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Tsunami in Giappone: la tragedia ricostruita in digitale

A distanza di poco tempo, quando ancora i danni sono ingenti e la situazione della centrale atomica di Fukushima è tuttaltro che risolta, c’è già chi in fretta e furia ha ricostruito il dramma dello tsunami sottoforma di documentario. Un video che mischia effetti speciali, scienza e ovviamente il dramma umano che ha colpito il popolo giapponese.
A produrre quello che viene definito in gergo un “Istant Doc” è la casa di produzione inglese Pioneer che già in passato si era dedicata ad altri drammi quali, ad esempio, il terremoto haitiano, i minatori cileni, ecc.
Dietro questa produzione la filosofia dell’arrivare per primi nel confezionare un prodotto multimediale che racconti la tragedia ancora quando è alta la sensibilità delle persone, giocando sull’impegno giorno e notte di troupe televisive ed esperti in grado di raccontare, con dovizia di particolari anche scientifici, l’evento sotto ogni aspetto, facendo leva su una memoria ancora recente dello spettatore.
La frase di Burke Ward, uno dei produttori televisivi che ha commissionato questo “Istant-doc”, spiega in modo emblematico la filosofia che muove le case produttrici  sulla linea del tempo sfidandosi in una lotta, a volte impari, di arrivare per primi a consegnare il prodotto.

«Siamo affascinati da ciò che va al di là della nostra comune esperienza, e siamo empaticamente attratti dalle tragedie umane, dal dolore altrui. Vogliamo sentirci connessi; allo stesso tempo siamo curiosi di sapere come si sono svolti i fatti. Abbiamo l’urgenza di capire e immaginare quanto accaduto come se noi fossimo lì. Vogliamo dare un senso a ciò che ci circonda. La verità, inoltre, è che mentre guardiamo, ci sentiamo sollevati e un poco colpevoli»

Fonte: Corriere.it

Sea Shepherd ferma il Giappone: stop alle baleniere in antartico

A piccole tappe ma Sea Sheperd grazie alle sue pressioni è riuscita a far sospendere la caccia delle baleniere giapponesi nell’Antartico.
A riferirlo è l’Agenzia della pesca giapponese la quale ha informato che il peschereccio Nisshin Maru, inseguito da Sea Shepherd, ha sospeso l’attività dal 10 febbraio per ragioni di sicurezza.
Ricordiamo che dal 1986 la caccia alle balene per scopi commerciali è stata vietata ma paesi come il Giappone aggirano questo divieto adducendo che la pratica di cacciare i cetacei viene svolta per scopi legati alla ricerca scientifica. Una ricerca che poi finisce sulle tavole nipponiche!

Puttane e balene… pochissime le balene

In questi giorni in Marocco si sta decidendo sul destino della caccia alle balene. Ovviamente tra gli Stati più interessati alla questione ci sono in testa Giappone, Norvegia e Islanda che praticano la caccia ed il commercio delle carni di questi sfortunati cetacei.

Dal corriere.it è interessante leggere a che livello si sia arrivati per corrompere piccoli staterelli a votare a favore di una riapertura della caccia contro le moratorie internazionali più volte violate da questi stati.

Sempre in tema di conti scottanti, si legge su Abc News che i tentativi giapponesi di comprare i voti dei rappresentanti presenti in Marocco abbiano raggiunto livelli preoccupanti: camere d’albergo pagate per tutti da parte dei giapponesi, e prostitute offerte in cambio del loro voto a molti degli 88 delegati. Ma la Commissione non conferma queste voci e informa che sta ancora indagando sull’accaduto.