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Addio a Christian Lambertsen, pioniere dei rebreathers.

E’ morto l’11 febbraio scorso, all’età di 93 anni,  il padre dei sommozzatori “made in USA”, Christian J Lambertsen. Era ancora  studente di medicina quando, nel 1939, inventò  il “Lambertsen Amphibious Respirator Unit” – LARU –, un sistema di respirazione a “circuito chiuso”, alimentato ad ossigeno, che consentiva al subacqueo di respirare nuovamente l’aria espirata, rendendolo così “bubbleless”, privo di bolle. Inizialmente la Marina Militare respinse il suo dispositivo che venne adottato solamente nel 1942, dopo che Lambertsen dimostrò, nella piscina del Shoreham Hotel a Washington, il funzionamento e l’efficacia del “Laru”  all’Office of Strategic Services (l’odierna CIA).               

Definito dalla US Navy  “il padre dei sommozzatori”, dopo essersi laureato nel ’43 in medicina presso l’Università di Pennsylvania,  si era arruolato nella US Army Medical Corps dal 1944-1946 dove aveva lavorato in operazioni subacquee con l’ Ufficio Servizi Strategici (OSS). Nel 1952, in un articolo redatto per l’Accademia Nazionale delle Scienze nel quale descriveva il “Self Contained Underwater Breathing Apparatus”, utilizzò per la prima volta l’acronimo SCUBA.

Passaggio all’EUDI 2011

Sabato mattina, dopo una levataccia mattiniera, ho puntato il muso della Multipla (peraltro piuttosto brutto) verso la direzione Bologna per scampagnata all’EUDI SHOW. Inutile spiegare di cosa si tratta perché sappiamo benissimo tutti cos’è l’Eudi (per chi non lo conosce www.eudishow.it).
Dopo breve colazione all’uscita di Reggiolo per recuperare l’amico Claudio, si arriva al casello di Bologna Fiere dove ad accoglierci c’è una piccola colonna di macchine in fila a lisca di pesce perché i caselli automatici senza omino spiazzano ancora l’italiano medio che quindi si sposta da una coda all’altra bottando macchine, smoccolando ed intasando questa o quella corsia!
Usciti a fatica dall’autostrada, molto comoda perché si arriva praticamente di fronte all’ingresso nord della fiera, c’è la prima “gradita” sorpresa della giornata, il parcheggio multilivello che si paga a prezzo fisso.. euro 15, “un po’ salato” dice qualcuno con espressioni un po’ più colorite di quello che mi posso permettere io sul blog.

Si parcheggia il mezzo e si tira un’apnea dalla macchina fino all’uscita perché il pavimento del parcheggio in molti punti è allagato e ci tocca sguazzare nell’acqua come a Venezia quando c’è l’acqua alta! Qualcuno gonfia il cazzillo, i pescatori, più organizzati, invece raggiungono le scale su comodi gommoni!
Entriamo e altra sorpresa è la seconda coda all’italiana davanti alle casse dell’Eudi, molto più fracassona della prima. Non una fila ordinata come si vede negli altri paesi europei ma un guazzabuglio di pescatori e subacquei urlanti e festosi che amabilmente cercano di pestarsi, in alcuni casi riuscendovi, i duroni gli uni con gli altri!
Finalmente saliamo sulle scale mobili che ci portano verso il primo padiglione, quello della pesca! Dove io entro con aria spaesata perché non sono un gran pescatore e con la canna in mano ci faccio altre cose…

