Archivio per ‘biologia’ categoria

Sogliole tossiche nel santuario dei cetacei

24 agosto 2010

Greenpeace ha lanciato un nuovo allarme inquinamento riscontrato nelle acque del cosiddetto Santuario dei Cetacei, uno specchio di mare compreso tra Italia, Francia e Principato di Monaco.  I risultati messi in evidenza dall’ONG dimostrano la presenza di forti agenti inquinanti tra i quali anche i velenosissimi mercurio (oltre il limite di legge nel 25% dei campioni prelevati) e piombo che sono stati rinvenuti nei tessuti di 31 esemplari di sogliola comune (Solea vulgaris) pescati in 5 aree al largo tra Civitavecchia, Viareggio, Livorno, Lerici e Genova.
La presenza del mercurio e del piombo, in un alimento utilizzato soprattutto durante lo svezzamento dei bambini, potrebbero intervenire nel regolare sviluppo del cervello arrecando danni al sistema renale con il rischio di patologie cancerogene. Già qualche tempo fa era stato riscontrato nella zona un forte inquinamento da batteri fecali, l’area quindi dimostra di essere a rischio di degrado ambientale.

Le analisi sono state commissionate da Greenpeace al Dipartimento di Scienze Ambientali dell’ Università degli Studi di Siena.  

Fonte: Corriere.it | Greenpeace Italia

Clicca qui scaricare il rapporto di GreenPeace in PDF

I giochi acquatici della balena

24 agosto 2010

Omaggio a Wes fotografo dell’impossibile

22 agosto 2010

Uno scatto di Wes. C. Skiles dal servizio del National Geographic

Sul numero di Agosto del National Geographic segnaliamo un interessantissimo articolo sulle Blue Holes, profonde cavità sommerse al di sotto delle isole Bahamas.
Per gli scienziati che si cimentano nello studio di questi ambienti i “blue holes” sono ”maledetti” come la tomba di Tutankhamon per gli archeologi o l’Everest e il K2 per gli alpinisti. L’esplorazione richiede una preparazione psicofisica adeguata ed una attrezzatura particolare che permetta di superare gli strati di acido solfidrico che si incontrano a determinate profondita e che provocano bruciori e forti attacchi di nausea. L’esplorazione di questi ambienti primordiali con più di 150 immersioni  in decine di grotte, ha permesso di raccogliere dati che promettono di ampliare le nostre conoscenze in campi vastissimi: dalla geologia alla chimica delle acque, dalla biologia alla paleontologia, fino all’archeologia e perfino all’astrobiologia, lo studio della vita nell’universo.

Il servizio che il National Geografic propone contiene immagini davvero suggestive e spettacolari e sono tra gli ultimi scatti del grande fotografo subacqueo Wes C. Skiles che poco dopo aver terminato questo lavoro si è spento nell’oceano di casa al largo della Florida dove stava realizzando delle riprese subacquee.

Per leggere l’articolo sulle Blue Holes clicca qui.

Per vedere la photogallery del National Geografic clicca qui.

Legambiente pubblica i risultati per il lago di Garda

5 agosto 2010

Nella giornata di ieri Legambiente ha reso noto i risultati riguardanti il lago di Garda e, stando a quando si può leggere dal suo rapporto, la situazione per il nostro lago (purtroppo comune a quella di tutti gli altri grandi laghi del nord Italia) non è delle più incoraggianti.

Il quadro che ne esce è rispetto allo scorso anno peggiore nei risultati forniti dai campionamenti delle acque.
Sono infatti ben 17 i punti sul Garda che risultano inquinati. Di questi 10 spettano alla Lombardia, 6 al Veneto e 1 al Trentino Alto Adige. Dei 10 punti critici sulla sponda lombarda, sono risultati fortemente inquinati i campioni prelevati a Tignale, Toscolano Maderno, Salò, Moniga del Garda, 2 punti a Desenzano del Garda e 2 a Sirmione, mentre sono risultati inquinati quelli di Tremosine e Limone del Garda.

In Veneto sono 6 le aree critiche. Sono risultati fortemente inquinati i campioni di Bardolino, Peschiera del Garda, Lazise e 2 punti prelevati a Castelnuovo del Garda; inquinato il campione di Garda. In Trentino infine è stato rilevato un punto inquinato a Torbole.

Nemici del lago sono soprattutto le foci dei torrenti che in esso si riversano e gli scarichi abusivi che ancora persistono lungo tutte le coste. Il depuratore risulta allo stato attuale sottodimensionato alle necessità urbanistiche e demografiche del bacino benacense con problemi irrisolti legati aglii sfioratori di piena e al collettore sub – lacuale “Maderno – Torri” che da anni si parla senza riscontri positivi di potenziare.

