Duecentomila anni per la Posidonia oceanica.

E’ il sorprendente risultato dello studio condotto da un team di ricercatori guidati da Sophie Arnaud-Haond   dell’Università di Algarve, in Portogallo.  Dalla ricerca, che è stata pubblicata sulla rivista Plos One, emergerebbe infatti la presenza nel Mediterraneo, tra Formentera e Ibiza, di una prateria di Posidonia che ha raggiunto una lunghezza di 15 chilometri, un peso complessivo superiore alle seimila tonnellate e che, in base alle stime sulla velocità di colonizzazione per clonazione (80 metri in 600 anni) , potrebbe risalire a circa 200.000 anni fa.  Anche la Posidonia, la pianta di gran lunga più importante per l’ecosistema marino del Mediterraneo, è in sofferenza: lo studio evidenzia infatti un decremento delle praterie del 5% annuo, un tasso ben superiore a quello della riproduzione per clonazione. Dopo essere sopravvissuta ai mammut e alla grande glaciazione, la Posidonia  rischia  di scomparire a causa dei rapidi mutamenti climatici causati dall’uomo.

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Anche le mante a rischio estinzione

Mobula mobular - "Diavolo del Mare"

Anche la manta, come altri pesci, per primi gli squali, sono oggi a rischio estinzione. Ancora una volta tra i maggiori indiziati finisce la medicina cinese convita di estrarre possibili rimedi terapeutici dalle branchie di questo pesce; dai problemi di fertilità fino a certi tipi di forme tumorali.  A causa di queste errate convinzioni e dell’incremento del consumo della sua carne, la manta rischia oggi di scomparire in diversi mari del mondo, con un giro d’affari stimato già in diversi milioni di dollari annui. Sri Lanka, India, Indonesia sono tra i maggiori consumatori della carne di questo pesce dalle movenze così eleganti. Ma non solo la carne e le branchie del grande “diavolo del mare” sono alla causa dello sterminio di questo pesce, il mercato richiede la sua pelle per fabbricare borse e scarpe mentre le pendici cartilaginee vengono spacciate per parti di squalo.

A difesa di questo pesce scende l’Ong Shark Saver con il suo rapporto “Manta Ray of Hope: The Gloal Threat to Manta and Mobula Rays” che descrive l’olocausto di questa specie.

A peggiorare le cose anche la fisiologia di questo pesce che raggiunge la maturità sessuale dopo circa dieci anni di vita e la femmina nel periodo riproduttivo partorisce un piccolo ogni 2/3 anni.

Il paradosso finale è che le mante valgono più da vive che da morte perché ogni esemplare può far guadagnare milioni di dollari all’anno grazie all’ecoturismo e al fascinoso richiamo che questo pesce esercita sui subacquei.

Manta Ray of Hope – Teaser 1080p from Blue Sphere Media on Vimeo.

 

E’ nato Scubazone.it la rivista on-line per il subacqueo

Scubaportal e Megenes Editore hanno rilasciato la settimana scorsa la rivista Scubazone, il primo magazine italiano nella storia della subacquea liberamente scaricabile in formato elettronico pdf per pc, smartphone e tablet.

L’iniziativa è lodevole e il magazine ben fatto. Gli argomenti soddisfano il palato di tutti. C’è solo d’augurarsi che possa durare!


20° edizione EUDI Show

Si  terrà a Milano dal 16 al 19 Febbraio la 20° edizione dell’EUDI Show,  16.000 mq. espositivi nel Padiglione 6 della Fiera di Milano Rho/Pero daranno visibilità a tutte le novità del variegato mondo della subacquea. L’Eudi si svolge quest’anno in concomitanza con il BIT (Borsa Internazionale del Turismo) e, nei giorni del 18 e 19 febbraio, un unico biglietto di ingresso consentirà di visitare entrambe le manifestazioni.

Sito ufficiale del 20° EUDI Show

Gambero gigante dalle acque neozelandesi

Dalle profondità neozelandesi spunta un anfipode gigante, ottimo per monofritture!

Nuda con i Beluga

La protagonista è Natalia Avseenko,  trentaseienne apneista russa che, tra il 5 ed i 14 aprile scorsi, si è impegnata in una particolarissima performance di apnea con i Beluga: si è immersa nuda nelle gelide acque del Mar Baltico ( -1°C) ed è  riuscita a stabilire un contatto fisico con questi mammiferi, che, dalle immagini paiono gradire …

 


Cristina Zenato, la donna degli squali


Sharkburger la nuova frontiera del fast food minaccia gli squali

Ne da notizia l’Ansa sul suo sito e noi riportiamo in sintesi l’articolo. Una catena di fast food di N.Y. ha deciso di iniziare la vendita di hamburger a base di carne di squalo che noi abbiamo ribatezzato, forse in maniera poco originale, “sharkburger”.
Da predatore dei mari a pesce predato e sfruttato commercialmente per venire servito nei tavoli take-away della Grande Mela. Una cosa che noi disapproviamo che, se diventasse una moda, potrebbe ulteriormente penalizzare la già compromessa sopravvivenza di questo predatore fondamentale per l’equilibrio degli ecosistemi marini; presenza già messa a dura prova da pratiche orribili come lo “Shark finning” di cui Aola ha sempre dato ampio risalto.