Vedo aggirarsi mio fratello e il Claudio tra gli stand alla ricerca di questo o quel filo, della canna in carbonio, del mulinello elettrico e via dicendo. Gli stand sono molti, alcuni di marche molto note. Tra tanta roba vengo attratto dagli sfavillanti colori delle esche artificiali tipo rapalà e da due signori che pazientemente e sapientemente lavorano a delle mosche.
Gironzolo ancora un po’, l’impressione è che ci sia molto per la pesca in mare e soprattutto d’altura e meno per altri tipi di pesca.
Stanco di tutto questo, e conscio del mio limitato tempo per restare all’EUDI mi dirigo balzellon balzelloni al padiglione della subacquea sviluppato su due livelli. Inutile farvi l’elenco di chi c’era e chi non c’era. Moltissime le didattiche e il DAN Europe, alcune delle quali vendevano anche la manualistica per diversi tipi di corsi (I° grado, II° grado, nitrox, ecc), molti anche i diving e le agenzie che promuovevano escursioni subacquee a vari livelli, tante anche le farm di materiali ed attrezzature per la subacquea. Anche qui gironzolo velocemente e vedo molto di quello che già conosco tra erogatori, computer, gav, eccetera eccetera! Passo allo stand di Isotecnic per salutare e ringraziare l’amico Cristian e sgolosare sui loro prodotti.
La mia attenzione al padiglione della subacquea si focalizza soprattutto sulle attrezzature fotografiche dove perdo molto tempo a parlare con gli addetti ed anche con qualche amico che come me si diletta in questa difficile quanto affascinante pratica.
Apprendo alcune cose che non conoscevo alla perfezione e mi rendo conto di quanto scattare in acqua con una reflex sia difficile, quindi “chapeau” ai fotografi che riescono in questa difficile pratica mirando al soggetto con il magnificatore! Notevoli e bellissime alcune custodie in alluminio che oltre alla robustezza uniscono anche un tocco di design. Anche qui come per la pesca l’impressione, almeno mia, era di aver sotto mano materiali in parte già conosciuti perché visti nei negozi o in rete. Da GioSub incontro Nicola del Diving di Assenza e rimaniamo li un po’ a chiacchierare.
Guardo l’orologio ed è quasi ora di partire. Rifaccio un giro questa volta visitando gli stand delle forze dell’ordine, dei pompieri e della marina che espongono le loro attrezzature anche storiche. Vengo catturato dagli scafandri per palombari e mi chiedo quale coraggio avessero ed hanno certi uomini a farsi calare in mare dentro certe cose.
Esco con ancora il brusio nelle orecchie di gente che ha approffittato per incontrarsi, per scambiare chiacchiere e avere informazioni, per beneficiare di qualche sconto fiera, il tutto in un’atmosfera cordiale, allegra, in alcuni tratti quasi familiare.
Forse chi cercava il pelo dell’uovo potrà esser rimasto deluso; come prima volta direi che si è trattato di un’esperienza interessante da fare magari alternandola negli anni.

Spellati vivi…

Da “TV animalista” il video girato in un macello di pesci gatto. Terrificante, per riflettere.

WARNING! ATTENZIONE!

Per la crudezza di alcune scene sconsigliamo la visione del filmato a bambini o persone particolarmente sensibili.

Un aperitivo con Alex Bellini

Domenica 12 dicembre alle ore 18:00 nel sottotetto della Caserma di Artiglieria di Porta Verona a Peschiera del Garda ospite dell’Associazione Cuturale None@rt ci sarà Alex Bellini l’avventuroso montanaro prestato al mare che intratterrà i presenti con il racconto dei suoi 300 giorni da solo sull’oceano per la più lunga attraversata a remi mai compiuta da Lima a Sidney

Nell’occasione presenterà  il suo libro, uscito a giugno e ormai già alla terza edizione, ed il suo DVD onde. L’ingresso è libero

Zingarata a Moneglia… con supercazzola!

Chi riuscirà a leggerlo fino in fondo sarà bravo perché non si tratta di un articolo ma di un delirio assoluto, un flusso di coscienza alla James Joyce senza però alcuna qualità. Poca se non nulla punteggiatura, frasi senza interruzioni pensieri che si scontrano con parole, eccetera, eccetera. Lettura consigliata a pochi e coraggiosi visitatori.

