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Tsunami in Giappone: la tragedia ricostruita in digitale

A distanza di poco tempo, quando ancora i danni sono ingenti e la situazione della centrale atomica di Fukushima è tuttaltro che risolta, c’è già chi in fretta e furia ha ricostruito il dramma dello tsunami sottoforma di documentario. Un video che mischia effetti speciali, scienza e ovviamente il dramma umano che ha colpito il popolo giapponese.
A produrre quello che viene definito in gergo un “Istant Doc” è la casa di produzione inglese Pioneer che già in passato si era dedicata ad altri drammi quali, ad esempio, il terremoto haitiano, i minatori cileni, ecc.
Dietro questa produzione la filosofia dell’arrivare per primi nel confezionare un prodotto multimediale che racconti la tragedia ancora quando è alta la sensibilità delle persone, giocando sull’impegno giorno e notte di troupe televisive ed esperti in grado di raccontare, con dovizia di particolari anche scientifici, l’evento sotto ogni aspetto, facendo leva su una memoria ancora recente dello spettatore.
La frase di Burke Ward, uno dei produttori televisivi che ha commissionato questo “Istant-doc”, spiega in modo emblematico la filosofia che muove le case produttrici  sulla linea del tempo sfidandosi in una lotta, a volte impari, di arrivare per primi a consegnare il prodotto.

«Siamo affascinati da ciò che va al di là della nostra comune esperienza, e siamo empaticamente attratti dalle tragedie umane, dal dolore altrui. Vogliamo sentirci connessi; allo stesso tempo siamo curiosi di sapere come si sono svolti i fatti. Abbiamo l’urgenza di capire e immaginare quanto accaduto come se noi fossimo lì. Vogliamo dare un senso a ciò che ci circonda. La verità, inoltre, è che mentre guardiamo, ci sentiamo sollevati e un poco colpevoli»

Fonte: Corriere.it

Pinguini antartici a rischio estinzione

Allarme rosso per la sopravvivenza dei pinguini antartici: un recente studio del Noaa (National Oceanic and Atmospheric Administration), pubblicato sulla rivista “Proceeding” della National Academy of Science, segnala la gravissima diminuzione delle popolazioni di pinguini antartici. Lo studio evidenzia, negli ultimi decenni, una diminuzione del 50% delle popolazioni dei pinguini Adelia e Chinstrap. Negli anni esaminati il tasso di mortalità è risultato in costante crescita e, nell’ultimo biennio, ha raggiunto altissimi livelli soprattutto tra i cuccioli. La causa principale sarebbe la mancanza di cibo: i pinguini antartici si nutrono infatti di piccoli pesci e di minuscoli crostacei, il cosiddetto krill, che per colpa del riscaldamento delle acque è presente in quantità sempre minori.

Mille vele sul Lago

Si svolgerà a Riva del Garda dal 20 al 24 Aprile il “Lake Garda meeting”. Incontro internazionale, organizzato da Fraglia Vela Riva, dedicato alla classe Optimist. Per questa 29° edizione sono attesi oltre mille giovani velisti provenienti da quaranta paesi diversi. Le regate, organizzate per le categorie Cadetti e Juniores, inizieranno Giovedì 21 Aprile. Lo spettacolo è assicurato.

Saint John reef, il fotoracconto

Il nostro buon Carlo, appena tornato da una crociera a Saint John, nel profondo sud del Mar Rosso egiziano, ci racconta per immagini la sua avventura.

Buona visione …

Un poeta in fondo al mare

Si terrà a Pavone Canavese (TO), dall’8 al 29 Aprile, la mostra “Un poeta in fondo al mare” che ripercorre l’avventurosa vita di Pietro Corzetto Vignot. Vissuto tra il 1851 ed il 1921, Pietro Corzetto Vignot, originario di Rueglio, nelle montagne torinesi, fu poeta ed inventore. “Lo Stil Alpin” è l’unica sua raccolta di poesie dialettali giunta fino ai nostri giorni. La peculiarità dell’opera è quella di avere una grafia del tutto particolare ed originale, diversa dal piemontese classico. Poeta montanaro dunque e, curiosamente, inventore di apparecchiature subacquee. La sua più nota creazione fu la “sfera metidrica”, un affascinante apparato, antesignano del batiscafo realizzato da Auguste Piccard. La sfera pesava 5 tonnellate ed aveva un diametro di 5 metri, poteva contenere un equipaggio nella  emisfera inferiore,  scendere sott’acqua, e risalire, sfruttando il flusso e deflusso dell’acqua marina dall’emisfera superiore, ottenuto con la forza dell’aria compressa, contenuta nei serbatoi di bordo. La versione definitiva dell’apparecchio fu presentata nel golfo di Lerici il 1 Agosto 1896, nel pomeriggio venne effettuata la prima immersione ma, a causa di un malfunzionamento alle valvole, la sfera perse la riserva di aria compressa, indispensabile per consentirle di risalire in superficie e si adagiò sul fondo, a circa 15 metri di profondità. L’inventore e i due membri dell’equipaggio rimasero così intrappolati sul fondo marino con la sola riserva d’aria contenuta nella parte abitabile della sfera …. I socorsi furono immediati ma solo il mattino seguente si riuscì a riportare la sfera in superficie. Dopo 17 ore di permanenza sott’acqua, Corzetto e i suoi due compagni uscirono malconci, ma ancora vivi.

