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	<title>Aolamagna &#187; biologia</title>
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	<description>Quello che succede sopra a noi non interessa...</description>
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		<title>Le originali tecniche di sopravvivenza delle aringhe</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 16:45:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Forse questa notizia non è, negli ambienti scientifici, una novità ma di sicuro la sua originalità ha stuzzicato la nostra curiosità ed ilarità dato che il mondo scientifico ha confermato che anche i pesci, ogni tanto, si lasciando andare&#8230; I &#8230; <a href="http://www.aolamagna.it/2012/01/le-originali-tecniche-di-sopravvivenza-delle-aringhe/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.aolamagna.it/wp-content/uploads/2012/01/Clupea_harengus_7.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4079" title="Clupea_harengus_7" src="http://www.aolamagna.it/wp-content/uploads/2012/01/Clupea_harengus_7-300x177.jpg" alt="" width="300" height="177" /></a>Forse questa notizia non è, negli ambienti scientifici, una novità ma di sicuro la sua originalità ha stuzzicato la nostra curiosità ed ilarità dato che il mondo scientifico ha confermato che anche i pesci, ogni tanto, si lasciando andare&#8230;<br />
I ricercatori della University of Windsor in Ontario, si sono infatti trovati ad analizzare alcuni suoni sottomarini di cui ignoravano la provenienza, arrivando alla conclusione che tali produzioni sonore altro non erano che un sistema sicuramente poco complesso e articolato di comunicazione delle arringhe. L’interrogativo che gli studiosi si sono posti era quello di capire in che modo questi piccoli e prelibati pesci producessero questi suoni arrivando alla conclusione che trattavasi di vere e proprie flatulenze.<br />
Il Fast Repetitive Tick (FRT), così è stato nominato dai ricercatori, è un vero è proprio mezzo di comunicazione non certo causato dalla digestione usato dai branchi per segnalare l’arrivo di predatori.</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.newscientist.com/article/dn4343">New Scientist</a></p>
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		<title>Scoperta la causa di sbiancamento dei coralli</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Dec 2011 08:25:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Secondo uno studio dell&#8217;ARC Centre of Excellence for Coral Reff Studies e della J. Cook University alla base dello sbiancamento dei coralli ci sarebbero gli sbalzi di temperatura dei mari che producono effetti sulla qualità delle alghe di cui gli &#8230; <a href="http://www.aolamagna.it/2011/12/scoperta-la-causa-di-sbiancamento-dei-coralli/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_4028" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.aolamagna.it/wp-content/uploads/2011/12/corallodifuoco.jpg"><img class="size-medium wp-image-4028" title="corallodifuoco" src="http://www.aolamagna.it/wp-content/uploads/2011/12/corallodifuoco-300x233.jpg" alt="" width="300" height="233" /></a><p class="wp-caption-text">Corallo di fuoco</p></div>
<p>Secondo uno studio dell&#8217;ARC Centre of Excellence for Coral Reff Studies e della J. Cook University alla base dello sbiancamento dei coralli ci sarebbero gli sbalzi di temperatura dei mari che producono effetti sulla qualità delle alghe di cui gli stessi coralli si nutrono. Il processo di espulsione di queste alghe culmina nella cosiddetta &#8220;apoptosi&#8221; o &#8220;morte cellulare programmata&#8221; delle cellule indebolite o malate; una specie di suicidio cellulare che i coralli innescano come forma di difesa immunitaria che ha come conseguenza quella di farli sbiancare. Un processo questo che avviene già con sbalzi di temperature di 3° più basse.</p>
<p>Negli ultimi 3 decenni, a livello mondiale, si sono registrati sette grandi eventi di sbiancamento, l&#8217;ultimo dei quali registrato proprio nel 2010 nell&#8217;Oceano Indiano e nel Triangolo dei Coralli. La grande barriera corallina australiana dal 1980 ha subito otto eventi di sbiancamento di cui il peggiore registrato nel 2002 quando più della metà della superficie corallina sbiancò.<br />
Data che la frequenza di questi eventi pare aumentare, il passo successivo dello studio sarà quello di comprendere come alla luce di queste informazioni, sia possibile procedere ad un recupero dei coralli sbiancati.</p>

	Tag:<a href="http://www.aolamagna.it/tag/australia/" title="australia" rel="tag">australia</a>, <a href="http://www.aolamagna.it/tag/barriera-corallina/" title="barriera corallina" rel="tag">barriera corallina</a>, <a href="http://www.aolamagna.it/tag/oceano-indiano/" title="oceano indiano" rel="tag">oceano indiano</a>, <a href="http://www.aolamagna.it/tag/reef/" title="reef" rel="tag">reef</a>, <a href="http://www.aolamagna.it/tag/sbiancamento-coralli/" title="sbiancamento coralli" rel="tag">sbiancamento coralli</a><br />
