremo voler bene!

Il Giorno della Terra, in inglese Earth Day è il nome usato per indicare due diverse festività: una che si tiene annualmente ogni primavera nell’emisfero nord del pianeta, e un’altra in autunno nell’emisfero sud, dedicate entrambe all’ambiente e alla salvaguardia del pianeta Terra. Le Nazioni Unite celebrano questa festa ogni anno nell’equinozio di primavera, ma è un’osservanza ufficializzarla il 22 aprile di ciascun anno. La festività è riconosciuta da ben 175 nazioni e viene celebrata da quasi mezzo miliardo di persone.

L’Earth Day fu celebrato a livello internazionale per la prima volta il 22 aprile 1970 per sottolineare la necessità della conservazione delle risorse naturali della Terra. Nato come movimento universitario, nel tempo, l’Earth Day è divenuto un avvenimento educativo ed informativo. I gruppi ecologisti lo utilizzano come occasione per valutare le problematiche del pianeta: l’inquinamento di aria, acqua e suolo, la distruzione degli ecosistemi, le migliaia di piante e specie animali che scompaiono, e l’esaurimento delle risorse non rinnovabili.

Si insiste in soluzioni che permettano di eliminare gli effetti negativi delle attività dell’uomo; queste soluzioni includono il riciclo dei materiali, la conservazione delle risorse naturali come il petrolio e i gas fossili, il divieto di utilizzare prodotti chimici dannosi, la cessazione della distruzione di habitat fondamentali come i boschi umidi e la protezione delle specie minacciate.

Tratto da Wikipedia

Un oceano di microbi

Foto tratta dal sito del Census of Marine Life

I ricercatori che stanno partecipando all’ICoMM (International Census of Marine Microbes), una sezione del più vasto progetto Census of Marine Life, hanno anticipato alcuni risultati delle loro ricerche dai quali emerge che gli oceani del mondo sarebbero sovraffollati di microbi in quantità pari ad un miliardo per ogni litro d’acqua; la somma totale porterebbe ad un nonilione (10 elevato alla 13) pari al peso di 240 miliardi di elefanti africani. La media è stata determinata su campionature eseguite in tutto il pianeta (più di mille).

John Barross, che presiede il comitato scientifico dell’ICoMM, spiega che la stima vicina al miliardo potrebbe essere incrementata tenendo conto anche dei batteri che vivono in simbiosi con i mammiferi marini e che altre migliaia di specie di microrganismi sono presenti anche in zone dove la vita era ritenuta impossibile come, ad esempio, nei pressi dei crateri subacquei attivi dove le temperature vanno oltre i 200 gradi, oppure, lungo i passaggi sottomarini ricchi di metano.

Il progetto del Census of Marine Life si concluderà ufficialmente il 4 ottobre dopo 10 anni di ricerche.

Torna a Marettimo la Foca Monaca

Sono stati avvistati nei giorni scorsi alcuni esemplari di foca monaca nelle acque  di Marettimo, l’isola siciliana che fa parte delle riserva marina delle Egadi, al largo della costa di Trapani. Lo ha reso noto il Ministero dell’Ambiente, precisando che la prima segnalazione risale al 31 Marzo scorso, ad opera di un pescatore locale che ha avvistato un esemplare di foca monaca nei pressi della Grotta del Cammello, proprio il luogo prediletto dalle foche monache che, un tempo, popolavano le acque di Marettimo.

Nei giorni seguenti l’avvistamento si è ripetuto ed ha riguardato anche una coppia con un cucciolo. Fino agli anni ’50, la foca monaca era presente in gran numero nelle acque delle Egadi, al punto da rappresentare un grave problema per i pescatori poiché rompeva e depredava le reti. Per questo motivo veniva cacciata,  in una sorta di guerra tra poveri nella quale era inevitabilmente destinata a soccombere. Proprio a causa della caccia indiscriminata e della progressiva antropizzazione dei sui habitat naturali la foca monaca era praticamente  scomparsa dalle acque italiane al punto che, proprio a Marettimo, un anno fa, è stata inaugurata una statua in ricordo

Il monumento in memoria della Foca Monaca a Marettimo

della sua presenza. Recentemente però, alcuni avvistamenti nelle acque ioniche e tirreniche hanno riaperto la speranza di un progressivo ritorno alle nostre coste di questo simpatico animale. Ora la conferma della sua presenza  nelle acque delle Egadi. Si tratta di una “straordinaria notizia”, afferma Fulco Pratesi, Presidente onorario del Wwf Italia, “ma più straordinario di tutto è il fatto che la segnalazione arrivi proprio dagli stessi pescatori che condividono per tutto l’anno con le foche ambiente e risorse naturali”.