Ebbene tutto nasce dall’esigenza di assaggiare l’acqua salata dopo un’estate passata a pinneggiare nel Garda che sebbene offra scenari diversi da quelli del mare non da la possibilità di vedere certe creature e certi colori per questo la banda della Multipla che ancora non si è arresa all’avanzata dell’inverno programma l’ultima zingarata in quel di Moneglia (La Spezia) perché c’è voglia di fare l’ultima immersione in acqua libera perché la piscina se l’anno scorso ci bastava quest’anno ci va molto stretta, troppo stetta.

Si decide il lunedì per il mercoledì perché le condizioni meteo non sono proprio le migliori ma chi se frega dobbiamo andare sentiamo telefoniamo ci attacchiamo alle web cam il martedì il mare sembra buono anche se i giorni prima s’è un po’ incazzato… tavola d’olio appare nell’unica web cam funzionante che punta in un posto nemmeno troppo distante da dove dobbiamo immergerci.

Si va ore 14 appuntamento al solito posto Multipla stracarica pieno fatto caramelle non ne voglio più come dice Mina ma a forza di parole parole parole il palato s’impasta e allora si va di gran Golia perché non ci sono spie a bordo e questa la capisce solo chi è stato bambino negli anni settanta si parla di case di cose di come sarà l’immersione nella nostra didattica abbiamo messo a punto il breafing on the road in onore del buon Kerouac che l’on the road l’ha celebrato nel suo capolavoro ma soprattutto si parla di capezzoli perché qualcuno di noi a Moneglia ci viene non per immergersi ma per perdersi in qualcosa che purtroppo per lui non potrà ammirare.

Il passo della Cisa mette a dura prova il nostro povero mezzo a metano che arranca sulle salite tra quarte e quinte che non sono misure di reggiseno ma che sono marce inserite e disinserite nel tragitto fatto di curve rettilinei gallerie lavori in corso e montagne innevate che ci accompagnano fino alla prossimità del mare che dopo quasi tre ore di macchinazione finalmente scorgiamo arrivando al casello più imboscato della storia del mimetismo stradale dove autogrill e uscita si fondono in un tuttuno così puoi pagare il transito ed ordinare un Camogli che visto che sei in Liguria dovrebbe pure essere buono.

Gallerie temporizzate fatte dal regime del ventennio trattengono appena l’esuberanza della nostra auto che ci passa a risico e chi non risica non rosica ma il mare si sa perdona tutto anche certe creme solari alla noce di cocco meglio comnque il cocco che la cacca merda l’uscita per il campeggio è più imboscata di quella dell’autostrada i liguri si sa sono gente di spirito burloni che nascondono le cose per non fartele trovare ma noi il campeggio lo troviamo lo stesso ed è li che paghiamo ci vestiamo e ci immergiamo nel mare del poeta che lo cantava con la chitarra in spalla fumando sigarette riemergiamo appagati di quest’ultima follia e ci rivestiamo battendo i denti perché ci sono solo otto gradi nessuno di noi parla fa freddo ed è un buio pesto senza basilico e aglio ma frattaglio che comunque qualcuno ha perso le mutande altri invece lo snorkel altri ancora la capacità di connettere perché il cavo usb è andato nel buio della notte che ci accompagna ancora su e giù per questi monti tra gallerie improbabili e ristoranti chiusi fino a trovare un covo per mangiare e parlare fino a quando s’è fatta ora di tornare lungo quell’autostrada che adesso è buia desolata e lunga fino al casello di casa e questo e tutto e non dite che non eravate stati avvertiti!