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		<title>Bruxelles vuole salvare gli squali</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Nov 2011 08:23:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;Unione Europea sembra finalmente decisa ad attuare delle politiche di salvaguardia e di protezione degli squali introducendo il &#8220;divieto assoluto del finning&#8221;, pratica barbara e crudele sulla quale il nostro blog ha speso più di un post e contro la &#8230; <a href="http://www.aolamagna.it/2011/11/bruxelles-vuole-salvare-gli-squali/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_711" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.aolamagna.it/wp-content/uploads/2009/11/sharkfinningonboard_580.jpeg"><img class="size-medium wp-image-711" title="sharkfinningonboard_580" src="http://www.aolamagna.it/wp-content/uploads/2009/11/sharkfinningonboard_580-300x225.jpeg" alt="" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Shark finning</p></div>
<p>L&#8217;Unione Europea sembra finalmente decisa ad attuare delle politiche di salvaguardia e di protezione degli squali introducendo il &#8220;divieto assoluto del finning&#8221;, pratica barbara e crudele sulla quale il nostro blog ha speso più di un post e contro la quale associazioni come <a title="Articolo di Shark Alliance Italia" href="http://www.sharkalliance.org/content.asp?did=37844">Shark Alliance</a> si battono da anni (n.d.r: l&#8217; asportazione delle pinne è il più delle volte fatta a squalo vivo che poi viene ributtato in mare dove ovviamente va incontro a morte certa).</p>
<p>Il provvedimento imporrebbe a tutte le imbarcazioni che pescano nelle acque dell&#8217;UE ma anche a tutte le barche dell&#8217;UE che pescano nel mondo l&#8217;0bbligo di sbarcare in porto gli squali con ancora le pinne attaccate al corpo. Gli stati membri non potranno più applicare deroghe a questa regola permettendo autorizzazioni ai loro pescherecci di applicare le amputazioni a bordo. Sarà invece concesso, per agevolare lo stoccaggio a bordo degli squali pescati, il taglio parziale  della pinna per ripiegarla contro la carcassa.</p>
<p>Il provvedimento si rivolge soprattutto contro Spagna, Portogallo e Cipro paesi che hanno sempre tollerato con una certa facilità la pratica dello &#8220;shark finning&#8221; e ha come scopo, soprattutto, quello di intensificare i controlli e le sanzioni contro chi trasgredirà a questa nuova direttiva che è ora al vaglio del Consiglio UE e del Parlamento Europeo per la definitiva approvazione.</p>
<p>Lo scopo è quello di proteggere il predatore al vertice della catena alimentare ormai a serio rischio di estinzione sia nei mari europei che mondiali (sono più di 100 milioni gli squali uccisi per il mercato alimentare) .</p>

	Tag:<a href="http://www.aolamagna.it/tag/pinne-di-squalo/" title="pinne di squalo" rel="tag">pinne di squalo</a>, <a href="http://www.aolamagna.it/tag/shark-alliance/" title="shark alliance" rel="tag">shark alliance</a>, <a href="http://www.aolamagna.it/tag/shark-finning/" title="shark finning" rel="tag">shark finning</a>, <a href="http://www.aolamagna.it/tag/unione-europea/" title="unione europea" rel="tag">unione europea</a><br />
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		<title>Pacific Trash Vortex, un&#8217;isola di rifiuti grande due volte gli USA</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Nov 2011 10:38:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Pacific Trash Vortex. l&#8217;isola di rifiuti galleggianti nell&#8217;Oceano Pacifico, è sempre più grande. Secondo gli studiosi, la discarica più grande del pianeta avrebbe raggiunto una dimensione doppia a quella degli Stati Unici sebbene la densità sia, come spiega il &#8230; <a href="http://www.aolamagna.it/2011/11/pacific-trash-vortex-unisola-di-rifiuti-grande-due-volte-gli-usa/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_3978" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Great_Pacific_Garbage_Patch"><img class="size-medium wp-image-3978" title="Marine Debris Poster (4) AI9" src="http://www.aolamagna.it/wp-content/uploads/2011/11/North_Pacific_Subtropical_Convergence_Zone-300x217.jpg" alt="Wikipedia: Great Pacific Garbage Path" width="300" height="217" /></a><p class="wp-caption-text">Wikipedia: Great Pacific Garbage Path</p></div>
<p>Il Pacific Trash Vortex. l&#8217;isola di rifiuti galleggianti nell&#8217;Oceano Pacifico, è sempre più grande. Secondo gli studiosi, la discarica più grande del pianeta avrebbe raggiunto una dimensione doppia a quella degli Stati Unici sebbene la densità sia, come spiega il dottor Eriksen dell&#8217;Algalita Marine Research, pari ad un cucchiaio di confetti sparsi in un campo di calcio.<br />
Un&#8217;isola fatta da milioni di tonnellate di rifiuti di plastica che fluttuano al largo delle coste Giapponesi ed Americane; su tratta, soprattutto di palloni, scarpe, materiali plastici e per la maggior parte di sacchetti di plastica usa e getta. Ecco perché il miglior rimedio proposto dagli esperti sarebbe quello di abbandonare, come già fatto dall&#8217;Italia e come vorrebbero il 70% degli europei, l&#8217;uso dei sacchetti di plastica.</p>
<p>Un quinto di questa discarica galleggiante proviene dai rifiuti gettati dalle navi e dalle piattaforme petrolifere, il resto dalla terraferma. Questa massa galleggiante fluttua tra i pochi centimetri ed i 10 metri di profondità e proprio per questa sua peculiarità è invisibile ai satelliti mentre è ben visibile dalle navi e dalle barche che solcano questo tratto di acque.</p>