Questa la mappa delle località pubblicate dal rapporto di Legambiente che potete leggere interamente cliccando qui.

Regione Lombardia

  • Limone del Garda: foce torrente San Giovanni :-(
  • Tremosine: località Campione del Garda, foce torrente San Michele :-(
  • Tignale: foce torrente Piovere :-( :-(
  • Toscolano Maderno: foce torrente Bornico :-( :-(
  • Salò: foce torrente Barbarano (Località Barbarano) :-( :-(
  • Moniga del Garda: scarico nei pressi del porto di Moniga :-( :-(
  • Desenzano del Garda: località Rivoltella, spiaggia via Agello :-( :-(
  • Desenzano del Garda: scarico via Cesare Battisti :-( :-(
  • Sirmione: foce Rio della Garbella :-( :-(
  • Sirmione: foce Rio della Bragagna (Località Bragagna) :-( :-(

Regione Veneto

  • Garda: foce torrente Gusa :-(
  • Bardolino: foce torrente San Severo  :-( :-(
  • Castelnuovo del Garda: foce Rio Drugale dei Ronchi (Località Ronchi) :-( :-(
  • Castelnuovo del Garda: lido comunale (Località Campanello)  :-( :-(
  • Peschiera del Garda: foce Rio Sermana (Località Sermana)  :-( :-(
  • Lazise: foce fosso Mara  :-( :-(

Regione Trentino Alto Adige

  • Riva del Garda: foce torrente Sarca  :-(

:-(   =  Inquinato: Enterococchi intestinali maggiori di 500 ufc/100ml e/o Escherichia Coli maggiore di 1.000 ufc/100ml

:-( :-(   =  Fortemente inquinati: Enterococchi intestinali maggiori di 1.000 ufc/100ml e/o Escherichia Coli maggiore di 2.000 ufc/100ml

 Per leggere l’intero dossier di Legambiente clicca qui.

NADD e VAS e i custodi del mare

4 agosto 2010

La Società NADD Global Diving Angency e VAS Verdi Ambiente forti di una ormai consolidata amicizia e collaborazione più che ventennale, sono da sempre impegnati nelle iniziative sulla tutela ambientale. Quest’anno lanciano la 15° edizione della Campagna Diritti al Mare Diritti del Mare con la collaborazione ed il patrocinio del Ministero dell’Ambiente, Comando Generale della Guardia Costiera e del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

Si tratta dell’istituzione di un numero verde 800 866 158 attraverso il quale noi subacquei, veri “Custodi del Mare” possiamo denunciare le situazioni di degrado riscontrate durante le nostre immersioni.
Le segnalazioni verranno raccolte, analizzate e girate agli organi ed autorità competenti per un pronto intervento a tutela dell’ambiente.

Se hai una documentazione fotografica inviala al nostro sito specificando luogo e data dell’immersione pubblicheremo le tue fotografie in un’apposita photogallery. La nostra mail è aolamagna@gmail.com

Un mare che cambia!

3 agosto 2010

Il Mediterraneo sta cambiando volto, nuovi  pesci e  vegetali  lo stanno colonizzando, mentre le specie autoctone modificano le loro abitudini. Spettacolo per chi si immerge, indizio preoccupante sullo stato di salute del nostro mare. Questo fenomeno è stato messo in luce grazie alla nascita della prima banca dati sulle specie aliene realizzata nel bacino del Mediterraneo dall’ Istituto per la Ricerca Applicata sul Mare (Icram). I nuovi arrivati si trovano talmente bene da diffondersi rapidamente da nord a sud e ciò porta ad alterazioni del nostro delicato habitat marino. I problemi ricadono soprattutto sulla biodiversità degli ambienti del Mediterraneo. Spiega Franco Andaloro, Direttore di ricerca dell’Icram: “Quello che preoccupa in tutto questo, non è tanto l’arrivo in sé e per sé di nuove specie di pesci in un mare relativamente giovane come il Mare Nostrum (esso infatti non ha più di 50 milioni di anni), quanto la velocità con cui si sta verificando il fenomeno”. Ciò vale non solo in questo caso specifico, ma in tutti i settori dove i mutamenti climatici stanno apportando delle alterazioni. “Una veloce propagazione di specie di origine indopacifica, che hanno preso il posto di quelle di origine atlantica, come avveniva in passato”, spiega Andaloro.

caulerpa racemosa

In tal senso nascono competizioni, come tra la Caulerpa racemosa e l’alga bruna Cystoseira autoctona del Mediterraneo o  la pianta Posidonia oceanica. La Caulerpa soffoca gli altri organismi con la fitta rete di stoloni e impedisce ai semi della Posidonia di attecchire sul suolo, compromettendone la riproduzione. Ma le praterie di Posidonia sono un indice prezioso della salute del mare perché 1m² di questa pianta produce 20 litri al giorno di ossigeno.

