I delfini di Dioniso

Tra i più affascinanti abitanti del mare va senza dubbio annoverato il delfino. Fin dall’antichità  ha suscitato la meraviglia, l’interesse e l’ammirazione dell’uomo. Miti, leggende e racconti sul suo conto si sprecano.

Eliano sosteneva che, fra tutte le femmine degli esseri viventi, quella del delfino è la più affezionata ai figli e non esita a soccorrerli anche a rischio della vita.

Plutarco li descriveva come amanti della musica: “…questi animali trovano diletto nella musica, la seguono e nuotano accanto ai marinai che remano al suono di un canto o di un flauto, divertendosi con evoluzioni quando il tempo è sereno.”  

 I cretesi attribuivano  ai delfini il compito di trasportare sul dorso i defunti fino all’oltretomba ed anche per i nativi americani i delfini erano messaggeri tra il mondo dei vivi e l’aldilà.

Greci e Romani li reputavano grandi amanti dei bambini.

Delfino decorativo. Piazzale delle Corporazioni - Ostia Antica -

Pare che lo scudo di Odisseo avesse un delfino come emblema per ricordare che quando Telemaco era piccolo era scivolato in mare e sarebbe annegato se un gruppo di delfini non lo avesse salvato riportandolo in superficie.

Popolare è anche la storia, riferita da Plinio il Vecchio, del delfino del lago Lucrino (una laguna nei pressi degli attuali Campi Flegrei). Un bimbo del luogo fece amicizia con un delfino ed i due divennero inseparabili. Il delfino accompagnava ogni giorno il suo piccolo amico a scuola trasportandolo sul dorso, e si affezionò a tal punto al bambino che, quando questi morì per malattia, anche il delfino si lasciò morire per il dispiacere.

Nell’antichità si credeva che avvisassero i naviganti dell’approssimarsi di una tempesta affiorando in prossimità delle imbarcazioni, come ci ricorda anche  Dante in passo dell’Inferno:

“Come i dalfini, quando fanno segno

A’ marinar con l’arco de la schiena,

che s’argomentin di campar lor legno,

…..”

 

Ma è Omero, in un suo inno, a raccontarci come, nella sua fantasia, gli antichi mari si popolarono dei delfini.

 I delfini di Dioniso

 Dioniso apparve un giorno in riva al mare proprio mentre stava passando una nave di pirati etruschi. I pirati, vedendo quel bel giovane riccamente vestito, immaginarono si trattasse del figlio di un re e decisero di rapirlo per ottenere un ricco riscatto. Balzarono a riva e lo trascinarono sulla nave ma i lacci con cui tentavano di legarlo perché non sfuggisse si scioglievano continuamente mentre il giovinetto, tranquillo, sorrideva con aria misteriosa.

Solo il timoniere intuì che il prigioniero era di stirpe divina e suggerì di liberarlo immediatamente. Ma il capitano della nave non gli diede retta e anzi, lo redarguì sprezzante:

“bada al vento, miserabile, e tendi

con me la vela della nave:

a costui baderanno gli uomini.

Io prevedo che tacerà fino a Cipro o in Egitto,

o forse tra gli Iperborei, o più lontano ancora,

ma alla fine ci dirà chi sono i suoi amici

e le ricchezze e i parenti”

 

 i pirati alzarono le vele e la nave prese a navigare veloce sulle onde. Ad un tratto sulla nave gorgogliò un vino dall’aroma divino ed iniziarono a verificarsi sconcertanti prodigi:

“…sull’alto bordo della vela

s’inghirlandarono tralci di vite

che s’adagiavano a dritta e a manca

con ricchi grappoli; e intorno all’albero

una nera fiorita edera s’avviluppava

dai frutti piacevoli; e gli scalmi ne erano avvinti.”

 

Terrorizzati i marinai decisero di puntare verso terra per liberare il misterioso dio. Dioniso a quel punto si trasformò in leone e sbranò il capitano della nave mentre i pirati, in preda al panico, si gettavano in mare tramutandosi all’istante in delfini. Da allora, pentiti delle loro malefatte, riscattano le loro colpe cercando di salvare i naviganti in pericolo.

Solo il timoniere, che era rimasto sulla nave e continuava a governarla, fu risparmiato da Dioniso.

Dioniso trasforma i pirati in delfini. Vaso del VI - V sec. a.C. (Toledo, Museo dell'Arte)


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