A Grosseto il “Mare senza respiro”

Si svolgerà il prossimo 16 Aprile a Grosseto, presso il Palazzo della Provincia,  un importante convegno sul mare e sull’apnea. L’ingresso è libero.

Celacanto, il pesce venuto dal passato

Latimeria chalumnae

Fino al 1938 lo si dava per estinto già al tempo del Cretaceo, milioni di anni fa, quando ancora sulla terra dominavano i dinosauri, invece nel 1938 Marjorie Courtenay-Latimer, lo riscoprì in mezzo ad un carico di pesci comuni pescati in sud-africa nel versante che guarda l’Oceano Indiano all’altezza del fiume Chelumna.
Da allora in poi si susseguirono altri avvisamenti rinvenuti nelle Isole Comore, Sulawesi, in Indonesia, Kenia, Tanzania, Mozambico, Madagascar.
Il Latimeria chalumnae (assieme al Latimeria menadoensis, scoperto questo nel 1997 sul bancone di un pescivendolo indonesiano ad un biologo americano in luna di miele) , appartiene alla famiglia dei Latimeriidi la più antica linea evolutiva di pesci che si conosca. Il suo nome celacanto deriva dal greco  greco coilia (κοιλιά), “vuoto”, e acanthos (ἄκανθος), “spina” caratteristica questa visibile nelle pinne del pesce che può raggiungere la lunghezza di due metri per i 100 kg di peso.

Il celacanto è l’unico essere vivente che possegga un giunto intercraniale che gli permetta di separare internamente la metà superiore del cranio da quella inferiore; si presume che questa caratteristica sia riconducibile al consumo di prede di grandi dimensioni.
Le sue scaglie secernono muco e il suo corpo trasuda un olio che, essendo lassativo, lo rende immangiabile a meno che non venga disseccato e salato.
La durezza delle sue squame fa sì che esse siano usate dagli abitanti delle Isole Comore come carta vetrata.
Gli occhi del celacanto sono estremamente sensibili alla luce, grazie alla presenza del tapetum lucidum, una membrana riflettente posta dietro alla retina che riflette nuovamente la luce catturata alla retina; per questo motivo è molto difficile catturare un celacanto di giorno o in una notte di luna piena.

Nessuno conosce quanto sia numerosa la popolazione di questo vero e proprio fossile vivente, si presume un numero compreso tra le 1.000 e le 10.000 unità con la comunità più numerosa al largo delle Isole Comore.
E’ un pesce che abitualmente preferisce le acque profonde, tuttavia tra gennaio e fabbraio 2010, addestrata a immersioni profonde è riuscita a fotografare alcuni esemplari nella colonia di Sodwana Bay in Sudafrica e pubblicare gli scatti sul National Geographic.
Il suo stile di nuoto, ricorda il passo lento ed elegante di alcuni quadrupedi: esso muove contemporaneamente la pinna pettorale sinistra e quella pelvica destra, poi la pettorale destra e la pelvica sinistra.

Fonte e galleria fotografica: NatGeo.it

Giornata Fai a Peschiera

Nella pagina delle gallerie fotografiche abbiamo aggiunto una nuova galleria (ancora in evoluzione) con alcune foto scattate domenica durante la riuscitissima manifestazione organizzata dal Fai nella cittadina di Peschiera del Garda.
Una partecipazione di pubblico veramente impressionante che ha coinvolto anche molti arilicensi che hanno approfittato della disponibilità di guide molto ben preparate per riscoprire scorci di quella Peschiera che tante volte si dimentica.