<p>Il Trash Vortex o <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Great_Pacific_Garbage_Patch">Great Pacific Garbage Patch</a>, scoperto dalla National Oceanic and Atmoospheric Administration alla fine degli anni &#8217;80, si divide in due enormi blocchi. Uno al largo delle coste californiane, l&#8217;altro a quelle giapponesi e sono collegati tra loro dalle correnti che ruotano in senso orario attorno ad essi.  Alcuni frammenti di questa plastica galleggiante sarebbero addirittura degli anni &#8217;50; le sostanze plastiche, infatti, fotodegradandosi tendono a disintegrarsi in minuscoli pezzi ma non biodegradano. Ecco perché questi frammenti, anche molto piccoli, scambiati per plancton finiscono per diventare parte della catena alimentare di molti pesci. Il fenomeno è presente, anche se in misura più contenuta, nel Mare Mediterraneo.</p>
<p>&nbsp;</p>

	Tag:<a href="http://www.aolamagna.it/tag/discarica-galleggiante/" title="discarica galleggiante" rel="tag">discarica galleggiante</a>, <a href="http://www.aolamagna.it/tag/oceano-pacifico/" title="oceano pacifico" rel="tag">oceano pacifico</a>, <a href="http://www.aolamagna.it/tag/pacific-garbage-patch/" title="Pacific Garbage Patch" rel="tag">Pacific Garbage Patch</a>, <a href="http://www.aolamagna.it/tag/pacific-trash-vortex/" title="Pacific Trash Vortex" rel="tag">Pacific Trash Vortex</a>, <a href="http://www.aolamagna.it/tag/sacchetti-di-plastica/" title="sacchetti di plastica" rel="tag">sacchetti di plastica</a><br />
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		<title>Lo squalo? Un predatore da proteggere</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Nov 2011 17:32:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Parte nei mari italiani il progetto Sharklife, il più grande mai realizzato in Europa per la tutela e la salvaguardia degli squali, pesci assolutamente vitali e necessari per garantire gli equilibri degli ecosistemi marini, in quanto, essendo agli apici della &#8230; <a href="http://www.aolamagna.it/2011/11/lo-squalo-un-predatore-da-proteggere/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="ngg-singlepic ngg-left alignleft" src="http://www.aolamagna.it/wp-content/gallery/squali-by-carlo-e-franz/bronzo-2-sudafrica-2005.jpg" alt="bronzo-2-sudafrica-2005" width="230" height="173" />Parte nei mari italiani il progetto Sharklife, il più grande mai realizzato in Europa per la tutela e la salvaguardia degli squali, pesci assolutamente vitali e necessari per garantire gli equilibri degli ecosistemi marini, in quanto, essendo agli apici della catena alimentare, contribuiscono a mantenere in equilibrio l&#8217;habitat marino. Questo il reale motivo per cui è importante proteggerli e preservarli dalla minaccia di estinzione, causata sia dalla pesca professionale sia da quella sportiva, che tocca numerose specie (secondo un rapporto dell&#8217;Iucn del 2007 sono a rischio estinzione il 42% delle 71 specie esaminate).</p>
<p>Il progetto SharkLife si muove tra numerose iniziative, tra cui la più importante è una corretta informazione, soprattutto in merito al timore di attacchi agli uomini (meno di 20 negli ultimi 100 anni). Nei nostri mari sono presenti circa una cinquantina di specie tra cui ricordiamo lo squalo elefante, recentemente avvistato in Sardegna, lo squalo bianco presente nel Canale di Sicilia e gli squali grigi presenti nel mese di agosto nell&#8217;isola di Lampione.</p>
<p> Fondamentale per la riuscita del progetto la collaborazione dei pescatori sia professionali sia sportivi. I primi con l&#8217;utilizzo di ami circolari potrebbero salvaguardare alcune specie tipo pescecani e trigoni che se catturati non possono essere venduti né rilasciati, i secondi che nelle gare di pesca non potranno più catturare pesci cartilaginei; risultato questo ottenuto grazie ad collaborazione di Fipsas che si è resa disponibile a modificare i regolamenti delle gare.</p>
<p>Alcune sperimentazioni saranno condotte anche nel Parco Nazionale dell&#8217;Arcipelago della Maddalena dove sarà testato un dispositivo elettronico applicato sulle reti in grado di intercettare e segnalare gli spostamenti di pesci di grandi dimensioni permettendo agli operatori di intervenire per liberarli.</p>

	Tag:<a href="http://www.aolamagna.it/tag/fipsas/" title="fipsas" rel="tag">fipsas</a>, <a href="http://www.aolamagna.it/tag/progetto-sharklife/" title="progetto sharklife" rel="tag">progetto sharklife</a>, <a href="http://www.aolamagna.it/tag/squali/" title="squali" rel="tag">squali</a><br />
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		<title>Blinky, pescato il pesce a tre occhi dei Simpson</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Oct 2011 15:38:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cordoba (Argentina): pescato in un laghetto artificiale, in prossimità di una centrale nucleare, un pesce lupo con tre occhi che ricorda il più famoso Blinky, il pesciolino della celebre saga dei Simpson.  Per vedere il video su Repubblica.it vai qui. &#8230; <a href="http://www.aolamagna.it/2011/10/blinky-pescato-il-pesce-a-tre-occhi-dei-simpson/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.aolamagna.it/wp-content/uploads/2011/10/blinky.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3959" title="blinky" src="http://www.aolamagna.it/wp-content/uploads/2011/10/blinky.jpg" alt="" width="204" height="200" /></a></p>
<p>Cordoba (Argentina): pescato in un laghetto artificiale, in prossimità di una centrale nucleare, un pesce lupo con tre occhi che ricorda il più famoso Blinky, il pesciolino della celebre saga dei Simpson.</p>
<p> Per vedere il video su Repubblica.it vai <a href="http://video.repubblica.it/animali/argentina-trovato-il-pesce-dei-simpson-ha-3-occhi/79453/77843">qui</a>.</p>

