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Category Archives: storie
Sharkburger la nuova frontiera del fast food minaccia gli squali
Ne da notizia l’Ansa sul suo sito e noi riportiamo in sintesi l’articolo. Una catena di fast food di N.Y. ha deciso di iniziare la vendita di hamburger a base di carne di squalo che noi abbiamo ribatezzato, forse in maniera poco originale, “sharkburger”.
Da predatore dei mari a pesce predato e sfruttato commercialmente per venire servito nei tavoli take-away della Grande Mela. Una cosa che noi disapproviamo che, se diventasse una moda, potrebbe ulteriormente penalizzare la già compromessa sopravvivenza di questo predatore fondamentale per l’equilibrio degli ecosistemi marini; presenza già messa a dura prova da pratiche orribili come lo “Shark finning” di cui Aola ha sempre dato ampio risalto.
Il giallo del sommergibile non identificato a Is Arenas
La notizia in sè, se di vera notizia si può parlare, trae origine dal nuovo libro di tre autorevoli firme della subacquea orientata alla ricerca ed alla mappatura dei relitti presenti nei mari italiani – stiamo parlando infatti di Gianluca Mirto, Sergio Pivetta e Giorgio Spazzapan autori del nuovo libro “Relitti e navi sommerse” – ed. 2011 Addictions-Magenes Editoriale – che ci racconta dello strano caso del ritrovamento del sommergibile, ancora non identificato, che riposa nei fondali di Is Arenas (Sardegna).
Non identificato in quanto sembra che nessuno al momento sappia, nemmeno le autorità militari italiani, a chi appartenga il relitto di questo sommergibile dove, stando al resoconto anche fotografico degli autori, sono visibili i segni di un attacco militare in piena regola.
A rendere ancora più affascinante la storia di questa carcassa sepolta nel silenzio delle acque è l’involucro di cemento, una vera e propria colata, che lo avvolge e lo custodisce.
Chi e perché, è la domanda che si pongono gli autori, ha voluto nascondere lo scafo con una gettata di calcestruzzo? Cosa c’era di così importante da nascondere? Si tratta di un occultamento di prove? C’erano verità inconfessabili da racchiudere dentro questo sarcofago artificiale? Oppure è stato cementato il rischio di possibili agenti inquinanti?
Quella che sembrava una questione d’interesse per il solo mondo della subacquea, grazie a questa nuova pubblicazione dei tre autori, ha assunto una dimensione pubblica più importante dovuta all’interessamento del giornalista sardo Andrea Atzori che ha sposato la causa di questo ritrovamento.
Due le ipotesi che fanno gli autori del libro in merito al sommergibile in questione: potrebbe trattarsi del sommergibile Veniero II – classe “Marcello” affondato nel giugno del 1942, oppure del sommergibile tedesco Uc-35 della Keiserliche Marine affondato da un cacciatorpediniere francese nel maggio del 1918. Le ipotesi, stando agli autori, si riducono a due soltanto perché le notizie di affondamenti nel mare occidentale della Sardegna parlano solo di due sommergibili.
L’ipotesi del sommergibile tedesco tuttavia perde di consistenza quando si confrontano le dimensioni dello scafo ritrovato, circa 77 metri, rispetto a quelle dell’Uc- 35 lungo poco più di una cinquantina di metri e che, secondo le cronache di guerra, sarebbe affondato nelle acque sud-occidentali dell’isola.
Più verosimili le ipotesi se si pensa al sommergibile Veniero II le cui dimensioni si aggirano attorno ai 73 metri. In questo caso anche il luogo dell’affondamento, avvenuto si presume il 07/06/1942 ad opera degli inglesi, potrebbe concordare con le cronache di guerra.
Al ritrovamento, alle indagini giornalistiche di Atzori si è aggiunta anche la politica che per mezzo di tre deputati il 30 giugno 2011 ha presentato un’interrogazione parlamentare al Ministro della Difesa Ignazio La Russa chiedendo delucidazioni precise in merito al ritrovamento.
Già nel 2009 la Capitaneria aveva effettuato accertamenti sul sito in questione giungendo alla conclusione che si trattasse di una concrezione calcarea che richiama casualmente e vagamente le forme di un sommergibile. Non dello stesso avviso il subacqueo Pierpaolo Porcu che sostiene come la struttura sia in metallo e che la stessa consistenza cementizia dell’involucro sia di per se molto diversa dalle rocce presenti nei fondali della zona.
Poi ci sono ossa, ossa umane, documentate e filmate che spuntano fuori dalla carcassa. Come si spiegherebbero? A chi appartengono? Quale tragedia del mare raccontano quei poveri resti?
Ovvio che la risposta più sensata appare quella del relitto, risposta che al momento non è più verificabile; la Capitaneria di Oristano ha infatti chiuso la zona alle immersioni a causa della segnalazione di presunto ordigno bellico giacente sul fondale. Certo che se così fosse le dichiarazioni del 2009 della stessa Capitaneria andrebbero per lo meno riviste dato che trattandosi di conformazioni rocciose naturali, così come dichiarato, è ovvia l’esclusione della presenza di materiale bellico.
Qualora però venisse verificato che quel relitto è in realtà la carcassa del sommergibile Veniero II sarebbe doveroso da parte delle nostre autorità rendere omaggio all’equipaggio caduto durante quella sfortunata missione.
Fonte: La nuova sardegna
Fonte: Sottacqua.info
Personaggi: Raimondo Bucher, il libro.