Oggi si contano 8 specie che ormai sono diventate comuni nel nostro mare che provengono dal Mar Rosso. Si va dal pesce flauto, allo Stephanolepis diaspor (un parente del pesce balestra), dal barracuda indopacifico al Leiognathus klunzingeri fino ad altri meno noti come il Siganus luridus e il Siganus rivulatu (vegetariani come la salpa, che hanno rimpiazzato nei mari greci), l’Etrumerus teres (una sorta di grossa sardina) e il Penpheris vanicolensis. Sconosciuti fino a pochi decenni fa nei nostri mari ora si trovano benissimo, ma a scapito di altre specie endemiche.

sphyraena

seriolafas

Complessivamente l’Icram ha censito 565 specie aliene appartenenti a 8 gruppi animali e vegetali (132 vegetali 25 cnidari, 12 ascidacei, 141 molluschi, 59 anellidi, 120 pesci, 60 crostacei 16 briozoi). Il 63% di queste arriva dal Canale di Suez, mentre il 29% è di provenienza atlantica, il resto di altri mari ancora. Così possiamo trovarci faccia a faccia con tre ricciole di origine africana (Seriola fasciata, S. rivoliana e S. carpenteri), la triglia del Mar Rosso (Upeneus moluccensis), i pesci palla e i pesci scorpione.

Ma da dove provengono le nuove specie? Essenzialmente dall’Atlantico orientale, attraverso lo stretto di Gibilterra, e dal bacino del Nilo e dal Mar Rosso, attraverso il canale di Suez, in quest’ultimo caso si parla di “specie lessepsiane”, dal nome dell’ingegnere francese Ferdinand-Marie de Lesseps, fondatore della società che aprì il Canale di Suez. Andaloro sostiene che  canali d’ingresso involontari sono rappresentati anche dalle acque di zavorra delle navi cisterna, dalle incrostazioni degli scafi che navigano in tutto il mondo e dall’importazione di specie marine morte che sono vettori di parassiti alieni che sopravvivono alla morte dell’ospite. Per quanto riguarda le acque di zavorra, lo scarico incontrollato di queste acque, prelevate in mari tropicali e non trattate in modo adeguato, costituisce un importante veicolo di specie non indigene, che stanno modificando rapidamente la biodiversità in prossimità dei maggiori porti italiani. A questo proposito il Ministero dell’Ambiente ha già promosso ricerche sul cambiamento della biodiversità dei porti campione di Trieste e Milazzo.

Pempheris

Il riscaldamento del nostro mare, lento ma costante, determina anche un fenomeno parallelo e forse per noi più importante, la cosiddetta “meridionalizzazione”, che consiste nello spostamento verso nord della distribuzione di molte specie tipiche delle aree più calde del Mediterraneo. Al momento attuale è impossibile stabilire quali saranno, nel medio periodo, le conseguenze di questi fenomeni negli ecosistemi delle nostre acque ed in particolare gli effetti sulla fauna ittica locale.

Fonti: web: www.ecoblog.it - www.icram.org - www.wwf.it . Stampa: mensile “Geo”, una nuova immagine del mondo, agosto 2010

Occhio alla medusa

30 luglio 2010

La rivista Focus, in collaborazione con l’Università del Salento – CoNISMA e con la CIESM, ha lanciato l’iniziativa “occhio alla medusa”, un modo nuovo per coinvolgere i suoi lettori e la rete per la segnalazione delle meduse lungo le spiagge ed i litorali italiani.
Le segnalazioni, condite di fotografie, vengono infatti inserite in una mappa virtuale realizzata con Google Earth dove sarà possibile conoscere il tipo, la quantità, la densità per metro quadro, la posizione (se vicino alla spiaggia, al largo, ecc..).

Per partecipare a questa iniziativa segnalando gli avvistamenti basta compilare il form raggingibile anche cliccando qui.

Per sapere che tipologia di medusa avete avvistato invece visitare questo link e cliccando sull’immagine della medusa apprenderne il nome scientifico e le sue principali caratteristiche.

Per sapere invece che cosa fare se si viene a contatto con i tentacoli di una medusa potete invece consultare questa breve pagina di faq.

Per consultare la mappa aggiornata invece cliccate qui.