	Tag:<a href="http://www.aolamagna.it/tag/blinky/" title="blinky" rel="tag">blinky</a>, <a href="http://www.aolamagna.it/tag/pesce-lupo/" title="pesce lupo" rel="tag">pesce lupo</a>, <a href="http://www.aolamagna.it/tag/the-simpson/" title="the simpson" rel="tag">the simpson</a><br />
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		<title>Anguille alla diossina, il ministero rende note le cause</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Oct 2011 13:55:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il sottosegretario alla salute Francesca Martini partecipando ad un tavolo tecnico riunitosi a Roma al quale hanno partecipato Veneto, Lombardia, Provincia di Trento, Istituti zooprofilattici di Lombardia ed Emilia Romagna, delle Venezie, dell&#8217;Abruzzo e del Molise e l&#8217;Arpa, ha ammesso &#8230; <a href="http://www.aolamagna.it/2011/10/anguille-alla-diossina-il-ministero-rende-note-le-cause/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il sottosegretario alla salute Francesca Martini partecipando ad un tavolo tecnico riunitosi a Roma al quale hanno partecipato Veneto, Lombardia, Provincia di Trento, Istituti zooprofilattici di Lombardia ed Emilia Romagna, delle Venezie, dell&#8217;Abruzzo e del Molise e l&#8217;Arpa, ha ammesso che il lago di Garda è uniformemente contaminato da diossine e policlorobifenili. L&#8217;agente inquinante, stando alle dichiarazioni del sottosegretario, sarebbe presente nel lago già da diversi anni e sarebbe alla base dei valori fuori norma di Pcb e diossino-simili ritrovati nelle anguille la cui contaminazione risulta diffusa e omogenea in tutto il lago.</p>
<p>Quanto alle ipotesi, si pensa a miscele di policlorobifenili utilizzati come fluidi dielettrici e lubrificanti per usi industriali. La presenza di queste sostante, vietate dagli anni &#8217;70, sarebbe quindi da ricondurre ad un periodo passato. L&#8217;agente inquinante sarebbe di derivazione industriale e potrebbe essere stato smaltito in modo non corretto o nella peggiore delle ipotesi gettato di proposito nel Garda.<br />
L&#8217;impegno da parte delle autorità è quello di continuare nei monitoraggi per verificare il livello di contaminazione nel tempo alla luce anche delle misure adottate per la salvaguardia dell&#8217;ambiente e della salute dell&#8217;uomo culminate con il divieto di pesca di questo famoso pesce, che ribadiamo è l&#8217;unico presente sul Garda risultato positivo a queste sostanze inquinanti.</p>
<p>&nbsp;</p>

	Tag:<a href="http://www.aolamagna.it/tag/anguille-alla-diossina/" title="anguille alla diossina" rel="tag">anguille alla diossina</a>, <a href="http://www.aolamagna.it/tag/cause-di-inquinamento/" title="cause di inquinamento" rel="tag">cause di inquinamento</a><br />
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		<title>Lo squalo, la giornalista e le leggende</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Oct 2011 10:25:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E&#8217; di fresca stampa il nuovo libro di Juliet Eilperin dal titolo &#8220;Demon Fish&#8221;. Un lavoro, quello della giornalista del Washington Post, che è la sintesi di due anni passati ad osservare e studiare gli squali ed il rapporto di &#8230; <a href="http://www.aolamagna.it/2011/10/lo-squalo-la-giornalista-e-le-leggende/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.amazon.it/Demon-Fish-Travels-Through-Hidden/dp/0375425128/ref=sr_1_1?ie=UTF8&amp;amp;qid=1317719941&amp;amp;sr=8-1"><img class="alignleft size-medium wp-image-3921" title="demonfish" src="http://www.aolamagna.it/wp-content/uploads/2011/10/demonfish1-207x300.jpg" alt="" width="207" height="300" /></a>E&#8217; di fresca stampa il nuovo libro di Juliet Eilperin dal titolo &#8220;Demon Fish&#8221;. Un lavoro, quello della giornalista del Washington Post, che è la sintesi di due anni passati ad osservare e studiare gli squali ed il rapporto di amore ed odio che lega questi pesci all&#8217;uomo tra paure infondate, leggende e tanta, forse troppa, cinematografia.<br />
Proprio a quest&#8217;ultima si deve addebitare la responsabilità di aver fatto di questo pesce, incotrastato padrone dei mari, una macchina da incubi dall&#8217;appetito insaziabile. Un famelico divoratore di uomini.<br />
Ma se il mondo in celluloide ha reso questo pesce il più temuto assassino dei mari, forse non tutti sanno che solo il 6% di questa specie è realmente pericoloso per l&#8217;uomo. Non tutti gli squali, infatti, sono pronti a divorarci mentre ci immergiamo nelle acque di mari e oceani.</p>
<p>Un libro, quello della Eilperin, che vuole porre in risalto come nella realtà sia l&#8217;uomo il predatore più terribile per questo animale e non viceversa. Oggi molte specie sono a rischio per pratiche orribili come lo &#8220;shark finning&#8221;, un rituale primitivo e barbaro che uccide ogni anno più di 73 milioni di esemplari nel modo più cruento e inutile che essere umano possa immaginare.<br />
Gli squali pescati vengono privati delle pinne e ributtati a mare il più delle volte ancora agonizzanti. Paesi come la Cina, il Giappone, il Canada e gli Stati Uniti, sono tra i principali responsabili di questo tipo di pesca.</p>
<p>In Cina &#8211; spiega la scrittrice &#8211; la zuppa di pinne di squalo rappresenta la buona reputazione della famiglia ospitante e per questo motivo la si trova servita sulle tavole dei cinesi durante banchetti e cerimonie.<br />
