Nella notte tra sabato e domenica tre subacquei sono stati letteralmente pescati in flagranza di reato dal nucleo subacqueo dei Carabinieri di Castellamare di Stabia mentre con mazzuole e scalpelli stavano distruggendo le rocce dei notissimi faraglioni di Capri per estrarre i famosi e proibiti “datteri di mare” (Lithophaga lithophaga).
I tre, a quanto pare già noti alle forze dell’ordine, sono stati sorpresi da una motovedetta dei carabinieri mentre distruggevano le rocce in questa pratica tanto illegale quanto altamente distruttiva dell’ecosistema marino; pratica vietata in tutta l’Unione Europea dal 2006 e già dal 1998 in Italia.
All’atto dell’arresto il gruppetto aveva già raccolto circa 6 kg di questi preziosi frutti di mare (un bottino che gli avrebbe valso diverse centinaia di euro al mercato nero) che i carabinieri hanno poi distrutto tramite l’affondamento in acque profonde. Tutte le attrezzature subacquee, comprese quelle per l’estrazione dei preziosi molluschi, sono state poste sotto sequestro.
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Bastardi dentro… bastardi sotto!
6 settembre 2010Un mare di plastica
1 settembre 2010Il video, nel quale si immagina un mare fatto solo di plastica, è stato realizzato dalla oceanografa Sylvia Alice Earle con l’obiettivo di richiamare l’attenzione di tutti al drammatico problema della plastica dispersa in mare. Con questo video la Earle ha vinto il premio TED 2009 per il miglior intervento scientifico dedicato al settore degli oceani.
- Secondo Surfrider Foundation ogni anno muoiono più di 1 milione di uccelli e mammiferi marini per aver ingerito rifiuti di plastica.
- Nella zona conosciuta come il Pacific Garbage Patch ci sono oltre 100 milioni di tonnellate di plastica.
- Si calcola che se si aggregasse tutta la plastica dispersa negli oceani si otterrebbe una superficie complessiva doppia a quella del territorio degli Stati Uniti.
BOA di segnalazione sub
25 agosto 2010Quella che vedete è una tipica boa di segnalazione sub. Sotto di essa, nell’arco di 50 metri di raggio dalla verticale del segnale, ci siamo noi subacquei o apneisti. Le imbarcazioni devono transitare ad almeno 100 metri da questo segnale (meglio se abbondano!). Non dimentichiamolo! Notizie come questa non voremo più leggerle.
Fonte: Repubblica.it
Ritrovato galeone del primo secolo a.C.
25 agosto 2010Su segnalazione di alcuni bagnanti, adagiata su un fondale di circa quattro metri e a circa quattrocento metri dalla battigia, è stato ritrovato dal nucleo sommozzatori della Guardia di Finanza un galeone di epoca romana risalente probabilmente al periodo tra il II e I secolo a.C.
Il ritrovamento avvenuto in località Torre Borraco a San Pietro di Bevagna (Taranto) fa pensare, ad una prima analisi dei numerosi reperti, ad una imbarcazione utilizzata per il trasporto di masserizie e anfore.
Fonte: Repubblica.it | Corriere.it | Fotogallery
Sogliole tossiche nel santuario dei cetacei
24 agosto 2010
Greenpeace ha lanciato un nuovo allarme inquinamento riscontrato nelle acque del cosiddetto Santuario dei Cetacei, uno specchio di mare compreso tra Italia, Francia e Principato di Monaco. I risultati messi in evidenza dall’ONG dimostrano la presenza di forti agenti inquinanti tra i quali anche i velenosissimi mercurio (oltre il limite di legge nel 25% dei campioni prelevati) e piombo che sono stati rinvenuti nei tessuti di 31 esemplari di sogliola comune (Solea vulgaris) pescati in 5 aree al largo tra Civitavecchia, Viareggio, Livorno, Lerici e Genova.
La presenza del mercurio e del piombo, in un alimento utilizzato soprattutto durante lo svezzamento dei bambini, potrebbero intervenire nel regolare sviluppo del cervello arrecando danni al sistema renale con il rischio di patologie cancerogene. Già qualche tempo fa era stato riscontrato nella zona un forte inquinamento da batteri fecali, l’area quindi dimostra di essere a rischio di degrado ambientale.
Le analisi sono state commissionate da Greenpeace al Dipartimento di Scienze Ambientali dell’ Università degli Studi di Siena.
Fonte: Corriere.it | Greenpeace Italia
Omaggio a Wes fotografo dell’impossibile
22 agosto 2010Sul numero di Agosto del National Geographic segnaliamo un interessantissimo articolo sulle Blue Holes, profonde cavità sommerse al di sotto delle isole Bahamas.
Per gli scienziati che si cimentano nello studio di questi ambienti i “blue holes” sono ”maledetti” come la tomba di Tutankhamon per gli archeologi o l’Everest e il K2 per gli alpinisti. L’esplorazione richiede una preparazione psicofisica adeguata ed una attrezzatura particolare che permetta di superare gli strati di acido solfidrico che si incontrano a determinate profondita e che provocano bruciori e forti attacchi di nausea. L’esplorazione di questi ambienti primordiali con più di 150 immersioni in decine di grotte, ha permesso di raccogliere dati che promettono di ampliare le nostre conoscenze in campi vastissimi: dalla geologia alla chimica delle acque, dalla biologia alla paleontologia, fino all’archeologia e perfino all’astrobiologia, lo studio della vita nell’universo.
