Category Archives: biologia

Anguille alla diossina, Brescia si adegua

Anche la Provincia di Brescia con la delibera della giunta provinciale pubblicata il 13 settembre ha bloccato la pesca delle anguille contaminate da diossina e da policlorobifenili, adeguandosi così a quanto già fatto dalla provincia di Verona e di Trento.
Ora quindi lo stop alla pesca delle anguille sul Lago di Garda assume una dimensione totale a garanzia della salute dei consumatori. Ancora poco chiare le cause che hanno provocato l’inquinamento delle carni di questo pesce.

 

Sono gli abissi la nuova meta del turismo

La Fossa delle Marianne nell’Oceano Pacifico, uno dei luoghi più inacessibili ed estremi del pianeta, potrebbe presto diventare la meta di una nuova forma di turismo. Entro fine anno infatti si completerà una flottiglia di sottomarini in grado di trasportare visitatori e curiosi nel “Challenger Deep” il punto più profondo della fossa ad undici chilometri sotto il livello del mare (10.901 metri). Questo punto prende il nome dal vascello inglese Challenger II della Royal Navy che fu il primo ad effettuare i rilevamenti in questa zona.

Fossa delle Marianne (Challenger Deep - 10.901 m.)

Oltre alla cooperativa Triton Submarines, scendono in campo anche Eric Brason (Virgin), Eric E. Schmidt (Google) e ovviamente James Cameron il famoso regista di Titanic e Avatar la cui passione per il mare non è certo una novità.

Sarà quindi possibile, per chi se lo protrà permettere visto che i prezzi a quanto pare non saranno popolari, effettuare un giro turistico negli abissi più oscuri dove la luce solare non riesce a penetrare e la pressione esterna è mille volte più alta rispetto a quella terrestre e la temperatura dell’acqua e prossima a punto di glaciazione.

Fino ad oggi solo il batiscafo Triestre della U.S. Navy,  il 23 gennaio del 1960, riuscì a raggiungere il fondo della fossa con a bordo Don Walsh e Jacque Piccard. Gli strumenti di bordo individuarono una profondità di 11 521 m, più tardi rettificati a 10 916 m. Sul fondo i due esploratori furono sorpresi di trovare delle particolari specie di sogliole o platesse, lunghe circa 30 cm ed anche dei gamberetti. Secondo Piccard, «il fondo appariva luminoso e chiaro, un deserto che faceva trapelare diverse forme di diatomee» (fonte Wikipedia).

Più avanti di tutti nello sviluppo di questi progetti sembra essere Branson che programma i primi viaggi entro la fine del 2011. Tramite la Hawkes Ocean Technologies, il magnate della Virgin ha realizzato una specie di piccolo areo subacqueo delle dimensioni di 5 metri e mezzo in grado di immergersi nelle acque più profonde. Al suo interno troverà posto una sola persona che viaggerà sdraiata e che avrà a disposizione un piccolo oblò per guardarsi intorno. Brason non è nuovo a questo tipo di inziative, già nel 2008 annunciò al mondo di aver creato la Virgin Galactic una compagnia spaziale nata per le gite turistiche oltre atmosfera. Più orientato alla ricerca scientifica invece quello di Schmidt. Cameron invece, attratto dai fondali marini, sta mettendo a punto un nuovo sistema di riprese tridimensionali che probabilmente vorrà sfruttare per il cinema e per i documentari in cui spesso, il famoso registra, si è cimentato.

Il metodo Cousteau: sentinella della biodiversità

Pierre Yves Cousteau, 29 anni, figlio del celebre Jacques, esploratore degli abissi marini, morto nel ’97, ha appena escogitato un modo interessante per preservare il Nostro Mare dalle specie tropicali sempre più invadenti. Diventare ” sentinella della biodiversità” è semplice basta essere un subacqueo o  amare il mare e armarsi di pinne e maschera. I primi centri  sub che hanno aderito all’iniziativa sono a Formentera e Ibiza in Spagna e a Santorini in Grecia. E sul web, in onore dei 101 anni dalla nascita del padre, l’11 giugno scorso, Pierre ha lanciato un concorso di poesie sul mare. “I poeti, raccontava mio padre, sono le sole persone che cambiano il mondo, con il loro spirito creativo”. Più di 3.000, in tre giorni, gli interessati all’iniziativa, oltre cento le composizioni scelte. Quella vincitrice comparirà sulla targa che verrà deposta a fine agosto sui fondali dell’isola greca di Santorini. L’obiettivo è anche quello di tutelare i siti di immersione separandoli da quelli di pesca. E’ nello stesso interesse dei pescatori, perché in questo modo le zone protette possono ripopolarsi”. “Stiamo sviluppando quindi una rete di centri sub – ha spiegato Pierre Yves Cousteau – per formare osservatori di biodiversità marina.Chi vuole partecipare ha la possibilità di iscriversi a un corso in cui viene utilizzata una tavoletta di plastica dove sono disegnati vari tipi di pesci, invertebrati e fondali, che svolgono il ruolo di indicatori della salute del mare, sono minacciati o arrivano dal Mar Rosso.  E’ importante inoltre definire il tipo di habitat marino. “Si annota anche il tipo di fondale – ha aggiunto Cousteau – o ‘copertura biologica’, ad esempio con sabbia, pietra o posidonia”. Chi partecipa poi condivide anche foto, fornite di riferimenti geografici e data.

http://www.ansa.it

http://www.cousteaudivers.org/

Il fumo fa male al mare? in arrivo 100 mila posacenere

L’associazione ambientalista “Marevivo”, in collaborazione con JTI – Japan Tobacco International, con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e del Corpo delle Capitanerie di Porto ed il supporto di SIB – Sindacato Italiano Balneari, promuove una capagna di sensibilizzazione  per la tutela dei litorali italiani dal titolo “Ma il mare non vale una cicca?”. Si tratta di  salvaguardare 8 mila chilometri di fasce costiere compromesse  dall’inquinamento causato dai mozziconi di sigaretta, che rappresentano il 40% dei rifiuti totali abbandonati sulle spiagge e impiegano da 1 a 5 anni a biodegradarsi. Il 6 e 7 agosto 100 mila posacenere tascabili saranno distribuiti in 330 spiagge italiane.