Si tratta per lo più di un inutile spreco dato che la pinna di squalo, essendo di tessuti cartilaginei, è del tutto insapore e inodore. Una pratica questa che unita alla pesca selvaggia, all&#8217;inquinamento dei mari e ai cambiamenti climatici sta contribuendo a decimare le diverse specie di squali.</p>
<p>Anche l&#8217;Italia, pur essendo proibito lo &#8220;Shark finning&#8221;, contribuisce a questa strage essendo gli italiani dei voraci divoratori di carne di squalo: verdesca, palombo, molti dei filetti di pesce fritto che mangiamo nei fast-food sono in realtà carne di squalo. Il problema principale è che spesso questi pesci vengono pescati quando ancora non hanno raggiunto la maturità sessuale provocando gravi danni per le specie che a causa della mancata riproduzione rischiano l&#8217;estinzione. Le specie di squali oceaniche sono in forte sofferenza con evidente danno per l&#8217;equilibrio degli ecosistemi oceanici.</p>
<p>Ricorda la Eilperin che sebbene questi animali abbiano un aspetto inquietante gli attacchi all&#8217;uomo sono veramente rari; va infatti ricordato che le vittime per attacchi di squalo sono mediamente 4/5 all&#8217;anno (nel 2011 purtroppo la media si è alzata dato che si contano 10 morti). Ad oggi è quindi più facile essere uccisi da un fulmine, schiacciati da un elefante o feriti da un fuoco d&#8217;artificio.</p>
<p>La probabilità che questi animali sopravvivano è legata ad un filo, occorre creare aree protette dove la pesca sia inibita o fortemente controllata. La speranza è che molti paesi che oggi sono responsabili diretti di queste politiche di pesca incontrollate prendano spunto da paesi come le Maldive o le Fiji dove ci si è resi conto che si può guadagnare di più proteggendoli piuttosto che ridurli a zuppa.</p>
<p>Per acquistare il libro su <strong><span style="color: #ff9900;">Amazon</span></strong> <a href="http://www.amazon.it/Demon-Fish-Travels-Through-Hidden/dp/0375425128/ref=sr_1_1?ie=UTF8&amp;qid=1317719941&amp;sr=8-1"><strong>vai qui!</strong></a></p>

	Tag:<a href="http://www.aolamagna.it/tag/shark-alliance/" title="shark alliance" rel="tag">shark alliance</a>, <a href="http://www.aolamagna.it/tag/shark-diving/" title="shark diving" rel="tag">shark diving</a>, <a href="http://www.aolamagna.it/tag/shark-finning/" title="shark finning" rel="tag">shark finning</a>, <a href="http://www.aolamagna.it/tag/squalo/" title="squalo" rel="tag">squalo</a><br />
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		<title>Anguille alla diossina, Brescia si adegua</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Sep 2011 07:07:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Anche la Provincia di Brescia con la delibera della giunta provinciale pubblicata il 13 settembre ha bloccato la pesca delle anguille contaminate da diossina e da policlorobifenili, adeguandosi così a quanto già fatto dalla provincia di Verona e di Trento. &#8230; <a href="http://www.aolamagna.it/2011/09/anguille-alla-diossina-brescia-si-adegua/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Anche la Provincia di Brescia con la delibera della giunta provinciale pubblicata il 13 settembre ha bloccato la pesca delle anguille contaminate da diossina e da policlorobifenili, adeguandosi così a quanto già fatto dalla provincia di Verona e di Trento.<br />
Ora quindi lo stop alla pesca delle anguille sul Lago di Garda assume una dimensione totale a garanzia della salute dei consumatori. Ancora poco chiare le cause che hanno provocato l&#8217;inquinamento delle carni di questo pesce.</p>
<p>&nbsp;</p>

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		<title>Sono gli abissi la nuova meta del turismo</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Aug 2011 07:41:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La Fossa delle Marianne nell&#8217;Oceano Pacifico, uno dei luoghi più inacessibili ed estremi del pianeta, potrebbe presto diventare la meta di una nuova forma di turismo. Entro fine anno infatti si completerà una flottiglia di sottomarini in grado di trasportare &#8230; <a href="http://www.aolamagna.it/2011/08/sono-gli-abissi-la-nuova-meta-del-turismo/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La Fossa delle Marianne nell&#8217;Oceano Pacifico, uno dei luoghi più inacessibili ed estremi del pianeta, potrebbe presto diventare la meta di una nuova forma di turismo. Entro fine anno infatti si completerà una flottiglia di sottomarini in grado di trasportare visitatori e curiosi nel &#8220;<em>Challenger Deep</em>&#8221; il punto più profondo della fossa ad undici chilometri sotto il livello del mare (10.901 metri). Questo punto prende il nome dal vascello inglese Challenger II della Royal Navy che fu il primo ad effettuare i rilevamenti in questa zona.</p>
<div id="attachment_3757" class="wp-caption aligncenter" style="width: 471px"><a href="http://www.aolamagna.it/wp-content/uploads/2011/08/fossa_dellemarianne.png"><img class="size-full wp-image-3757 " title="fossa_dellemarianne" src="http://www.aolamagna.it/wp-content/uploads/2011/08/fossa_dellemarianne.png" alt="" width="461" height="599" /></a><p class="wp-caption-text">Fossa delle Marianne (Challenger Deep - 10.901 m.)</p></div>
<p>Oltre alla cooperativa Triton Submarines, scendono in campo anche Eric Brason (Virgin), Eric E. Schmidt (Google) e ovviamente James Cameron il famoso regista di Titanic e Avatar la cui passione per il mare non è certo una novità.</p>