Il servizio che il National Geografic propone contiene immagini davvero suggestive e spettacolari e sono tra gli ultimi scatti del grande fotografo subacqueo Wes C. Skiles che poco dopo aver terminato questo lavoro si è spento nell’oceano di casa al largo della Florida dove stava realizzando delle riprese subacquee.
Per leggere l’articolo sulle Blue Holes clicca qui.
Per vedere la photogallery del National Geografic clicca qui.
Legambiente pubblica i risultati per il lago di Garda
5 agosto 2010
Nella giornata di ieri Legambiente ha reso noto i risultati riguardanti il lago di Garda e, stando a quando si può leggere dal suo rapporto, la situazione per il nostro lago (purtroppo comune a quella di tutti gli altri grandi laghi del nord Italia) non è delle più incoraggianti.
Il quadro che ne esce è rispetto allo scorso anno peggiore nei risultati forniti dai campionamenti delle acque.
Sono infatti ben 17 i punti sul Garda che risultano inquinati. Di questi 10 spettano alla Lombardia, 6 al Veneto e 1 al Trentino Alto Adige. Dei 10 punti critici sulla sponda lombarda, sono risultati fortemente inquinati i campioni prelevati a Tignale, Toscolano Maderno, Salò, Moniga del Garda, 2 punti a Desenzano del Garda e 2 a Sirmione, mentre sono risultati inquinati quelli di Tremosine e Limone del Garda.
In Veneto sono 6 le aree critiche. Sono risultati fortemente inquinati i campioni di Bardolino, Peschiera del Garda, Lazise e 2 punti prelevati a Castelnuovo del Garda; inquinato il campione di Garda. In Trentino infine è stato rilevato un punto inquinato a Torbole.
Nemici del lago sono soprattutto le foci dei torrenti che in esso si riversano e gli scarichi abusivi che ancora persistono lungo tutte le coste. Il depuratore risulta allo stato attuale sottodimensionato alle necessità urbanistiche e demografiche del bacino benacense con problemi irrisolti legati aglii sfioratori di piena e al collettore sub – lacuale “Maderno – Torri” che da anni si parla senza riscontri positivi di potenziare.
Questa la mappa delle località pubblicate dal rapporto di Legambiente che potete leggere interamente cliccando qui.
Regione Lombardia
- Limone del Garda: foce torrente San Giovanni
- Tremosine: località Campione del Garda, foce torrente San Michele
- Tignale: foce torrente Piovere
- Toscolano Maderno: foce torrente Bornico
- Salò: foce torrente Barbarano (Località Barbarano)
- Moniga del Garda: scarico nei pressi del porto di Moniga
- Desenzano del Garda: località Rivoltella, spiaggia via Agello
- Desenzano del Garda: scarico via Cesare Battisti
- Sirmione: foce Rio della Garbella
- Sirmione: foce Rio della Bragagna (Località Bragagna)
Regione Veneto
- Garda: foce torrente Gusa
- Bardolino: foce torrente San Severo
- Castelnuovo del Garda: foce Rio Drugale dei Ronchi (Località Ronchi)
- Castelnuovo del Garda: lido comunale (Località Campanello)
- Peschiera del Garda: foce Rio Sermana (Località Sermana)
- Lazise: foce fosso Mara
Regione Trentino Alto Adige
- Riva del Garda: foce torrente Sarca
= Inquinato: Enterococchi intestinali maggiori di 500 ufc/100ml e/o Escherichia Coli maggiore di 1.000 ufc/100ml
= Fortemente inquinati: Enterococchi intestinali maggiori di 1.000 ufc/100ml e/o Escherichia Coli maggiore di 2.000 ufc/100ml
Per leggere l’intero dossier di Legambiente clicca qui.
Una cartolina dal WWF – Squali in pericolo !
4 agosto 2010Molte specie nei mari del mondo sono a rischio, tra queste anche gli squali, ricercati per la loro pelle, le loro carni, le loro pinne, i loro denti, le loro cartilagini.
A questo si aggiungono catture incontrollate e sistemi di pesca illegali che nel tempo hanno drasticamente ridotto molte specie di squali sull’orlo dell’estinzione.
Ogni anno l’uomo cattura milioni di esemplari. Alcuni di loro dopo aver subito orrende mutilazioni vengono gettati in mare ancora vivi!
La domanda che ci fa il WWF è tanto banale quanto diretta – “Se hai un amico in difficoltà tu lo aiuti, giusto?”
Allora scegliamo tutti uno squalo per amico aiutando il WWF nel difficile compito di salvarli!
Gli squali sono in cima alla catena alimentare e giocano un ruolo importantissimo per il delicato equilibrio marino.
Per chi volesse c’è la possibilità di aiutare il WWF facendo una piccola donazione con un minimo di €. 10 con un simpatico omaggio, un libro fotografico per scoprire meglio il mondo di queste straordinarie creature.