Arriva in libreria, edito da “La Mandragora”, un volume dedicato a Raimondo Bucher, pioniere della subacquea in Italia. L’opera, realizzata dalla compagna dello stesso Bucher e da Fabio Vitale, ripercorre l’avventura sportiva ed umana di Raimondo Bucher attraverso i suoi scritti, gli articoli di cronaca ed immagini d’archivio.
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Personaggi: Bruce Mozert
Fotografo, artista, inventore e pioniere della fotografia e delle riprese subacquee, Bruce Mozert classe 1916, ormai prossimo al secolo di vita, continua a dilettarsi di fotografia nel suo studio a Silver Springs in Florida. E’ arrivato nel 1938 per partecipare come cineoperatore alle riprese di uno dei primissimi film di Tarzan e per quelle riprese realizzò la sua prima artigianale custodia subacquea. Per quarantacinque anni ha lavorato e fotografato nelle limpide acque di Silver Springs realizzando immagini memorabili per l’impegno creativo ma anche per la pionieristica sperimentazione di custodie e sistemi di illuminazione. Ha iniziato a scattare sott’acqua ancor prima dell’invenzione degli erogatori e per poter respirare utilizzava un casco collegato ad un tubo di gomma nel quale gli assistenti in superficie pompavano aria a mano. Le sue immagini, che hanno conquistato le pagine di Life, del Time e del National Geographic, si possono oggi ammirare nel libro “Silver Springs” di Gary Monroe.
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Un poeta in fondo al mare
Si terrà a Pavone Canavese (TO), dall’8 al 29 Aprile, la mostra “Un poeta in fondo al mare” che ripercorre l’avventurosa vita di Pietro Corzetto Vignot. Vissuto tra il 1851 ed il 1921, Pietro Corzetto Vignot, originario di Rueglio, nelle montagne torinesi, fu poeta ed inventore. “Lo Stil Alpin” è l’unica sua raccolta di poesie dialettali giunta fino ai nostri giorni. La peculiarità dell’opera è quella di avere una grafia del tutto particolare ed originale, diversa dal piemontese classico. Poeta montanaro dunque e, curiosamente, inventore di apparecchiature subacquee. La sua più nota creazione fu la “sfera metidrica”, un affascinante apparato, antesignano del batiscafo
realizzato da Auguste Piccard. La sfera pesava 5 tonnellate ed aveva un diametro di 5 metri, poteva contenere un equipaggio nella emisfera inferiore, scendere sott’acqua, e risalire, sfruttando il flusso e deflusso dell’acqua marina dall’emisfera superiore, ottenuto con la forza dell’aria compressa, contenuta nei serbatoi di bordo. La versione definitiva dell’apparecchio fu presentata nel golfo di Lerici il 1 Agosto 1896, nel pomeriggio venne effettuata la prima immersione ma, a causa di un malfunzionamento alle valvole, la sfera perse la riserva di aria compressa, indispensabile per consentirle di risalire in superficie e si adagiò sul fondo, a circa 15 metri di profondità. L’inventore e i due membri dell’equipaggio rimasero così intrappolati sul fondo marino con la sola riserva d’aria contenuta nella parte abitabile della sfera …. I socorsi furono immediati ma solo il mattino seguente si riuscì a riportare la sfera in superficie. Dopo 17 ore di permanenza sott’acqua, Corzetto e i suoi due compagni uscirono malconci, ma ancora vivi.
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Tagged inventore, pavone canavese, Pietro Corzetto, sferametidrica
Messico, lieto fine per la balena spiaggiata
A lanciare l’allarme un pescatore di Manzanillo che ha avvistato una balena di circa un anno, in pericolo di vita. Un centinaio di persone, tra volontari e biologi marini, lavorando incessantemente per 24 ore sono riusciti a far riguadagnare l’oceano al piccolo cetaceo (9 mt di lunghezza circa). Una volta tanto e per fortuna le fatiche di questi volontari sono state ripagate con successo!
Addio a Christian Lambertsen, pioniere dei rebreathers.
E’ morto l’11 febbraio scorso, all’età di 93 anni, il padre dei sommozzatori “made in USA”, Christian J Lambertsen. Era ancora studente di medicina quando, nel 1939, inventò il “Lambertsen Amphibious Respirator Unit” – LARU –, un sistema di respirazione a “circuito chiuso”, alimentato ad
ossigeno, che consentiva al subacqueo di respirare nuovamente l’aria espirata, rendendolo così “bubbleless”, privo di bolle. Inizialmente la Marina Militare respinse il suo dispositivo che venne adottato solamente nel 1942, dopo che Lambertsen dimostrò, nella piscina del Shoreham Hotel a Washington, il funzionamento e l’efficacia del “Laru” all’Office of Strategic Services (l’odierna CIA).
Definito dalla US Navy “il padre dei sommozzatori”, dopo essersi laureato nel ’43 in medicina presso l’Università di Pennsylvania, si era arruolato nella US Army Medical Corps dal 1944-1946 dove aveva lavorato in operazioni subacquee con l’ Ufficio Servizi Strategici (OSS). Nel 1952, in un articolo redatto per l’Accademia Nazionale delle Scienze nel quale descriveva il “Self Contained Underwater Breathing Apparatus”, utilizzò per la prima volta l’acronimo SCUBA.
Tagged Christian Lambertsen, LARU, Marina Militare, SCUBA, subacqueo















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