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Il fumo fa male al mare? in arrivo 100 mila posacenere

L’associazione ambientalista “Marevivo”, in collaborazione con JTI – Japan Tobacco International, con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e del Corpo delle Capitanerie di Porto ed il supporto di SIB – Sindacato Italiano Balneari, promuove una capagna di sensibilizzazione  per la tutela dei litorali italiani dal titolo “Ma il mare non vale una cicca?”. Si tratta di  salvaguardare 8 mila chilometri di fasce costiere compromesse  dall’inquinamento causato dai mozziconi di sigaretta, che rappresentano il 40% dei rifiuti totali abbandonati sulle spiagge e impiegano da 1 a 5 anni a biodegradarsi. Il 6 e 7 agosto 100 mila posacenere tascabili saranno distribuiti in 330 spiagge italiane.

L’iniziativa di Marevivo eviterà che finiscano in acqua 600.000 filtri al giorno, pari a 18 km di costa ininterrotta e l’equivalente dell’altezza di due monti Everest (8.848 metri per 2).

www.marevivo.it/mare_cicca2011.php

 www.focus.it/natura-e-ambiente/

 

Al via “Goletta dei Laghi” 2011

E’ partita il 30 Giugno scorso la “Goletta dei Laghi” 2011, l’annuale monitoraggio dei principali specchi d’acqua dolce d’Italia. Il giro dei laghi inizia con il Lago di Iseo, poi il Lago Maggiore, il Lago di Como, il Lago di Garda, il Trasimeno, il Lago di Piediluco, di Albano, di Bolsena e di Bracciano. La campagna si concluderà il 25 Luglio a Roma con la presentazione del bilancio finale e l’assegnazione delle “Bandiere nere” alle località maggiormente degradate. I luoghi con la migliore qualità delle acque verranno invece inseriti nella Guida Blu di Lega Ambiente e Touring Club Italiano. Svariati fattori minacciano la qualità delle nostre acque dolci: dall’inquinamento industriale agli scarichi abusivi. Anche quest’anno Sos Goletta Verde ha attivato il numero 346 007 4114 a cui si possono segnalare situazioni di criticità.

Il Mincio fortemente inquinato puo’ insidiare il Garda?

Un caso analogo a quello delle anguille si è verificato nel 1999 quando La Polimeri Europa ( ex. Enichem, società affiliata all’ Eni) insieme alla Ies liberarono sostanze altamente inquinanti nell’ aria e nell’ acqua. Così si espresse il quotidiano “la Repubblica” riguardo a tale fatto:

“C’è un angolo di Italia dove è più facile morire di un male assassino. Dove è un rischio statisticamente significativo fino a 25 volte superiore alla norma, andarsene di un male raro, che qui tanto raro non lo è più. Che silenzioso cova nei tessuti, che ti accompagna maligno per anni, nascosto in un anfratto filamentoso dei tuoi muscoli, del tuo grasso. Sarcoma dei tessuti molli, lo chiama la scienza”

Non c’è quindi da stupirsi se a Mantova c’ e’ un’area di circa 20 chilometri quadrati altamente inquinata e in attesa di bonifica. La zona e’ talmente tossica che il Ministero dell’Ambiente ha negato qualsiasi altro tipo di insediamento industriale se non si fa prima un opera di ripristino ambientale. A Mantova quindi aumentano i casi di sarcoma, un tipo di tumore che e’ collegato, guarda caso, alle emissioni di diossina, un noto inquinante, dagli stabilimenti industriali. Uno studio fatto nel 2001 riporto’ che a Mantova il numero e gli ammalati di cancro, sarcomi e leucemie in primis, erano piu’ alti del 50% rispetto al resto della Lombardia. Il presidente dell’Agenzia Nazionale di protezione ambientale, Paolo Rabitti, fece uno studio certosino sui tumori nella sua zona e poi denuncio’ la ASL di Mantova di avere manipolato i dati sull’inquinamento. E’ proprio la Gazzetta di Mantova del 25 maggio 2011 che intende riaprire il caso:

«Hanno trovato centinaia di fusti con sostanze tossiche – aveva detto Alessandro Pastacci davanti ai cronisti – e nessuno dice nulla»