David Doubilet sul National Geographic

28 giugno 2010

Il numero di luglio della famosa rivista sarà accompagnato dall’allegato “I grandi Fotografi” che questo mese ospita le fotografie di David Doubilet esperto e famoso fotografo subacquesto statunitense che in una serie di scatti ha immortalato le meraviglie del mondo sommerso. 
Ecco in anteprima un paio di scatti che troverete sulla rivista del National Geographic Italia.

North Sound, Isole Cayman
Una pastinaca mentre “veleggia” in perfetta sintonia nelle acque sottostanti una barca a vela.

Maldive
Un pesce pagliaccio tra i tentacoli di un anemone a bolle nelle acque prospicenti le isole delle Maldive.

Fonte: repubblica.it

Avvistata balena grigia nel Mediterraneo

13 maggio 2010

E’ stata avvistata a pochi chilometri dalle coste dello stato di Israele un esemplare di balena grigia. L’avvistamento è per gli esperti un vero e proprio caso dato che questa specie era data per scompara nell’Atlantico settentrionale già dal 1800 a causa della caccia. Gli avvistamenti più frequenti avvengono infatti nell’Oceano Pacifico dove a quanto pare la presenza di questo cetaceo è ancora frequente.
La particolarità di questo avvistamento è che per arrivare nel Mare Mediterraneo la balena deve aver percorso un tragitto di diverse centinaia di chilometri, un comportamento ritenuto dai biologi marini piuttosto bizzarro per questa specie.
Le spiegazioni di questo avvistamento per gli studiosi potrebbero essere due: o la balena appartiene ad una colonia presente nell’Oceano Atlantico e sfuggita agli avvistamenti degli esperti, oppure potrebbe essere arrivata in Atlantico dal passaggio a nord-ovest e poi essersi persa nel Mediterraneo.

Il lutto del mare

4 maggio 2010

Cinquemila delfini intrappolati, il dramma di anatre, fenicotteri, pellicani che abitano il delta,  strage di tartarughe…80% di greggio sulle spiagge, il resto e chissà quanto ancora disperso nel mare

VENICE (Louisiana) – In cielo gli aerei che seminano solventi chimici e gli elicotteri che seguono il percorso dell’isola di petrolio.  In mare le barche e i «trawler» che, anziché stendere le loro reti, aiutano la guardia costiera a calare in acqua barriere di gomma nel tentativo di arginare la marea nera. A terra cresce lo sgomento, la rabbia impotente dei pescatori.  Nelle acque del Golfo sono intrappolati cinquemila delfini, megattere nuotano incoscienti del pericolo a fianco della marea nera. Una trentina di esemplari di tartarughe sono stati ritrovati senza vita sulle coste, alcuni in avanzato stato di decomposizione. La paura è che siano state vittime del petrolio disperso nel mare dopo l’inabissamento della Stazione petrolifera della BP. Gli esperti dell’Istituto per gli Studi sui Mammiferi Marini stanno analizzando i cadaveri per stabilire le cause della morte.

La vita nella Venezia del delta del Mississippi — il luogo scelto dall’isola galleggiante di olio e bitume per unirsi alla terraferma — non è mai stata facile. Il groviglio di canali che tagliano paludi, acquitrini e la terra fangosa portata dal fiume, è un ecosistema straordinariamente vitale —colonie di cormorani, anatre, fenicotteri, pellicani e cento altre varietà di uccelli — mentre la confluenza di acque dolci e salate produce una ricchezza di fauna marina che fa la gioia di chi pesca per sport e anche di chi così si guadagna da vivere.

Non preoccupatevi…  BP PAGHERA’ IL CONTO A TUTTI TRANNE AL MARE E AL SUO ECOSISTEMA!!!

 - Quanto al costo economico che si aggiungerà a quello ambientale, Obama ha precisato che sarà la British Petroleum, la compagnia petrolifera titolare della piattaforma da cui è fuoriuscito il greggio, a pagare il prezzo del disastro ambientale nel Golfo del Messico, ovvero tutte le necessarie opere di bonifica. «La Bp è responsabile di questa perdita – ha detto il presidente senza girarci attorno – e la Bp pagherà il conto». La stessa compagnia, in ogni caso, già nei giorni scorsi si era detta disponibile a farsi carico degli oneri economici relativi alla pulizia del vasto tratto di oceano contaminato. Per le zone colpite dalla catastrofe ambientale, ha poi aggiunto Obama, saranno previsti adeguati risarcimenti.-

Facciamo un po’ di conti…

La marea nera che sta per raggiungere le coste degli Usa non poteva arrivare in un momento peggiore: è questo infatti il periodo dell’anno in cui molte specie scelgono proprio il golfo del Messico per fare una sosta nelle migrazioni o per riprodursi. Ecco le dieci più a rischio.

…Aolamagna partecipa al lutto del mare