Sport estremi

La stagione delle immersioni, almeno sul Garda, volge ormai al termine. In questi giorni le temperature si sono abbassate (oggi sul Baldo è comparsa la prima neve) e la possibilità di concedersi ancora qualche notturna è andata pressoché arenandosi; non tanto per la temperatura in acqua quanto per quella in superficie. Spogliarsi, asciugarsi e rivestirsi a circa 10° non è così piacevole… come si dice da queste parti “Fa sboro!”.
Ecco che quindi, a malincuore, la banda della Multipla mercoledì scorso ha ripreso l’invernale attività in piscina, sicuramente meno avvincente dei fondali benacensi che tante emozioni ci hanno regalato in questa estate 2010, ma comunque utile per riprendere l’attività fisica, rispolverare l’apnea, rivedere qualche faccia amica, pinneggiare su e giù e tuffarsi… cosa che magari a qualcuno di noi non viene proprio benissimo.
Ecco che allora il “Gran Maestro” si prodiga, con la solita enfasi che lo caratterizza (il nostro è come la Vodafone ha lo scazzo alla risposta!), nella spiegazione dell’esegesi del tuffo volume 1-2-3. Spiegazione, quella del “Gran Maestro” tanto sintetica quanto esaustiva… in certi punti forse un po’ troppo esaustiva… insomma… passino le ginocchia piegate… passino le braccia sopra la testa… passi pure il farsi cadere… ma sulle gambe unite pensare che qualcuno ti introduca qualcosa in un certo orifizio… quello no!
A questo gioco al massacro, io non ci sto!!!

Notturna nell’oblio nel porto di Dusano

La giornata per la “banda della Multipla” si è presentata subito difficile e gli eventi avversi si sono manifestati in un perverso “gioco delle dimenticanze”.
Il primo ad essere colpito sono stato proprio io che ricevuto l’incaricato di lanciare gli sms per la convocazione all’immersione riuscivo a ciccare in modo assai maldestro l’opzione di invio multiplo sul mio telefonino con il risultato che praticamente non avvisavo nessuno tranne chi mi aveva chiesto di avvisare.
Arrivati sul posto e iniziata la vestizione qualcuno si è accorto di non avere la maschera, qualcun altro le pinne. Rimediato al primo problema grazie ad una maschera realizzata con fondi di bottiglia limati raccolti sulla spiaggia, provvedevamo al recupero delle pinne di Chiara scorrazzando allegri con la Multipla tra le vie dell’antica rocca di Manerba in assetto da immersione rischiando di essere fermati dalle forze dell’ordine e trasportati direttamente alla neurodeliri!
Finalmente pronti iniziamo l’immersione. L’acqua inizia ad essere freddina, quindi sotto si comincia a percepire un po’ di freddo anche se ancora sopportabile. Io ed il gran maestro ci dirigiamo subito alla ricerca di qualcosa da fotografare, c’è la G11 scafandrata da provare e siamo tutti curiosi!!!
Iniziano gli scatti del “Gran Maestro” ma qualcosa va storto, le foto vengono tutte con un cono d’ombra nel lato inferiore… chissà? Qualcosa non torna.
Riguadagnata la superficie a fine immersione iniziamo a spogliarci facendo la danza del pinguino! Fa un freddo bestia fuori dall’acqua e i 12 gradi esterni si sentono tutti!
Qualcuno come al solito non trova le mutande, qualcuno improvvisa “jodel” per scaldarsi, altri bevono grappa di nascosto!
Raggiunta la pizzeria, dove apprendiamo che l’Inter ha massacrato il povero Werder Brema 4 a zero (EVVAI CHE FACCIAMO IL BIS!!!), inizia la conta delle foto riuscite e di quelle bruciate ed è qui che il “gioco perverso delle dimenticanze” si manifesta in tutta la sua potenza perché la G11 fa a meraviglia il suo dovere ma lo fa a metà, quel cono d’ombra imperversa nelle foto con flash! Fu allora che qualcuno con aria innocente, nascondendosi dietro la birra media, chiese tra il serio e il faceto, “ma allora quel pezzo di plastica dovevo metterlo”. Non si chiama “pezzo di plastica” si chiama “diffusore” e sott’acqua serve di brutto! La discussione poi è continuata sull’abbinamento maglione camicia del “Gran Maestro” fino a notte fonda quando, la banda della Multipla, ha deciso di andare a nanna!

P.S.: Scusami ancora Fabio!

Peschiera del Garda e la sua storia…

Nella photogallery ho inserito un reportage sulla rappresentazione storica della caduta di Peschiera durante la campagna austriaca del 1799.

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