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Pinguini antartici a rischio estinzione

Allarme rosso per la sopravvivenza dei pinguini antartici: un recente studio del Noaa (National Oceanic and Atmospheric Administration), pubblicato sulla rivista “Proceeding” della National Academy of Science, segnala la gravissima diminuzione delle popolazioni di pinguini antartici. Lo studio evidenzia, negli ultimi decenni, una diminuzione del 50% delle popolazioni dei pinguini Adelia e Chinstrap. Negli anni esaminati il tasso di mortalità è risultato in costante crescita e, nell’ultimo biennio, ha raggiunto altissimi livelli soprattutto tra i cuccioli. La causa principale sarebbe la mancanza di cibo: i pinguini antartici si nutrono infatti di piccoli pesci e di minuscoli crostacei, il cosiddetto krill, che per colpa del riscaldamento delle acque è presente in quantità sempre minori.

La cacca delle balene aiuta gli oceani

Litografia del 1856 rappresentante una scena di caccia alle balene tratta dal sito di Wikipedia

In agricoltura si sa non si butta via niente e spesso gli escrementi degli animali vengono utilizati per tonificare i terreni e riequilibrarne i sali minerali dopo il raccolto. Questa tecnica utilizzata dalla notte dei tempi è la soluzione più naturale ed economica dato che si basa sul riciclo di sostanze organiche come, ad esempio, il letame prodotto dai bovini ed il guano prodotto dagli uccelli.

Se tutto questo ai nostri occhi appare, proprio perché abituati da sempre a vederlo, una prassi del tutto naturale, non deve stupirci che nemmeno nell’habitat marino la cosa possa essere tanto differente. Infatti, secondo i ricercatori dell’Australian Antarctit Division, le feci prodotte dai cetacei sarebbero il rimedio naturale migliore per porre un freno all’inquinamento dei mari ed al surriscaldamento del globo terrestre (effetto serra).

Gli studiosi, rappresentati dal ricercatore Stephen Nicol, hanno infatti dimostrato come l’incremento della popolazione delle balene, porti ad un conseguente aumento del fitoplancton (la parte vegetale del plancton) presente nei mari ed alla base della catena alimentare. Proprio all’incremento di queste minuscole alghe si deve una maggiore capacità di assorbimento della CO2 (anidride carbonica)  degli oceani e dei mari.

Questo aumento della popolazione del fictoplancton sarebbe in realtà dovuto alla forte presenza di ferro negli escrementi delle balene. Il ferro infatti, unitamente all’anidride carbonica, è una delle sostanze utilizzate da questi organismi, di solito unicellurari, per la produzione tramite processi di sintesi, di sostanze organiche, carboidrati ed ossigeno.

Il fictoplancton è a sua volta l’alimento principale del krill, minuscoli gamberetti che sono alla base della dieta delle balene. L’aumento quindi del primo alimento alla base della catena alimentare provoca conseguentemente l’aumento della popolazione delle balene che con i loro escrementi rifocillano questi utilissimi vegetali che ricordiamolo sono i responsabili di oltre il 50% delle emissioni di ossigeno in tutto il pianeta.

In buona sostanza quindi la cacca delle balene, concimando l’acqua degli oceani e dei mari, assume anche per l’uomo un’importanza fondamentale. Ecco quindi un altro buon motivo per opporsi alla loro caccia aiutando quelle associazioni di animalisti come GreenPeace che da anni combattono contro lo sfruttamento dei mari. La loro incolumità, in fondo, migliora anche la nostra vita.