Per fare una donazione cliccate su questo link.
Un mare che cambia!
3 agosto 2010Il Mediterraneo sta cambiando volto, nuovi pesci e vegetali lo stanno colonizzando, mentre le specie autoctone modificano le loro abitudini. Spettacolo per chi si immerge, indizio preoccupante sullo stato di salute del nostro mare. Questo fenomeno è stato messo in luce grazie alla nascita della prima banca dati sulle specie aliene realizzata nel bacino del Mediterraneo dall’ Istituto per la Ricerca Applicata sul Mare (Icram). I nuovi arrivati si trovano talmente bene da diffondersi rapidamente da nord a sud e ciò porta ad alterazioni del nostro delicato habitat marino. I problemi ricadono soprattutto sulla biodiversità degli ambienti del Mediterraneo. Spiega Franco Andaloro, Direttore di ricerca dell’Icram: “Quello che preoccupa in tutto questo, non è tanto l’arrivo in sé e per sé di nuove specie di pesci in un mare relativamente giovane come il Mare Nostrum (esso infatti non ha più di 50 milioni di anni), quanto la velocità con cui si sta verificando il fenomeno”. Ciò vale non solo in questo caso specifico, ma in tutti i settori dove i mutamenti climatici stanno apportando delle alterazioni. “Una veloce propagazione di specie di origine indopacifica, che hanno preso il posto di quelle di origine atlantica, come avveniva in passato”, spiega Andaloro.
In tal senso nascono competizioni, come tra la Caulerpa racemosa e l’alga bruna Cystoseira autoctona del Mediterraneo o la pianta Posidonia oceanica. La Caulerpa soffoca gli altri organismi con la fitta rete di stoloni e impedisce ai semi della Posidonia di attecchire sul suolo, compromettendone la riproduzione. Ma le praterie di Posidonia sono un indice prezioso della salute del mare perché 1m² di questa pianta produce 20 litri al giorno di ossigeno.
Oggi si contano 8 specie che ormai sono diventate comuni nel nostro mare che provengono dal Mar Rosso. Si va dal pesce flauto, allo Stephanolepis diaspor (un parente del pesce balestra), dal barracuda indopacifico al Leiognathus klunzingeri fino ad altri meno noti come il Siganus luridus e il Siganus rivulatu (vegetariani come la salpa, che hanno rimpiazzato nei mari greci), l’Etrumerus teres (una sorta di grossa sardina) e il Penpheris vanicolensis. Sconosciuti fino a pochi decenni fa nei nostri mari ora si trovano benissimo, ma a scapito di altre specie endemiche.
Complessivamente l’Icram ha censito 565 specie aliene appartenenti a 8 gruppi animali e vegetali (132 vegetali 25 cnidari, 12 ascidacei, 141 molluschi, 59 anellidi, 120 pesci, 60 crostacei 16 briozoi). Il 63% di queste arriva dal Canale di Suez, mentre il 29% è di provenienza atlantica, il resto di altri mari ancora. Così possiamo trovarci faccia a faccia con tre ricciole di origine africana (Seriola fasciata, S. rivoliana e S. carpenteri), la triglia del Mar Rosso (Upeneus moluccensis), i pesci palla e i pesci scorpione.
Ma da dove provengono le nuove specie? Essenzialmente dall’Atlantico orientale, attraverso lo stretto di Gibilterra, e dal bacino del Nilo e dal Mar Rosso, attraverso il canale di Suez, in quest’ultimo caso si parla di “specie lessepsiane”, dal nome dell’ingegnere francese Ferdinand-Marie de Lesseps, fondatore della società che aprì il Canale di Suez. Andaloro sostiene che canali d’ingresso involontari sono rappresentati anche dalle acque di zavorra delle navi cisterna, dalle incrostazioni degli scafi che navigano in tutto il mondo e dall’importazione di specie marine morte che sono vettori di parassiti alieni che sopravvivono alla morte dell’ospite. Per quanto riguarda le acque di zavorra, lo scarico incontrollato di queste acque, prelevate in mari tropicali e non trattate in modo adeguato, costituisce un importante veicolo di specie non indigene, che stanno modificando rapidamente la biodiversità in prossimità dei maggiori porti italiani. A questo proposito il Ministero dell’Ambiente ha già promosso ricerche sul cambiamento della biodiversità dei porti campione di Trieste e Milazzo.
Il riscaldamento del nostro mare, lento ma costante, determina anche un fenomeno parallelo e forse per noi più importante, la cosiddetta “meridionalizzazione”, che consiste nello spostamento verso nord della distribuzione di molte specie tipiche delle aree più calde del Mediterraneo. Al momento attuale è impossibile stabilire quali saranno, nel medio periodo, le conseguenze di questi fenomeni negli ecosistemi delle nostre acque ed in particolare gli effetti sulla fauna ittica locale.
Fonti: web: www.ecoblog.it - www.icram.org - www.wwf.it . Stampa: mensile “Geo”, una nuova immagine del mondo, agosto 2010





















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