Author Archives: Alessandro

Squalo balena morto nel golfo di Karachi

Le impressionanti immagini di uno squalo balena morto issato su una gru nel Golfo di Karachi.

Anche le mante a rischio estinzione

Mobula mobular - "Diavolo del Mare"

Anche la manta, come altri pesci, per primi gli squali, sono oggi a rischio estinzione. Ancora una volta tra i maggiori indiziati finisce la medicina cinese convita di estrarre possibili rimedi terapeutici dalle branchie di questo pesce; dai problemi di fertilità fino a certi tipi di forme tumorali.  A causa di queste errate convinzioni e dell’incremento del consumo della sua carne, la manta rischia oggi di scomparire in diversi mari del mondo, con un giro d’affari stimato già in diversi milioni di dollari annui. Sri Lanka, India, Indonesia sono tra i maggiori consumatori della carne di questo pesce dalle movenze così eleganti. Ma non solo la carne e le branchie del grande “diavolo del mare” sono alla causa dello sterminio di questo pesce, il mercato richiede la sua pelle per fabbricare borse e scarpe mentre le pendici cartilaginee vengono spacciate per parti di squalo.

A difesa di questo pesce scende l’Ong Shark Saver con il suo rapporto “Manta Ray of Hope: The Gloal Threat to Manta and Mobula Rays” che descrive l’olocausto di questa specie.

A peggiorare le cose anche la fisiologia di questo pesce che raggiunge la maturità sessuale dopo circa dieci anni di vita e la femmina nel periodo riproduttivo partorisce un piccolo ogni 2/3 anni.

Il paradosso finale è che le mante valgono più da vive che da morte perché ogni esemplare può far guadagnare milioni di dollari all’anno grazie all’ecoturismo e al fascinoso richiamo che questo pesce esercita sui subacquei.

Manta Ray of Hope – Teaser 1080p from Blue Sphere Media on Vimeo.

 

E’ nato Scubazone.it la rivista on-line per il subacqueo

Scubaportal e Megenes Editore hanno rilasciato la settimana scorsa la rivista Scubazone, il primo magazine italiano nella storia della subacquea liberamente scaricabile in formato elettronico pdf per pc, smartphone e tablet.

L’iniziativa è lodevole e il magazine ben fatto. Gli argomenti soddisfano il palato di tutti. C’è solo d’augurarsi che possa durare!

Gambero gigante dalle acque neozelandesi

Dalle profondità neozelandesi spunta un anfipode gigante, ottimo per monofritture!

Cristina Zenato, la donna degli squali

Sharkburger la nuova frontiera del fast food minaccia gli squali

Ne da notizia l’Ansa sul suo sito e noi riportiamo in sintesi l’articolo. Una catena di fast food di N.Y. ha deciso di iniziare la vendita di hamburger a base di carne di squalo che noi abbiamo ribatezzato, forse in maniera poco originale, “sharkburger”.
Da predatore dei mari a pesce predato e sfruttato commercialmente per venire servito nei tavoli take-away della Grande Mela. Una cosa che noi disapproviamo che, se diventasse una moda, potrebbe ulteriormente penalizzare la già compromessa sopravvivenza di questo predatore fondamentale per l’equilibrio degli ecosistemi marini; presenza già messa a dura prova da pratiche orribili come lo “Shark finning” di cui Aola ha sempre dato ampio risalto.

Le originali tecniche di sopravvivenza delle aringhe

Forse questa notizia non è, negli ambienti scientifici, una novità ma di sicuro la sua originalità ha stuzzicato la nostra curiosità ed ilarità dato che il mondo scientifico ha confermato che anche i pesci, ogni tanto, si lasciando andare…
I ricercatori della University of Windsor in Ontario, si sono infatti trovati ad analizzare alcuni suoni sottomarini di cui ignoravano la provenienza, arrivando alla conclusione che tali produzioni sonore altro non erano che un sistema sicuramente poco complesso e articolato di comunicazione delle arringhe. L’interrogativo che gli studiosi si sono posti era quello di capire in che modo questi piccoli e prelibati pesci producessero questi suoni arrivando alla conclusione che trattavasi di vere e proprie flatulenze.
Il Fast Repetitive Tick (FRT), così è stato nominato dai ricercatori, è un vero è proprio mezzo di comunicazione non certo causato dalla digestione usato dai branchi per segnalare l’arrivo di predatori.

Fonte: New Scientist

Scoperta la causa di sbiancamento dei coralli

Corallo di fuoco

Secondo uno studio dell’ARC Centre of Excellence for Coral Reff Studies e della J. Cook University alla base dello sbiancamento dei coralli ci sarebbero gli sbalzi di temperatura dei mari che producono effetti sulla qualità delle alghe di cui gli stessi coralli si nutrono. Il processo di espulsione di queste alghe culmina nella cosiddetta “apoptosi” o “morte cellulare programmata” delle cellule indebolite o malate; una specie di suicidio cellulare che i coralli innescano come forma di difesa immunitaria che ha come conseguenza quella di farli sbiancare. Un processo questo che avviene già con sbalzi di temperature di 3° più basse.

Negli ultimi 3 decenni, a livello mondiale, si sono registrati sette grandi eventi di sbiancamento, l’ultimo dei quali registrato proprio nel 2010 nell’Oceano Indiano e nel Triangolo dei Coralli. La grande barriera corallina australiana dal 1980 ha subito otto eventi di sbiancamento di cui il peggiore registrato nel 2002 quando più della metà della superficie corallina sbiancò.
Data che la frequenza di questi eventi pare aumentare, il passo successivo dello studio sarà quello di comprendere come alla luce di queste informazioni, sia possibile procedere ad un recupero dei coralli sbiancati.