<p>Sarà quindi possibile, per chi se lo protrà permettere visto che i prezzi a quanto pare non saranno popolari, effettuare un giro turistico negli abissi più oscuri dove la luce solare non riesce a penetrare e la pressione esterna è mille volte più alta rispetto a quella terrestre e la temperatura dell&#8217;acqua e prossima a punto di glaciazione.</p>
<blockquote><p>Fino ad oggi solo il batiscafo Triestre della U.S. Navy,  il 23 gennaio del 1960, riuscì a raggiungere il fondo della fossa con a bordo Don Walsh e Jacque Piccard. Gli strumenti di bordo individuarono una profondità di 11 521 m, più tardi rettificati a 10 916 m. Sul fondo i due esploratori furono sorpresi di trovare delle particolari specie di <a title="Sogliola" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sogliola">sogliole</a> o <a title="Platessa" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Platessa">platesse</a>, lunghe circa 30 cm ed anche dei <a title="Gamberetto" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Gamberetto">gamberetti</a>. Secondo Piccard, «il fondo appariva luminoso e chiaro, un deserto che faceva trapelare diverse forme di <a title="Diatomea" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Diatomea">diatomee</a>» (fonte Wikipedia).</p></blockquote>
<p>Più avanti di tutti nello sviluppo di questi progetti sembra essere Branson che programma i primi viaggi entro la fine del 2011. Tramite la Hawkes Ocean Technologies, il magnate della Virgin ha realizzato una specie di piccolo areo subacqueo delle dimensioni di 5 metri e mezzo in grado di immergersi nelle acque più profonde. Al suo interno troverà posto una sola persona che viaggerà sdraiata e che avrà a disposizione un piccolo oblò per guardarsi intorno. Brason non è nuovo a questo tipo di inziative, già nel 2008 annunciò al mondo di aver creato la Virgin Galactic una compagnia spaziale nata per le gite turistiche oltre atmosfera. Più orientato alla ricerca scientifica invece quello di Schmidt. Cameron invece, attratto dai fondali marini, sta mettendo a punto un nuovo sistema di riprese tridimensionali che probabilmente vorrà sfruttare per il cinema e per i documentari in cui spesso, il famoso registra, si è cimentato.</p>

	Tag:<a href="http://www.aolamagna.it/tag/challenger-deep/" title="challenger deep" rel="tag">challenger deep</a>, <a href="http://www.aolamagna.it/tag/fossa-delle-marianne/" title="fossa delle marianne" rel="tag">fossa delle marianne</a>, <a href="http://www.aolamagna.it/tag/turismo-subacqueo/" title="turismo subacqueo" rel="tag">turismo subacqueo</a><br />
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		<title>Il metodo Cousteau: sentinella della biodiversità</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Aug 2011 17:14:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Chiara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Pierre Yves Cousteau, 29 anni, figlio del celebre Jacques, esploratore degli abissi marini, morto nel &#8217;97, ha appena escogitato un modo interessante per preservare il Nostro Mare dalle specie tropicali sempre più invadenti. Diventare &#8221; sentinella della biodiversità&#8221; è semplice basta &#8230; <a href="http://www.aolamagna.it/2011/08/il-metodo-cousteau-sentinella-della-biodiversita/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.aolamagna.it/wp-content/uploads/2011/08/Pierre-Yves-Cousteau.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3747" title="Pierre Yves Cousteau" src="http://www.aolamagna.it/wp-content/uploads/2011/08/Pierre-Yves-Cousteau-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>Pierre Yves Cousteau, 29 anni, figlio del celebre Jacques, esploratore degli abissi marini, morto nel &#8217;97, ha appena escogitato un modo interessante per preservare il Nostro Mare dalle specie tropicali sempre più invadenti. Diventare &#8221; sentinella della biodiversità&#8221; è semplice basta essere un subacqueo o  amare il mare e armarsi di pinne e maschera. I primi centri  sub che hanno aderito all&#8217;iniziativa sono a Formentera e Ibiza in Spagna e a Santorini in Grecia. E sul web, in onore dei 101 anni dalla nascita del padre, l&#8217;11 giugno scorso, Pierre ha lanciato un concorso di poesie sul mare. &#8220;I poeti, raccontava mio padre, sono le sole persone che cambiano il mondo, con il loro spirito creativo&#8221;. Più di 3.000, in tre giorni, gli interessati all&#8217;iniziativa, oltre cento le composizioni scelte. Quella vincitrice comparirà sulla targa che verrà deposta a fine agosto sui fondali dell&#8217;isola greca di Santorini. L&#8217;obiettivo è anche quello di tutelare i siti di immersione separandoli da quelli di pesca. E&#8217; nello stesso interesse dei pescatori, perché in questo modo le zone protette possono ripopolarsi&#8221;. &#8220;Stiamo sviluppando quindi una rete di centri sub &#8211; ha spiegato Pierre Yves Cousteau &#8211; per formare osservatori di biodiversità marina.Chi vuole partecipare ha la possibilità di iscriversi a un corso in cui viene utilizzata una tavoletta di plastica dove sono disegnati vari tipi di pesci, invertebrati e fondali, che svolgono il ruolo di indicatori della salute del mare, sono minacciati o arrivano dal Mar Rosso.  E&#8217; importante inoltre definire il tipo di habitat marino. &#8220;Si annota anche il tipo di fondale &#8211; ha aggiunto Cousteau &#8211; o &#8216;copertura biologica&#8217;, ad esempio con sabbia, pietra o posidonia&#8221;. Chi partecipa poi condivide anche foto, fornite di riferimenti geografici e data.</p>
