Si tratta di animali dal corpo molle, compresso lateralmente e racchiuso da una conchiglia formata da due parti uguali per forma e dimensioni, le valve, tenute insieme da un robusto legamento dorsale. All’esterno le valve sono solcate da anelli di crescita concentrici che si dipartono da una piccola sporgenza anteriore al legamento chiamato “Umbo”.
L’interno della conchiglia è rivestita da uno strato madreperlaceo, materiale che ancora oggi viene utilizzato nella fabbricazione dei bottoni. Come reazione ad un corpo estraneo, spesso rappresentato dalla larva di un parassita, il mantello dell’animale può secernere delle concrezioni calcaree ricoperte di madreperla, le perle, che nei Bivalvi dulcacquicoli sono per lo più piccole e di forma irregolare.
Diversamente dalle chiocciole, nel corpo molle dei Bivalvi non ci sono né il capo, né gli occhi, né la radula, e la maggior parte del volume interno alla conchiglia è occupato da un complesso apparato branchiale, con branchie pettinate e cigliate che filtrano l’acqua per raccogliere le particelle di cibo in sospensione. Quando l’animale è in attività, fra le valve sporgono due tubi carnosi, i sifoni; uno è inalante e l’altro esalante: l’acqua che vi passa attraverso viene utilizzata sia per la respirazione che per il nutrimento. Il piede appiattito e di forma triangolare, simile ad una lingua, viene usato da questi molluschi per infossarsi e per spostarsi sul substrato; spesso è provvisto di una ghiandola del bisso, i cui filamenti servono a fissare l’animale al substrato.
Spesso il particolare ciclo riproduttivo di questi “Bivalvi” coinvolge i pesci in un temporaneo rapporto di parassitismo. Dalle uova infatti si sviluppano numerose larve, chiamate “glochìdi” che, dotate di una coda appiccicosa, si attaccano ai pesci mentre vagano trasportate dalla corrente.
Trovato un ospite, la larva si incista nella sua pelle vivendo da parassita, finché, dopo alcune settimane, si trasforma in un piccolissimo bivalve che si stacca dal pesce lasciandosi cadere sul fondo.
I pesci più frequentemente adottati come ospiti sono i Ciprinidi e i Gasterosteidi, quali il comune spinarello.
E’ vero però che questo particolare tipo di “parassitismo” è di contrappasso utilizzato anche da alcuni pesci che utilizzano i molluschi bivalvi come una sorta di camera d’incubazione per le loro uova. Tra questi pesci, spicca sicuramente il Rhodeus amarus - così chiamato per il sapore sgradevole delle sue carni - che al momento dell’accoppiamento conduce la femmina in prossimità di un mollusco bivalve (generalmente di genere Unio) dove per mezzo di un organo ovodepositore, simile ad un sottile tubicino, la stessa introdurrà le uova.
Durante la deposizione delle uova e per tutto il periodo compreso fino alla schiusa delle larve, il maschio, che nel frattempo le ha fecondate con il suo liquido seminale, rimane a difesa del mollusco prescelto contro predatori e altri maschi rivali. Le uova, che si sviluppano all’interno delle camera branchiale del mollusco, senza perarltro danneggiarla, trovano all’interno della conchiglia un luogo ben protetto dai predatori e ben ossigneto dal continuo flusso d’acqua garantito da questo tipo di mollusco. Esse si schiuderanno dopo circa una ventina di giorni dalla loro deposizione.
Nel lago di Garda, tra i bivalvi presenti, due spiccano per maggior frequenza; essi sono la Dreyssena polimorpha e l’Unio crassus dei quali vi proponiamo di seguito due brevissime schede.












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