Mantova - veduta di uno dei laghi

I cinquecento fusti erano spuntati giovedì scorso sul monitor del georadar durante un’indagine stratigrafica sui terreni della Polimeri chiesta dal ministero. Si tratta di una ricerca sull’area del colosso chimico fino a quattro metri di profondità. Al momento si può solo parlare di rifiuti pericolosi, sostanze sulla cui natura c’è ancora incertezza. Fanghi, mercurio, altro? Nei prossimi giorni la risposta arriverà dalle analisi.
Intanto la Polimeri ha già inviato una segnalazione anche al ministero dell’Ambiente. Una sorta di “autodenuncia” – anche se il seppellimento risale probabilmente agli anni Ottanta – che consente di procedere con la messa in sicurezza urgente, con la successiva bonifica e che mette al sicuro l’azienda da multe salate. Discorso diverso, invece, per le altre due discariche censite negli anni Novanta e trovate sempre più o meno nella stessa area: per il momento quelle restano seppellite all’interno dei vasche di contenimento (che sembra abbiano tenuto) e in ostaggio dell’iter autorizzativo ministeriale, molto più complesso. L’ultimo ritrovamento, sul quale vigilano Asl e Arpa, è finito anche sul tavolo della procura della Repubblica.

Certamente il contaminamento da diossina delle anguille del lago di Garda non è da additarsi a questo triste episodio di cronaca, tuttavia, questo caso ci fa riflettere su cosa possano fare persone senza scrupoli che nessuno di noi a priori può escludere abbiano agito in passato anche sul nostro lago.

Arianna

Tartarughe in un mare di plastica

Turtle in trouble

L’Oceano, ma anche il mare Mediterraneo, è ormai un luogo insicuro per le tartarughe. Lo dice una relazione presentata in occasione della International Marine Debris Conference di Honolulu che ha evidenziato come la massiccia presenza di materiali plasici nelle acque oceaniche metta seriamente a repentaglio la sopravvivenza delle testuggini marine.
Per rendere ancora più enfatica la relazione, durante la conferenza è stata riportata la storia di una tartaruga che nel 2009 aveva ingerito una tale quantità di plastica da metterci un mese per riuscire a ripulirsi. Palloncini, siringhe, pezzi vari di plastica morbida e dura, un tappeto, delle palle di catrame, questo quanto defecato dal povero animale durante la sua convalescenza.
Ricordiamo che ad oggi l’80% dei rifiuti che si accumula sul pianeta (terra, mare) è costituito da materiale plastico, un dato questo che ci dovrebbe far riflettere.

Legambiente pubblica i risultati per il lago di Garda

Nella giornata di ieri Legambiente ha reso noto i risultati riguardanti il lago di Garda e, stando a quando si può leggere dal suo rapporto, la situazione per il nostro lago (purtroppo comune a quella di tutti gli altri grandi laghi del nord Italia) non è delle più incoraggianti.

Il quadro che ne esce è rispetto allo scorso anno peggiore nei risultati forniti dai campionamenti delle acque.
Sono infatti ben 17 i punti sul Garda che risultano inquinati. Di questi 10 spettano alla Lombardia, 6 al Veneto e 1 al Trentino Alto Adige. Dei 10 punti critici sulla sponda lombarda, sono risultati fortemente inquinati i campioni prelevati a Tignale, Toscolano Maderno, Salò, Moniga del Garda, 2 punti a Desenzano del Garda e 2 a Sirmione, mentre sono risultati inquinati quelli di Tremosine e Limone del Garda.

In Veneto sono 6 le aree critiche. Sono risultati fortemente inquinati i campioni di Bardolino, Peschiera del Garda, Lazise e 2 punti prelevati a Castelnuovo del Garda; inquinato il campione di Garda. In Trentino infine è stato rilevato un punto inquinato a Torbole.

Nemici del lago sono soprattutto le foci dei torrenti che in esso si riversano e gli scarichi abusivi che ancora persistono lungo tutte le coste. Il depuratore risulta allo stato attuale sottodimensionato alle necessità urbanistiche e demografiche del bacino benacense con problemi irrisolti legati aglii sfioratori di piena e al collettore sub – lacuale “Maderno – Torri” che da anni si parla senza riscontri positivi di potenziare.

Questa la mappa delle località pubblicate dal rapporto di Legambiente che potete leggere interamente cliccando qui.