<p><a href="http://www.ansa.it">http://www.ansa.it</a></p>
<p><a href="http://www.cousteaudivers.org/">http://www.cousteaudivers.org/</a></p>

	Tag:<a href="http://www.aolamagna.it/tag/ambiente/" title="ambiente" rel="tag">ambiente</a>, <a href="http://www.aolamagna.it/tag/biodiversita/" title="biodiversità" rel="tag">biodiversità</a>, <a href="http://www.aolamagna.it/tag/biologia-marina/" title="biologia marina" rel="tag">biologia marina</a>, <a href="http://www.aolamagna.it/tag/jacques-cousteau/" title="Jacques Cousteau" rel="tag">Jacques Cousteau</a><br />
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		<title>Il fumo fa male al mare? in arrivo 100 mila posacenere</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Aug 2011 13:25:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Chiara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;associazione ambientalista &#8220;Marevivo&#8221;, in collaborazione con JTI – Japan Tobacco International, con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e del Corpo delle Capitanerie di Porto ed il supporto di SIB – Sindacato Italiano Balneari, promuove una capagna di sensibilizzazione  per la &#8230; <a href="http://www.aolamagna.it/2011/08/il-fumo-fa-male-al-mare-in-arrivo100-mila-posacenere/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.aolamagna.it/wp-content/uploads/2011/08/poster_27.gif"><img class="size-full wp-image-3718 alignleft" title="poster_27" src="http://www.aolamagna.it/wp-content/uploads/2011/08/poster_27.gif" alt="" width="150" height="214" /></a>L&#8217;associazione ambientalista &#8220;Marevivo&#8221;, in collaborazione con JTI – Japan Tobacco International, con il <strong>patrocinio del Ministero dell’Ambiente</strong> e del <strong>Corpo delle Capitanerie di Porto</strong> ed il supporto di <strong>SIB</strong> – Sindacato Italiano Balneari, promuove una capagna di sensibilizzazione  per la tutela dei litorali italiani dal titolo &#8220;<em><strong>Ma il mare non vale una cicca?&#8221;.</strong></em> Si tratta di  salvaguardare 8 mila chilometri di fasce costiere compromesse  dall&#8217;inquinamento causato dai mozziconi di sigaretta, che rappresentano il 40% dei rifiuti totali abbandonati sulle spiagge e impiegano da 1 a 5 anni a biodegradarsi. <strong>Il 6 e 7 agosto 100 mila posacenere tascabili saranno distribuiti in 330 spiagge italiane.</strong></p>
<p>L&#8217;iniziativa di Marevivo eviterà che finiscano in acqua 600.000 filtri al giorno, pari a 18 km di costa ininterrotta e l’equivalente dell’altezza di due monti Everest (8.848 metri per 2).</p>
<p><a href="http://www.marevivo.it/mare_cicca2011.php">www.marevivo.it/mare_cicca2011.php</a></p>
<p> <a title="marevivo" href="http://www.focus.it/natura-e-ambiente/">www.focus.it/natura-e-ambiente/</a></p>
<p>&nbsp;</p>

	Tag:<a href="http://www.aolamagna.it/tag/ambiente/" title="ambiente" rel="tag">ambiente</a>, <a href="http://www.aolamagna.it/tag/biologi/" title="biologi" rel="tag">biologi</a>, <a href="http://www.aolamagna.it/tag/inquinamento/" title="inquinamento" rel="tag">inquinamento</a><br />
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		<title>La super colla che viene dalle cozze</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Aug 2011 09:53:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sul Nature Chemical Biology i ricercatori dell&#8217;Università della California hanno recentemente pubblicato uno studio sulle cozze e la loro capacità di rimanere saldamente attaccate agli ormeggi che le raccolgono, o in natura agli scogli. La materia collante che permette al &#8230; <a href="http://www.aolamagna.it/2011/08/la-super-colla-che-viene-dalle-cozze/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.aolamagna.it/wp-content/uploads/2011/04/cozza_c.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3228" title="cozza_c" src="http://www.aolamagna.it/wp-content/uploads/2011/04/cozza_c-300x236.jpg" alt="" width="210" height="165" /></a>Sul Nature Chemical Biology i ricercatori dell&#8217;Università della California hanno recentemente pubblicato uno studio sulle cozze e la loro capacità di rimanere saldamente attaccate agli ormeggi che le raccolgono, o in natura agli scogli. La materia collante che permette al bisso di rimanere attaccato alle roccie contiene infatti al suo interno una proteina che la protegge dall&#8217;ossidazione.<br />
Il bisso altro non è che una serie di filamenti sparati fuori dal molluso ciascuno dei quali termina con una sorta di placca aderente. Al suo interno una potreina chiamata Dopa (diidrossifenilalanina &#8211; &#8220;mfp-3&#8243; ) agisce come forte collante mentre l&#8217;altra proteina, l&#8217;mfp-6, protegge questi filamenti dall&#8217;ossidazione dovuta all&#8217;acqua di mare.<br />
La scoperta si fa interessante soprattutto per i risvolti commerciali che potrebbero interessare i biomateriali adesivi.</p>

	Tag:<a href="http://www.aolamagna.it/tag/bisso/" title="bisso" rel="tag">bisso</a>, <a href="http://www.aolamagna.it/tag/cozze/" title="cozze" rel="tag">cozze</a>, <a href="http://www.aolamagna.it/tag/super-colla/" title="super colla" rel="tag">super colla</a><br />
