Monthly Archives: maggio 2010

Sea Shepherd Operazione Blu Rage: nel Mediterraneo in difesa del Tonno Rosso.

E’ partita da New York il 01 Maggio alla volta del Mediterraneo l’ammiraglia di Sea Shepherd, la “Steve Irvin”. Sea Shepherd ha infatti avviato una nuova campagna, denominata “Operazione Blu Rage”, tesa a difendere il  tonno rosso e salvare la specie dall’estinzione ormai prossima a causa della pesca intensiva cui è sottoposta da anni. Il tonno rosso atlantico è uno dei pesci più grandi e veloci, è una specie che cresce lentamente, vive a lungo e necessita di un significativo lasso di tempo per raggiungere la maturità sessuale e riprodursi.Ciò rende l’attuale sovrasfruttamento ancora più pericoloso non solo per i tonni, ma anche per gli ecosistemi dei mari in cui vivono.

La condizione di estrema criticità di tutte le popolazioni di tonno rosso è nota da tempo. Per il 2010 l’International Commission for the Conservation of Atlantic Tunas (ICCAT) ha fissato in 13.500 tonnellate la quota massima di pescato consentito, un valore giudicato eccessivo, al quale vanno ancora sommati gli effetti della pesca illegale che, secondo le stime di Sea Shepherd, porterebbero ad prelievo complessivo annuo di circa 60.000 tonnellate. Come se non bastasse il CITES ha scandalosamente evitato di includere il tonno rosso tra le specie protette.

In risposta all’inerzia di governi ed organizzazioni internazionali giunge ora l’intervento di Sea Shepherd come ultima difesa del tonno rosso.

Serata al Museo di Cisano

Il Museo Sisàn, il primo Museo Ornitologico del Lago di Garda, Vi invita alla proiezione di un breve documentario con dibattito presso la Sala Civica di Cisano in Via F. Marzan, 24/3 sabato 5 giugno alle ore 17:00 dove verrà proiettato un DVD di 45 minuti dal titolo “Le Tavole del Gianfilippi” presentato dal Prof. Giorgio Vedovelli, autorevole autore di svariati testi sulle tradizioni legate alla pesca sul lago di Garda.
L’ingresso è libero a tutti e completamente gratuito.

Per info Tel. 045 2377935 oppure info@sisan.it

Che fine hanno fatto i rematori?

Carmelo, un nostro amico visitatore ci ha mandato per e-mail una originale leggenda che narra le gesta eroiche di uno sfortunato gruppo di rematori.
E’ una vecchia storia che lo incuriosisce e lo appassiona; la pubblichiamo per lui nella sezione delle leggende sperando che qualcuno possa in qualche modo aiutarlo a raccogliere qualche informazione in più.

Leggi la leggenda: “Che fine hanno fatto i rematori?”

Noi lo ringraziamo per la sua storia e invitiamo tutti coloro che volessero partecipare al nostro blog con il proprio materiale (leggende, recensioni di viaggi, recensioni di diving, schede di pesci, fotografie, articoli e tutto quello che vi passa per la testa) a farsi avanti e contattarci alla nostra e-mail aolamagna@gmail.com.
Sarà per noi un vero piacere pubblicarvi.

Avvistata balena grigia nel Mediterraneo

E’ stata avvistata a pochi chilometri dalle coste dello stato di Israele un esemplare di balena grigia. L’avvistamento è per gli esperti un vero e proprio caso dato che questa specie era data per scompara nell’Atlantico settentrionale già dal 1800 a causa della caccia. Gli avvistamenti più frequenti avvengono infatti nell’Oceano Pacifico dove a quanto pare la presenza di questo cetaceo è ancora frequente.
La particolarità di questo avvistamento è che per arrivare nel Mare Mediterraneo la balena deve aver percorso un tragitto di diverse centinaia di chilometri, un comportamento ritenuto dai biologi marini piuttosto bizzarro per questa specie.
Le spiegazioni di questo avvistamento per gli studiosi potrebbero essere due: o la balena appartiene ad una colonia presente nell’Oceano Atlantico e sfuggita agli avvistamenti degli esperti, oppure potrebbe essere arrivata in Atlantico dal passaggio a nord-ovest e poi essersi persa nel Mediterraneo.

Geni disoccupati? Lavoro offresi

Quando ho letto l’articolo sul sito del corriere.it non volevo crederci eppure sembra essere confermato, la BP non sa più a che Santi votarsi per fermare la marea nera che sta impestando le coste della Luisiana.
La cupola, nome per altro che in Italia evoca sinistri ricordi, che doveva essere sovrapposta alle falle sottomarine pare non aver prodotto i risultati sperati; si parla di fallimento vero e proprio. Il risultato purtroppo è drammaticamente sotto gli occhi di tutti. Il petrolio continua ad uscire recando i danni che tutti sappiamo.

Ecco che allora dopo due settimane di inutili tentativi e di accuse rimbalzate, la BP ha aperto tanto di numero verde e sito internet per raccogliere le idee di geni disoccupati. La filosofia, molto Italian Style, alla base di questa iniziativa è “Vuoi mai che qualcuno sia così pazzo da riuscirci!”.

Io ricordo di un tranviere milanese che una volta a Portobello, dal compianto Enzo Tortora, aveva proposto di radere al suolo il monte Turchino in Liguria per debellare la nebbia in val padana, magari qualche altro pazzo furioso potrebbe proporre, che so, di spostare la Jamaica per chiudere la falla oppure mettere delle super-eliche per convogliare il petrolio sulle coste africane perché tanto la basta pagare i governi e nessuno si lamenta.