L’iniziativa di Marevivo eviterà che finiscano in acqua 600.000 filtri al giorno, pari a 18 km di costa ininterrotta e l’equivalente dell’altezza di due monti Everest (8.848 metri per 2).

www.marevivo.it/mare_cicca2011.php

 www.focus.it/natura-e-ambiente/

 

La super colla che viene dalle cozze

Sul Nature Chemical Biology i ricercatori dell’Università della California hanno recentemente pubblicato uno studio sulle cozze e la loro capacità di rimanere saldamente attaccate agli ormeggi che le raccolgono, o in natura agli scogli. La materia collante che permette al bisso di rimanere attaccato alle roccie contiene infatti al suo interno una proteina che la protegge dall’ossidazione.
Il bisso altro non è che una serie di filamenti sparati fuori dal molluso ciascuno dei quali termina con una sorta di placca aderente. Al suo interno una potreina chiamata Dopa (diidrossifenilalanina – “mfp-3″ ) agisce come forte collante mentre l’altra proteina, l’mfp-6, protegge questi filamenti dall’ossidazione dovuta all’acqua di mare.
La scoperta si fa interessante soprattutto per i risvolti commerciali che potrebbero interessare i biomateriali adesivi.

Siamo sicuri del pesce che mangiamo?

La domanda che ci coinvolge tutti è “siamo sicuri del pesce che mangiamo?”. Quello che abbiamo nel piatto è una sogliola del Mediterraneo o un halibut dell’Atlantico? Le vongole sono veraci e nostrane oppure vengono importate dalla Turchia?
Secondo l’Istituto di Ricerche economiche per la pesca e l’acquacoltura nel 2010 in Italia sono stati commercializzate circa 900mila tonnellate di pesce di cui solo 231mila pescato nel nostro mare! Tutto il resto proviene dall’estero e la sua provenienza è difficilmente tracciabile diversamente come avviene per altri prodotti alimentari quali, ad esempio, la carne bovina.
Il settore della pesca è sicuramente uno dei più aggrediti dalle importazioni selvaggie dall’estero, soprattutto dai mercati asiatici ed il rischio della sofisticazione è molto alto, come denuncia Coldiretti che sottolinea come almeno i due terzi del pesce servito sulle nostre tavole non proviene dai nostri mari.
Già nell’articolo pubblicato nell’aprile scorso ponevamo l’accento sui consumi di pesce nostrani sottolineando come dal 1 maggio tutto quello che viene servito sulle nostre tavole è pesce importato! Questo senza che il consumatore abbia la reale percezione della provenienza e senza che vi sia una seria tutela per la nostra salute.
Così finisce che a Mazara del Vallo, uno dei mercati ittici più importanti d’Italia, i gamberetti rossi siano del Mozambico ma venduti per italiani, in altri mercati, spesso battuti dai turisti in vacanza, la percentuale del taroccato è se vogliamo ancora più alta.
Tra gli scambi più diffusi c’è il pangasio del Mekong (Thailandia – Lagos) venduto come filetto di cernia, il merluzzo fresco che invece è pollak, il filetto di pesce spada che in realtà è un trancio di squalo smeriglio, il pesce serra al posto delle spigole e via di questo passo…
Quindi occhio a cosa compriamo e, soprattutto, a cosa mangiamo!

La moviola di un pasto

Un breve video realizzato dagli studiosi del Wainwright Laboratory (Davis – California) che immortala l’attimo in cui alcuni pesci predano le loro piccole vittime.

WWF e petizione contro la pesca eccessiva

Raccogliamo e promuoviamo anche noi di Aola la petizione on-line lanciata dal WWF per chiedere alle autorità politiche nazionali ed europee lo stop della pesca eccessiva nei nostri mari.
La pesca eccessiva ha consumato gli stock ittici in Europa e nel mondo. Di pesce, ormai ce n’e’ sempre di meno e a dirlo non sono solo gli esperti ma gli stessi pescatori!
Nelle acque europee circa il 70% degli stock ittici sono sovrasfruttati.
Si pescano piu’ pesci di quanti ne nascono. Specie simbolo come il tonno rosso del Mediterraneo o il baccalà dell’Atlantico sono stati enormemente sfruttati per decenni. Molte specie sono a rischio estinzione!

L’Europa ha purtroppo sempre mal gestito la pesca. La sua politica comune della pesca (PCP) è attualmente in fase di revisione. Ecco perché questo momento può diventare un’opportunità unica per assicurare un futuro ai nostri mari e alle specie ittiche che vi prosperano. Da qui la petizione lanciata dal WWF indirizzata al Presidente ed ai membri del Parlamento Europeo. ù

La petizione chiede:

  • che la pesca venga gestita in maniera coerente, costante e con prospettive di lungo termine, a livello di bacino, per consentire agli stock di ricostituirsi
  • che un insieme di regole condivise consentano ai pescatori di prendere ciò che è ragionevole, scientificamente deciso, e soprattutto quando è necessario
  • di applicare questi stessi principi a tutte i pescherecci europee ovunque essi operino nel mondo

Perché ricordiamolo “Un mare senza pesci, è un mare morto”

Clicca qui per compilare la petizione on-line sul sito del WWF, due minuti del tuo tempo possono cambiare la salute dei nostri mari!