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		<title>Siamo sicuri del pesce che mangiamo?</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Jul 2011 07:55:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.aolamagna.it/wp-content/uploads/2011/05/fishdependenceday.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-3268" title="fishdependenceday" src="http://www.aolamagna.it/wp-content/uploads/2011/05/fishdependenceday-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>La domanda che ci coinvolge tutti è &#8220;siamo sicuri del pesce che mangiamo?&#8221;. Quello che abbiamo nel piatto è una sogliola del Mediterraneo o un halibut dell&#8217;Atlantico? Le vongole sono veraci e nostrane oppure vengono importate dalla Turchia?<br />
Secondo l&#8217;Istituto di Ricerche economiche per la pesca e l&#8217;acquacoltura nel 2010 in Italia sono stati commercializzate circa 900mila tonnellate di pesce di cui solo 231mila pescato nel nostro mare! Tutto il resto proviene dall&#8217;estero e la sua provenienza è difficilmente tracciabile diversamente come avviene per altri prodotti alimentari quali, ad esempio, la carne bovina.<br />
Il settore della pesca è sicuramente uno dei più aggrediti dalle importazioni selvaggie dall&#8217;estero, soprattutto dai mercati asiatici ed il rischio della sofisticazione è molto alto, come denuncia Coldiretti che sottolinea come almeno i due terzi del pesce servito sulle nostre tavole non proviene dai nostri mari.<br />
Già nell&#8217;<a title="Il 30 aprile abbiamo mangiato l’ultimo pesce" href="http://www.aolamagna.it/2011/05/il-30-aprile-abbiamo-mangiato-lultimo-pesce/" target="_blank">articolo pubblicato</a> nell&#8217;aprile scorso ponevamo l&#8217;accento sui consumi di pesce nostrani sottolineando come dal 1 maggio tutto quello che viene servito sulle nostre tavole è pesce importato! Questo senza che il consumatore abbia la reale percezione della provenienza e senza che vi sia una seria tutela per la nostra salute.<br />
Così finisce che a Mazara del Vallo, uno dei mercati ittici più importanti d&#8217;Italia, i gamberetti rossi siano del Mozambico ma venduti per italiani, in altri mercati, spesso battuti dai turisti in vacanza, la percentuale del taroccato è se vogliamo ancora più alta.<br />
Tra gli scambi più diffusi c&#8217;è il pangasio del Mekong (Thailandia &#8211; Lagos) venduto come filetto di cernia, il merluzzo fresco che invece è pollak, il filetto di pesce spada che in realtà è un trancio di squalo smeriglio, il pesce serra al posto delle spigole e via di questo passo&#8230;<br />
Quindi occhio a cosa compriamo e, soprattutto, a cosa mangiamo!</p>

	Tag:<a href="http://www.aolamagna.it/tag/mercato-del-pesce/" title="mercato del pesce" rel="tag">mercato del pesce</a>, <a href="http://www.aolamagna.it/tag/pesca/" title="pesca" rel="tag">pesca</a>, <a href="http://www.aolamagna.it/tag/sofisticazione/" title="sofisticazione" rel="tag">sofisticazione</a><br />
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		<title>La moviola di un pasto</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Jul 2011 10:11:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un breve video realizzato dagli studiosi del Wainwright Laboratory (Davis &#8211; California) che immortala l&#8217;attimo in cui alcuni pesci predano le loro piccole vittime. Tag:attimo, pasto, pesci, predazione, wainwright]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un breve video realizzato dagli studiosi del Wainwright Laboratory (Davis &#8211; California) che immortala l&#8217;attimo in cui alcuni pesci predano le loro piccole vittime.</p>
<p><object width="500" height="250" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowScriptAccess" value="always" /><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="flashvars" value="bgColor=black&amp;autostart=false&amp;keyT=&amp;key=&amp;baseURL=http://tv.repubblica.it/static/images/player/&amp;file=repubblicatv/file/2011/07//pasto_pesci240611_cap.mp4&amp;repeat=false&amp;logo=0&amp;strip=0&amp;nielsenBrand=repubblicatv_&amp;brand=brand_repubblicaradio&amp;dState=normal&amp;scaleMethod=fit&amp;rel=false&amp;fsType=fl&amp;baseURL=http://tv.repubblica.it/static/images/player/&amp;videoTitle=Il pasto alla moviola: pesce grosso mangia pesce piccolo&amp;streamURL=http://tv.repubblica.it/tecno-e-scienze/il-pasto-alla-moviola-pesce-grosso-mangia-pesce-piccolo/73256?video=&amp;ref=HRESS-13&amp;nielsenBrand=repubblicatv_&amp;pub=tecno_e_scienze" /><param name="src" value="http://tv.repubblica.it/static/swf/z_adv_player.swf" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed width="500" height="250" type="application/x-shockwave-flash" src="http://tv.repubblica.it/static/swf/z_adv_player.swf" allowScriptAccess="always" allowFullScreen="true" flashvars="bgColor=black&amp;autostart=false&amp;keyT=&amp;key=&amp;baseURL=http://tv.repubblica.it/static/images/player/&amp;file=repubblicatv/file/2011/07//pasto_pesci240611_cap.mp4&amp;repeat=false&amp;logo=0&amp;strip=0&amp;nielsenBrand=repubblicatv_&amp;brand=brand_repubblicaradio&amp;dState=normal&amp;scaleMethod=fit&amp;rel=false&amp;fsType=fl&amp;baseURL=http://tv.repubblica.it/static/images/player/&amp;videoTitle=Il pasto alla moviola: pesce grosso mangia pesce piccolo&amp;streamURL=http://tv.repubblica.it/tecno-e-scienze/il-pasto-alla-moviola-pesce-grosso-mangia-pesce-piccolo/73256?video=&amp;ref=HRESS-13&amp;nielsenBrand=repubblicatv_&amp;pub=tecno_e_scienze" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" /></object></p>

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