Scusate la mia triste ironia, però mi fa sorridere (e molto amaro), l’idea che queste industrie dell’estrazione così ricche e tecnologicamente avanzante, non dispongano di sistemi di sicurezza in grado di porre rimedi a situazioni così critiche che sappiamo non essere la prima volta che si verificano.

Io sto con le balene!

Paul Watson

E’ stato un primo maggio un po’ triste per l’organizzazione di Sea Shepherd, la guardia costiera nipponica ha infatti richiesto un mandato di cattura internazionale all’Interpol per Paul Watson, eroico Presidente nonché fondatore della Sea Shepherd Conservation Society, l’associazione che da anni lotta per difendere le balene da una caccia spietata e sconsiderata.
L’accusa alla base di questa richiesta di mandato di cattura internazionale sarebbe quella di aver ordinato ai suoi associati di ostacolare le baleniere nipponiche durante le battute di caccia nel mare Artico.
Questo mandato è da collegarsi strettamente alle indagini che sono seguite dopo la cattura di Peter Bethune avvenuta a marzo. Bethune, a capo dell’ipertecnologica imbarcazione Ady Gil, era stato vittima di un violento scontro in mare con una delle navi scorta alle baleniere nipponiche, la Shonan Maru 2, che l’aveva prima speronata e poi fatta affondare.

La lotta quindi tra Sea Sheperd e le autorità nipponiche oltre che nei mari, ora sembra spostarsi anche ad un livello più alto fatto di aule di tribunali internazionali e centrali di polizia. Non sappiamo chi tra i due vincerà questa lotta che ai più appare impari, una sola organizzazione non sembra infatti poter opporsi al governo di una superpotenza mondiale, ma sicuramente noi di aolamagna sappiamo per chi tifare!

Fonte: Swissinfo.ch

Orizzonte nero – La voce di GreenPeace sul disastro in Luisiana

Il 4 maggio 2010 GreenPeace ha diffuso un documento chiamato “Orizzonte Nero” attraverso il quale spiega in 6 punti cosa stia realmente accadendo in Luisiana dopo l’esplosione della piattaforma Deepwater Horizon della BP.

Noi non giudichiamo il contenuto di questo documento o la sua condivisibilità.
Ve lo offriamo perché riteniamo che in ogni caso sia giusto essere informati anche da chi suona campane differenti da quelle dei normali e più comuni organi di informazione.
Se vogliamo è un modo in più per aumentare la nostra conoscenza su un così terribile disastro ecologico sentendo una voce non allineata.

Sta a noi poi trarre le nostre personalissime conclusioni. Il documento, in formato pdf, che vi proponiamo di leggere lo trovate direttamente sul sito di GreenPeace Italia cliccando qui.

Il lutto del mare

Cinquemila delfini intrappolati, il dramma di anatre, fenicotteri, pellicani che abitano il delta,  strage di tartarughe…80% di greggio sulle spiagge, il resto e chissà quanto ancora disperso nel mare

VENICE (Louisiana) – In cielo gli aerei che seminano solventi chimici e gli elicotteri che seguono il percorso dell’isola di petrolio.  In mare le barche e i «trawler» che, anziché stendere le loro reti, aiutano la guardia costiera a calare in acqua barriere di gomma nel tentativo di arginare la marea nera. A terra cresce lo sgomento, la rabbia impotente dei pescatori.  Nelle acque del Golfo sono intrappolati cinquemila delfini, megattere nuotano incoscienti del pericolo a fianco della marea nera. Una trentina di esemplari di tartarughe sono stati ritrovati senza vita sulle coste, alcuni in avanzato stato di decomposizione. La paura è che siano state vittime del petrolio disperso nel mare dopo l’inabissamento della Stazione petrolifera della BP. Gli esperti dell’Istituto per gli Studi sui Mammiferi Marini stanno analizzando i cadaveri per stabilire le cause della morte.

La vita nella Venezia del delta del Mississippi — il luogo scelto dall’isola galleggiante di olio e bitume per unirsi alla terraferma — non è mai stata facile. Il groviglio di canali che tagliano paludi, acquitrini e la terra fangosa portata dal fiume, è un ecosistema straordinariamente vitale —colonie di cormorani, anatre, fenicotteri, pellicani e cento altre varietà di uccelli — mentre la confluenza di acque dolci e salate produce una ricchezza di fauna marina che fa la gioia di chi pesca per sport e anche di chi così si guadagna da vivere.

Non preoccupatevi…  BP PAGHERA’ IL CONTO A TUTTI TRANNE AL MARE E AL SUO ECOSISTEMA!!!

 - Quanto al costo economico che si aggiungerà a quello ambientale, Obama ha precisato che sarà la British Petroleum, la compagnia petrolifera titolare della piattaforma da cui è fuoriuscito il greggio, a pagare il prezzo del disastro ambientale nel Golfo del Messico, ovvero tutte le necessarie opere di bonifica. «La Bp è responsabile di questa perdita – ha detto il presidente senza girarci attorno – e la Bp pagherà il conto». La stessa compagnia, in ogni caso, già nei giorni scorsi si era detta disponibile a farsi carico degli oneri economici relativi alla pulizia del vasto tratto di oceano contaminato. Per le zone colpite dalla catastrofe ambientale, ha poi aggiunto Obama, saranno previsti adeguati risarcimenti.-

Facciamo un po’ di conti…

La marea nera che sta per raggiungere le coste degli Usa non poteva arrivare in un momento peggiore: è questo infatti il periodo dell’anno in cui molte specie scelgono proprio il golfo del Messico per fare una sosta nelle migrazioni o per riprodursi. Ecco le dieci più a rischio.

…Aolamagna partecipa al lutto del mare