Regione Lombardia

  • Limone del Garda: foce torrente San Giovanni :-(
  • Tremosine: località Campione del Garda, foce torrente San Michele :-(
  • Tignale: foce torrente Piovere :-( :-(
  • Toscolano Maderno: foce torrente Bornico :-( :-(
  • Salò: foce torrente Barbarano (Località Barbarano) :-( :-(
  • Moniga del Garda: scarico nei pressi del porto di Moniga :-( :-(
  • Desenzano del Garda: località Rivoltella, spiaggia via Agello :-( :-(
  • Desenzano del Garda: scarico via Cesare Battisti :-( :-(
  • Sirmione: foce Rio della Garbella :-( :-(
  • Sirmione: foce Rio della Bragagna (Località Bragagna) :-( :-(

Regione Veneto

  • Garda: foce torrente Gusa :-(
  • Bardolino: foce torrente San Severo  :-( :-(
  • Castelnuovo del Garda: foce Rio Drugale dei Ronchi (Località Ronchi) :-( :-(
  • Castelnuovo del Garda: lido comunale (Località Campanello)  :-( :-(
  • Peschiera del Garda: foce Rio Sermana (Località Sermana)  :-( :-(
  • Lazise: foce fosso Mara  :-( :-(

Regione Trentino Alto Adige

  • Riva del Garda: foce torrente Sarca  :-(

:-(   =  Inquinato: Enterococchi intestinali maggiori di 500 ufc/100ml e/o Escherichia Coli maggiore di 1.000 ufc/100ml

:-( :-(   =  Fortemente inquinati: Enterococchi intestinali maggiori di 1.000 ufc/100ml e/o Escherichia Coli maggiore di 2.000 ufc/100ml

 Per leggere l’intero dossier di Legambiente clicca qui.

NADD e VAS e i custodi del mare

La Società NADD Global Diving Angency e VAS Verdi Ambiente forti di una ormai consolidata amicizia e collaborazione più che ventennale, sono da sempre impegnati nelle iniziative sulla tutela ambientale. Quest’anno lanciano la 15° edizione della Campagna Diritti al Mare Diritti del Mare con la collaborazione ed il patrocinio del Ministero dell’Ambiente, Comando Generale della Guardia Costiera e del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

Si tratta dell’istituzione di un numero verde 800 866 158 attraverso il quale noi subacquei, veri “Custodi del Mare” possiamo denunciare le situazioni di degrado riscontrate durante le nostre immersioni.
Le segnalazioni verranno raccolte, analizzate e girate agli organi ed autorità competenti per un pronto intervento a tutela dell’ambiente.

Se hai una documentazione fotografica inviala al nostro sito specificando luogo e data dell’immersione pubblicheremo le tue fotografie in un’apposita photogallery. La nostra mail è aolamagna@gmail.com

Il lutto del mare

Cinquemila delfini intrappolati, il dramma di anatre, fenicotteri, pellicani che abitano il delta,  strage di tartarughe…80% di greggio sulle spiagge, il resto e chissà quanto ancora disperso nel mare

VENICE (Louisiana) – In cielo gli aerei che seminano solventi chimici e gli elicotteri che seguono il percorso dell’isola di petrolio.  In mare le barche e i «trawler» che, anziché stendere le loro reti, aiutano la guardia costiera a calare in acqua barriere di gomma nel tentativo di arginare la marea nera. A terra cresce lo sgomento, la rabbia impotente dei pescatori.  Nelle acque del Golfo sono intrappolati cinquemila delfini, megattere nuotano incoscienti del pericolo a fianco della marea nera. Una trentina di esemplari di tartarughe sono stati ritrovati senza vita sulle coste, alcuni in avanzato stato di decomposizione. La paura è che siano state vittime del petrolio disperso nel mare dopo l’inabissamento della Stazione petrolifera della BP. Gli esperti dell’Istituto per gli Studi sui Mammiferi Marini stanno analizzando i cadaveri per stabilire le cause della morte.

La vita nella Venezia del delta del Mississippi — il luogo scelto dall’isola galleggiante di olio e bitume per unirsi alla terraferma — non è mai stata facile. Il groviglio di canali che tagliano paludi, acquitrini e la terra fangosa portata dal fiume, è un ecosistema straordinariamente vitale —colonie di cormorani, anatre, fenicotteri, pellicani e cento altre varietà di uccelli — mentre la confluenza di acque dolci e salate produce una ricchezza di fauna marina che fa la gioia di chi pesca per sport e anche di chi così si guadagna da vivere.