“Come ministero ci impegneremo a salvaguardare la situazione e fornire il supporto tecnico scientifico necessario alla comunità di Marettimo”, ha detto il ministro Prestigiacomo sottolineando che “questo evento, che ricade simbolicamente nell’anno della biodiversità e che indica il miglioramento delle condizioni naturali dei nostri litorali, possa avviare in futuro una forma di convivenza fra le comunità costiere e le splendide foche monache”.

Delfino preso a fucilate

Ucciso in alto mare dai colpi di un fucile caricato a pallettoni partiti si presume da un peschereccio. E’ questa la fine che ha fatto un delfino la cui carcassa è stata ritrovata sabato scorso nella spiaggia di Confetti a metà strada tra il borgo di Santa Lucia e Capo Comino (Nuoro).

Il delfino, un Tursiops Truncatus maschio lungo poco più di 3 metri e per un peso di circa 250 kg, con ogni probabilità prima di essere ucciso era rimasto impigliato in una rete da pesca. Sono in corso indagini per attribuire le responsabilità di questo così grave gesto.

Fonte: La nuova Sardegna

CITIES 2010:mattanza di tonni e squali

 Si è conclusa lo scorso 25 marzo a Doha, la 15^ conferenza delle parti  della Convenzione internazionale sul Commercio internazionale di specie a rischio (CITES COP 15).  Si è trattato di un totale fallimento per i progetti di tutela del Tonno Rosso e di alcune specie di Squalo.

La proposta di proibire il commercio internazionale del tonno rosso (Thunnus thynnus – Bluefin Tuna) è stata rapidamente liquidata: dei 129 Paesi partecipanti, 72 hanno votato contro, 43 hanno votato a favore e 14 si sono astenuti. Alla luce dell’ennesimo insuccesso a livello politico e della drammatica situazione della specie, le Associazioni ambientaliste si appellano direttamente ai consumatori, ristoratori e commercianti di tutto il mondo affinché cessi il commercio di questo pesce: “Mangiare è un gesto ecologico e politico. Adesso è più importante che mai che le persone facciano quello in cui i politici hanno fallito, ovvero smettere di consumare tonno rosso per salvare la specie”.  Il Principato di Monaco è diventato l’anno scorso il primo Paese ad aver rinunciato del tutto al tonno rosso. Le Associazioni stanno spingendo perché gli altri Paesi facciano lo stesso.

Identica sorte è toccata anche alla proposta, presentata dall’Unione Europea, di inserire gli squali smeriglio e spinarolo nell’Appendice II della CITIES che prevede una severa e rigorosa regolamentazione delle esportazioni a tutela della sopravvivenza delle specie. Mentre gli Stati Uniti e Palau avevano proposto una maggior tutela per il Longimanus e lo squalo martello. L’adozione di queste proposte richiede una maggioranza dei due terzi dei partecipanti che, purtroppo, non è stata raggiunta. Tutte le specie di squalo proposte per l’inserimento nelle liste di maggior tutela sono classificate come minacciate a livello globale nella lista rossa dell’IUCN (l’Unione Mondiale per la Conservazione della Natura) e rispondono ai criteri necessari per l’inserimento nell’Appendice II della CITIES.

“La decisone sullo smeriglio  presa oggi dalla Conferenza delle Parti della CITES è assolutamente deplorevole così come il rifiuto di adottare misure di protezione per altre specie di squali in pericolo: lo squalo martello, il longimano e lo spinarolo. Questo fallimento colpisce  alcune delle specie marine più vulnerabili e maggiormente sfruttate, minacciate dalla pressione del commercio internazionale e non regolamentato”. Ha dichiarato Heike Zidowitz, rappresentante della Delegazione di Shark Alliance alla Conferenza CITES di Doha.

Il Garda è sempre più alto

Secondo gli ultimi rilevamenti del Consorzio del Mincio, negli ultimi 15 giorni i livelli delle acque del Garda hanno continuato a dalire. Dai 129,4 cm sopra il livello idrometrico rilevati il giorno 23 marzo si è passati ai 136,5 del 6 aprile.  Il livello massimo consentito è di 140 cm, livello oltre il quale il lungolago di Lazise finisce sott’acqua.
L’utilizzo dell’acqua del lago per usi agricoli e un maggior deflusso dalla diga di Salionze dovrebbero consentire ai livelli di non superare la soglia massima.