L’archeologa Elpida Hadjidaki ha ritrovato, sul fondo del Mediterraneo alcuni manufatti di ceramica persi durante un naufragio da una nave minoica che molto probabilmente trasportava vino ed olio di oliva tra il 1800 ed il 1675 a.C.
L’archeologa, originaria della città cretese di Chania, è un’esperta subacquea. Con il suo team ha cercato per quasi un mese relitti di navi minoiche sui fondali delle coste di Creta. Le ricerche non hanno prodotto risultati fino a quando la dottoressa Hadjidaki si è ricordata che, nel lontano 1976, Jacques Cousteau aveva condotto una squadra alla piccola isola di Pseira, ad un miglio e mezzo dalla costa nord-orientale di Creta. Cousteau era alla ricerca di Atlantide, che molti studiosi associavano alla vicina isola di Thera e, nelle sue ricerche, aveva trovato anche ceramiche minoiche, sott’acqua nei pressi della riva. Cousteau associò i ritrovamenti a navi affondate nel porto durante l’eruzione vulcanica che distrusse Thera nel 1650 o 1520 a.C.
Incuriositi da questi ritrovamenti, la dottoressa Hadjidaki ed il suo team hanno raggiunto Pseira e, in un punto a 300 metri al largo dell’isola, alla profondità di circa 40 metri (131 piedi) hanno rinvenuto i resti dell’antico naufragio.
I Minoici erano originari dell’isola di Creta e produssero un’evolutissima civiltà durante l’Età del Bronzo. Il nome di questo popolo deriva dal suo primo sovrano, Minosse, padrone “del mare” per averlo liberato – così si raccontava – dai pirati. I Minoici divennero ben presto abili navigatori ed aprirono rotte commerciali con i regni più potenti dell’epoca, tra i quali anche l’Egitto.

Raffigurazioni di navi minoiche si trovano in diversi sigilli ed affreschi (sopra quello di Akrotiri – Processione di navi - ). Queste raffigurazioni sono così dettagliate da fornire una precisa immagine delle imbarcazioni: avevano una quindicina di remi per lato, vele quadrate ed erano lunghe circa 17 metri.