Non preoccupatevi…  BP PAGHERA’ IL CONTO A TUTTI TRANNE AL MARE E AL SUO ECOSISTEMA!!!

 - Quanto al costo economico che si aggiungerà a quello ambientale, Obama ha precisato che sarà la British Petroleum, la compagnia petrolifera titolare della piattaforma da cui è fuoriuscito il greggio, a pagare il prezzo del disastro ambientale nel Golfo del Messico, ovvero tutte le necessarie opere di bonifica. «La Bp è responsabile di questa perdita – ha detto il presidente senza girarci attorno – e la Bp pagherà il conto». La stessa compagnia, in ogni caso, già nei giorni scorsi si era detta disponibile a farsi carico degli oneri economici relativi alla pulizia del vasto tratto di oceano contaminato. Per le zone colpite dalla catastrofe ambientale, ha poi aggiunto Obama, saranno previsti adeguati risarcimenti.-

Facciamo un po’ di conti…

La marea nera che sta per raggiungere le coste degli Usa non poteva arrivare in un momento peggiore: è questo infatti il periodo dell’anno in cui molte specie scelgono proprio il golfo del Messico per fare una sosta nelle migrazioni o per riprodursi. Ecco le dieci più a rischio.

…Aolamagna partecipa al lutto del mare

Chi ha ragione… chi ha torto?

fondalipuliti_07_45Era prevedibile immaginarselo e come ormai ogni anno puntualmente accade, il riscontro di Legambiente sul nostro lago è, in parte, in controdentenza rispetto a quanto invece dichiarato dall’Arpav.

Da una parte, quella dell’Arpav per intenderci, bollino blu a tutte le spiagge con eccezione del punto 278 corrispondente al lungo lago Cipriani a Bardolino (ndr. riaprirà alla balneazione nel 2010). Dall’altra, quella di Legambiente, segnalazione di diversi punti in cui il lago risulta inquinato,  soprattutto nei tratti di litorale dove i suoi piccoli immissari si immettono nel bacino (es. Rio Sermana, il Drugale, ecc).

Nel periodo in mezzo ai due resoconti poi scoppia il caso delle alghe e della schiuma, un fenomeno strano che pare sfuggito alle analisi dei campioni d’acqua e che per alcuni giorni ha tenuto i gardesani con il fiato sospeso.

Macchie di alghe galleggianti sono apparse sulla superficie dell’acqua. A preoccupare  soprattutto la “Anabaena lemmermannii”  in grado di produrre neurotossine ed epatotossine potenzialmente tossiche per l’uomo che, come previsto dal Ministero della Sanità, non devono superare certe soglie di concentrazione (5ooo cellule per  millilitro) nelle acque di balneazione.

Quantità che invece è  stata raggiunta il 16 luglio nel porto di Garda e nel centro del lago (non balneabile per decreto Dpr 470/82) ed il 21 e 22 luglio anche al largo della costa sud orientale tra Castelnuovo, Lazise e Peschiera.

Tutto questo confonde e rassicura poco sullo stato di salute del nostro lago. Non ci sentiamo di dare ragione ne all’una ne all’altra parte per mancanza di competenze e di mezzi tecnici per controbattere agli esiti della analisi. Di fatto appare chiaro, agli occhi di chi lo conosce, che il lago stia soffrendo. Ritardi nel convogliare i condotti fogniari e una rete fogniaria forse non adeguatamente dimensionata al boom demografico che ha interessato il lago ne hanno sicuramente compromesso la qualità delle acque, la presenza di fosfati, una flora ed una fauna che appaiono decimate, un su e giù dei livelli d’acqua per anni fuori controllo, una massiccia presenza di motoscafi, continue deroghe a leggi e ritardi amministrativi non stanno aiutando questo ambiente naturale unico nel suo splendore a rimanere integro; questo è l’unico dato che in fondo a noi interessa.

Fonte: sito web quotidiano l’Arena di Verona (artt. 30/07/2009 30/07/200928/07/2009
- 25/07/200909/07/2009)