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A Grosseto il “Mare senza respiro”

Si svolgerà il prossimo 16 Aprile a Grosseto, presso il Palazzo della Provincia,  un importante convegno sul mare e sull’apnea. L’ingresso è libero.

Tartarughe in un mare di guai

"Turtle in trouble" - di Jordi Chias Pujol

Con questa fotografia, lo spagnolo Jordi Chias Pujol ha vinto il premio speciale “One Earth” al concorso internazionale di fotografia naturalistica “Veolia environnement wildlife photographer of the year 2010” organizzato dalla Bbc wildlife e dal Natural History Museum di Londra.

L’immagine è tristemente emblematica: più della metà delle 328 specie di tartarughe e testuggini rischia l’estinzione, lo indica un nuovo rapporto pubblicato il 28 febbraio scorso dall’Indipendent.

Cesare contro Pompeo, la battaglia navale

Individuato in Adriatico, in acque albanesi, il tratto di mare in cui si svolse lo scontro navale tra le flotte di Cesare e Pompeo. Uno dei momenti cruciali della guerra civile  romana si verificò infatti nel Mar Adriatico, presso l’antica Orikum, poco distante da Valona, dove le flotte dei due nemici si scontrarono in una delle piu’ dure battaglie navali dell’antichita’. La missione archeologica italiana condotta da Giuliano Volpe, Rettore dell’Università di Foggia, dopo aver individuato la zona, progetta ora una serie di campagne di scavi archeologici subacquei alla ricerca di prove certe del celebre scontro navale.  I dettagli dell’imminente operazione saranno presentati in anteprima nell’ambito dell’Incontro nazionale di “Archeologia Viva” domenica 20 febbraio al Palacogressi di Firenze. “La zona e’ base militare Nato – dichiara Volpe – a conferma dell’importanza strategica che quel tratto di costa albanese ha sempre avuto per il controllo marittimo. Avremo presto tutte le autorizzazioni necessarie per procedere. Contiamo anche sulla collaborazione logistica di una missione americana che sta operando sempre in Albania, perche’ per il nostro programma di ricerche servono mezzi davvero straordinari”.

Il gambero “pistolero”

Si chiama Alpheus heterochaelis ed è un gambero di circa 5 centimetri di lunghezza, è l’animale più rumoroso dei sette mari 200 dB, paragonabile a un jet al decollo!

Diffuso in quasi tutte le acque, dal Mediterraneo ai tropici, ha una particolarità: una delle sue chele, indifferentemente la destra o la sinistra, è molto più grande dell’altra e invece che terminare con la classica pinza, assume la forma di una pistola che spara proiettili d’acqua. Produrre onde d’urto simili a proiettili  è la sua tecnica di caccia,  stordisce granchi e piccoli pesci che poi mangia. Fino a poco tempo fa i ricercatori credevano che il suono provenisse dallo sfregamento delle due chele una contro l’altra, ma recenti studi hanno dimostrato che non è così. La chiusura estremamente rapida della chela più grande spruzza un getto d’acqua ad alta velocità, circa 100 Km/h, all’interno del quale si forma una minuscola bolla di vapore rovente che dà origine al fenomeno noto in fisica come “cavitazione”. Quando le bolle implodono a causa della pressione dell’acqua, producono il caratteristico rumore. Da quanto riportano alcuni acquariofili, pare che il suono prodotto da questi minuscoli gamberi possa facilmente crepare i vetri degli acquari. I sottomarini militari hanno sfruttato spesso sfruttato l’intensità del suono prodotto delle colonie di Pistol Shrimp nascondendosi all’interno di esse per confondere i sonar dei sottomarini nemici, in quanto sembra che il rumore prodotto da questi affascinanti animaletti sia in grado di nascondere persino quello prodotto da un sommergibile in navigazione.

In clima di festività…gli auguri dal mare!

Ocean Drifters: a secret world beneath the waves, l’ultimo libro di Richard Kirby

Nelle profondità degli oceani le creature marine si preparano alla festa. Richard Kirby, biologo marino, fotografo e Royal Society Research Fellow presso l’Università di Plymouth, ha immortalato  diversi specie di plancton … natalizi.

Tre farfalle o angeli di mare (Clione limacina) a caccia di cibo: si tratta di lumache i cui piedi si sono modificati nelle due ali che consentono all'animale di inseguire e catturare le sue prede

Ecco cinque giovani ofiuroidei (Ophiuroidea) pronti a posarsi sul fondo del mareNuotano tutti insieme a formare una stella, questi sette esemplari di acantharea. Si tratta di fitoplancton, alghe unicellulari che vivono in simbiosi con i coralli

Hanno un aspetto colorato e simpatico, ma quando le si incontra al mare sono tutt'altro che piacevoli: la Phaeocystis globosa è un alga unicellulare che vive aggregata in colonie gelatinose responsabili della schiuma che, soprattutto in primavera e autunno, ricopre vasti tratti di mare

Questa curiosa "candela" è un larva di Luidia ciliaris, una delle tante specie di stella marina

Un mare di plastica

Il video, nel quale si immagina un mare fatto solo di plastica, è stato realizzato dalla oceanografa Sylvia Alice Earle con l’obiettivo di richiamare l’attenzione di tutti al drammatico problema della plastica dispersa in mare. Con questo video la Earle ha vinto il premio TED 2009 per il miglior intervento scientifico dedicato al settore degli oceani.

  • Secondo Surfrider Foundation ogni anno muoiono più di 1 milione di uccelli e mammiferi marini per aver ingerito rifiuti di plastica.
  • Nella zona conosciuta come il Pacific Garbage Patch ci sono oltre 100 milioni di tonnellate di plastica.
  • Si calcola che se si aggregasse tutta la plastica dispersa negli oceani si otterrebbe una superficie complessiva doppia a quella del territorio degli Stati Uniti.

