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Tecniche di caccia

Super intelligenti questi cetacei!

Sponging: il delfino usa una spugna, che “si mette” sul muso, per difendersi da prede difficili o urticanti, come i ricci. È il primo caso scoperto dell’uso di uno strumento in un animale marino.

Kerplunking: sputando acqua o spostandola con la coda, spinge le prede a uscire dai loro nascondigli.

Conching: sollevare le conchiglie senza mollusco ma con un pesce dentro finché l’ignara preda non scivola fuori e cade nella bocca del delfino.

Una grossa conchiglia, priva di mollusco, ma che contiene un pesce; sollevarla fuori dal mare; far scorrere fuori l’acqua; afferrare al volo la preda inconsapevole. È la nuova tecnica di caccia messa a punto dai delfini di Shark Bay, in Australia occidentale. Gli astuti sono i  (Tursiops aduncus, molto simile al tursiope dei nostri mari, che appartiene alla specie Tursiop truncatus) osservati da studiosi della Murdoch university di Perth.  

 Pare non sia una novità da queste parti, alcuni anni fa alcuni individui della stessa specie, sempre nella Shark Bay, erano stati osservati mentre “indossavano” sul muso spugne staccate dal fondo del mare per difendersi dalle prede piene di spine o troppo ostiche.

Il trasferimento di conoscenze avverrebbe in orizzontale,  modalità simile all’insegnamento umano, nel quale gli adulti passano le conoscenze ai piccoli della specie, anche se non sono imparentati. Con tale  trasferimento orizzontale la diffusione delle conoscenze è molto più veloce.

 www.focus.it

Divieto di “balenazione” nel santuario dei cetacei

Greenpeace ha recentemente diffuso i risultati delle analisi batteriche effettuate all’interno del “Santuario dei Cetacei”, la porzione di Mediterraneo compresa tra Corsica, Toscana, Liguria e Francia, i dati sono scandalosi.

Il “Santuario” - istituito nel 1999 con un accordo tra Italia, Francia e Principato di Monaco e  inserito dal 2001 nell’elenco delle Aree a Protezione Speciale di Interesse Mediterraneo in base al Protocollo sulle Aree Protette (ASPIM) della Convenzione di Barcellona –  presenta  preoccupanti livelli di inquinamento delle acque,  traffico navale da “bollino rosso” nonchè numerose zone, anche in alto mare, con una qualità delle acque da assoluto divieto di balneazione…

I ripetuti allarmi lanciati in questi anni dalle associazioni ambientaliste sono sempre caduti nel vuoto e la definizione di “Santuario dei Cetacei” appare sempre più come una gigantesca bufala !

scarica il report di Greenpeace

Puttane e balene… pochissime le balene

In questi giorni in Marocco si sta decidendo sul destino della caccia alle balene. Ovviamente tra gli Stati più interessati alla questione ci sono in testa Giappone, Norvegia e Islanda che praticano la caccia ed il commercio delle carni di questi sfortunati cetacei.

Dal corriere.it è interessante leggere a che livello si sia arrivati per corrompere piccoli staterelli a votare a favore di una riapertura della caccia contro le moratorie internazionali più volte violate da questi stati.

Sempre in tema di conti scottanti, si legge su Abc News che i tentativi giapponesi di comprare i voti dei rappresentanti presenti in Marocco abbiano raggiunto livelli preoccupanti: camere d’albergo pagate per tutti da parte dei giapponesi, e prostitute offerte in cambio del loro voto a molti degli 88 delegati. Ma la Commissione non conferma queste voci e informa che sta ancora indagando sull’accaduto.

Il lutto del mare

Cinquemila delfini intrappolati, il dramma di anatre, fenicotteri, pellicani che abitano il delta,  strage di tartarughe…80% di greggio sulle spiagge, il resto e chissà quanto ancora disperso nel mare

VENICE (Louisiana) – In cielo gli aerei che seminano solventi chimici e gli elicotteri che seguono il percorso dell’isola di petrolio.  In mare le barche e i «trawler» che, anziché stendere le loro reti, aiutano la guardia costiera a calare in acqua barriere di gomma nel tentativo di arginare la marea nera. A terra cresce lo sgomento, la rabbia impotente dei pescatori.  Nelle acque del Golfo sono intrappolati cinquemila delfini, megattere nuotano incoscienti del pericolo a fianco della marea nera. Una trentina di esemplari di tartarughe sono stati ritrovati senza vita sulle coste, alcuni in avanzato stato di decomposizione. La paura è che siano state vittime del petrolio disperso nel mare dopo l’inabissamento della Stazione petrolifera della BP. Gli esperti dell’Istituto per gli Studi sui Mammiferi Marini stanno analizzando i cadaveri per stabilire le cause della morte.

La vita nella Venezia del delta del Mississippi — il luogo scelto dall’isola galleggiante di olio e bitume per unirsi alla terraferma — non è mai stata facile. Il groviglio di canali che tagliano paludi, acquitrini e la terra fangosa portata dal fiume, è un ecosistema straordinariamente vitale —colonie di cormorani, anatre, fenicotteri, pellicani e cento altre varietà di uccelli — mentre la confluenza di acque dolci e salate produce una ricchezza di fauna marina che fa la gioia di chi pesca per sport e anche di chi così si guadagna da vivere.

Non preoccupatevi…  BP PAGHERA’ IL CONTO A TUTTI TRANNE AL MARE E AL SUO ECOSISTEMA!!!

 - Quanto al costo economico che si aggiungerà a quello ambientale, Obama ha precisato che sarà la British Petroleum, la compagnia petrolifera titolare della piattaforma da cui è fuoriuscito il greggio, a pagare il prezzo del disastro ambientale nel Golfo del Messico, ovvero tutte le necessarie opere di bonifica. «La Bp è responsabile di questa perdita – ha detto il presidente senza girarci attorno – e la Bp pagherà il conto». La stessa compagnia, in ogni caso, già nei giorni scorsi si era detta disponibile a farsi carico degli oneri economici relativi alla pulizia del vasto tratto di oceano contaminato. Per le zone colpite dalla catastrofe ambientale, ha poi aggiunto Obama, saranno previsti adeguati risarcimenti.-

Facciamo un po’ di conti…

La marea nera che sta per raggiungere le coste degli Usa non poteva arrivare in un momento peggiore: è questo infatti il periodo dell’anno in cui molte specie scelgono proprio il golfo del Messico per fare una sosta nelle migrazioni o per riprodursi. Ecco le dieci più a rischio.

…Aolamagna partecipa al lutto del mare

Il canto delle balene azzurre

Balenza azzurra (Balaenoptera musculus)

Balenza azzura (Balaenoptera musculus)

Il canto dei maschi delle balene azzurre sta cambiando per diventare più “sexy”, questa è la conclusione di uno studio condotto dal prof.  John Hildebrand dello Scripps Institution il quale sostiene che le balene stanno emettendo suoni di frequenze più basse per rendere il loro canto più attraente e accattivante nei confronti degli esemplari femmine.

Lo studio è stato condotto utilizzando i sonar dei sottomarini militari americani e sfruttando un particolare software in grado di isolare la voce dei cetacei.  I suoni campionati sono stati poi messi a confronto con le frequenze di altri studi condotti nel anni ’60. Proprio da questo confronto è emerso che le tonalità, in tutte le melodie registrate,  sono più basse di mezza ottava.

Per il ricercatore il fenomeno va visto proprio in chiave “romantica” visto che se negli anni ’60 gli esemplari femminili di balene azzurre erano pochi ed i maschi dovevano “urlare” per farsi sentire, grazie alle politiche di stop alla caccia portate avanti dall’Onu e dalle ONG naturalistiche la popolazione femminile è aumentata con il risultato che a quanto pare per i maschi non è più necessario alzare la voce!

Fonte: Ansa

Gargano, morti i sette capodogli

Foto Ansa

Foto Ansa

Si è purtroppo conclusa nel peggiore dei modi la triste vicenda dei sette capodogli spiaggiati alla Foce di Varano con la morte di tutti gli esemplari.

Gli ultimi due sono, infatti, spirati nella notte dopo una lunga agonia dovuta allo schiacciamento del diaframma. Vani erano stati tutti gli sforzi di trasportare in salvo con mezzi pesanti i  due sopravvissuti.
A questi tentativi, andati tutti a vuoto, era pure seguito il diniego da parte del Ministero dell’Ambiente all’idea di un’iniezione letale che avrebbe potuto mettere fine alle loro pene.   La ridda delle ipotesi su cosa abbia spinto questi grossi mammiferi ad arenarsi sulle nostre coste rimane ancora aperta ed al vaglio dei biologi che cercheranno di capirne le ragioni per mezzo di autopsie approfondite anche se, da un primo esame in loco, sembrerebbero tutti esemplari sani.

C’è chi parla di disorientamento dovuto alle pessime condizioni del mare in questi giorni e chi invece addita le cause all’inquinamento dei mari e all’uso di strumenti elettronici come sonar o radar che potrebbero essere in grado alterare il senso dell’orientamento di questi animali che spesso abbandonano le loro rotte distratti da questi strumenti.

IDENTIKIT DEL CAPODOGLIO – Il capodoglio più famoso della storia è senza ombra di dubbio Moby Dick, nato dalla fantasia di Melville, romanticamente identificato con l’appellativo di «balena bianca». Tuttavia il capodoglio, dalla testa enorme ed allungata, non è una balena perchè ha i denti. Il nome scientifico è Physeter macrocephalus, appartiene alla famiglia degli Odontoceti, come i delfini. Il maschio può anche superare i venti metri per sessanta tonnellate.