Un mare che cambia!

Il Mediterraneo sta cambiando volto, nuovi  pesci e  vegetali  lo stanno colonizzando, mentre le specie autoctone modificano le loro abitudini. Spettacolo per chi si immerge, indizio preoccupante sullo stato di salute del nostro mare. Questo fenomeno è stato messo in luce grazie alla nascita della prima banca dati sulle specie aliene realizzata nel bacino del Mediterraneo dall’ Istituto per la Ricerca Applicata sul Mare (Icram). I nuovi arrivati si trovano talmente bene da diffondersi rapidamente da nord a sud e ciò porta ad alterazioni del nostro delicato habitat marino. I problemi ricadono soprattutto sulla biodiversità degli ambienti del Mediterraneo. Spiega Franco Andaloro, Direttore di ricerca dell’Icram: “Quello che preoccupa in tutto questo, non è tanto l’arrivo in sé e per sé di nuove specie di pesci in un mare relativamente giovane come il Mare Nostrum (esso infatti non ha più di 50 milioni di anni), quanto la velocità con cui si sta verificando il fenomeno”. Ciò vale non solo in questo caso specifico, ma in tutti i settori dove i mutamenti climatici stanno apportando delle alterazioni. “Una veloce propagazione di specie di origine indopacifica, che hanno preso il posto di quelle di origine atlantica, come avveniva in passato”, spiega Andaloro.

caulerpa racemosa - Foto di Luciano Bianco

In tal senso nascono competizioni, come tra la Caulerpa racemosa e l’alga bruna Cystoseira autoctona del Mediterraneo o  la pianta Posidonia oceanica. La Caulerpa soffoca gli altri organismi con la fitta rete di stoloni e impedisce ai semi della Posidonia di attecchire sul suolo, compromettendone la riproduzione. Ma le praterie di Posidonia sono un indice prezioso della salute del mare perché 1m² di questa pianta produce 20 litri al giorno di ossigeno.

Oggi si contano 8 specie che ormai sono diventate comuni nel nostro mare che provengono dal Mar Rosso. Si va dal pesce flauto, allo Stephanolepis diaspor (un parente del pesce balestra), dal barracuda indopacifico al Leiognathus klunzingeri fino ad altri meno noti come il Siganus luridus e il Siganus rivulatu (vegetariani come la salpa, che hanno rimpiazzato nei mari greci), l’Etrumerus teres (una sorta di grossa sardina) e il Penpheris vanicolensis. Sconosciuti fino a pochi decenni fa nei nostri mari ora si trovano benissimo, ma a scapito di altre specie endemiche.

sphyraena

seriolafas

Complessivamente l’Icram ha censito 565 specie aliene appartenenti a 8 gruppi animali e vegetali (132 vegetali 25 cnidari, 12 ascidacei, 141 molluschi, 59 anellidi, 120 pesci, 60 crostacei 16 briozoi). Il 63% di queste arriva dal Canale di Suez, mentre il 29% è di provenienza atlantica, il resto di altri mari ancora. Così possiamo trovarci faccia a faccia con tre ricciole di origine africana (Seriola fasciata, S. rivoliana e S. carpenteri), la triglia del Mar Rosso (Upeneus moluccensis), i pesci palla e i pesci scorpione.

Ma da dove provengono le nuove specie? Essenzialmente dall’Atlantico orientale, attraverso lo stretto di Gibilterra, e dal bacino del Nilo e dal Mar Rosso, attraverso il canale di Suez, in quest’ultimo caso si parla di “specie lessepsiane”, dal nome dell’ingegnere francese Ferdinand-Marie de Lesseps, fondatore della società che aprì il Canale di Suez. Andaloro sostiene che  canali d’ingresso involontari sono rappresentati anche dalle acque di zavorra delle navi cisterna, dalle incrostazioni degli scafi che navigano in tutto il mondo e dall’importazione di specie marine morte che sono vettori di parassiti alieni che sopravvivono alla morte dell’ospite. Per quanto riguarda le acque di zavorra, lo scarico incontrollato di queste acque, prelevate in mari tropicali e non trattate in modo adeguato, costituisce un importante veicolo di specie non indigene, che stanno modificando rapidamente la biodiversità in prossimità dei maggiori porti italiani. A questo proposito il Ministero dell’Ambiente ha già promosso ricerche sul cambiamento della biodiversità dei porti campione di Trieste e Milazzo.

Pempheris

Il riscaldamento del nostro mare, lento ma costante, determina anche un fenomeno parallelo e forse per noi più importante, la cosiddetta “meridionalizzazione”, che consiste nello spostamento verso nord della distribuzione di molte specie tipiche delle aree più calde del Mediterraneo. Al momento attuale è impossibile stabilire quali saranno, nel medio periodo, le conseguenze di questi fenomeni negli ecosistemi delle nostre acque ed in particolare gli effetti sulla fauna ittica locale.

Fonti: web: www.ecoblog.it - www.icram.org - www.wwf.it . Stampa: mensile “Geo”, una nuova immagine del mondo, agosto 2010

Divieto di “balenazione” nel santuario dei cetacei

Greenpeace ha recentemente diffuso i risultati delle analisi batteriche effettuate all’interno del “Santuario dei Cetacei”, la porzione di Mediterraneo compresa tra Corsica, Toscana, Liguria e Francia, i dati sono scandalosi.

Il “Santuario” - istituito nel 1999 con un accordo tra Italia, Francia e Principato di Monaco e  inserito dal 2001 nell’elenco delle Aree a Protezione Speciale di Interesse Mediterraneo in base al Protocollo sulle Aree Protette (ASPIM) della Convenzione di Barcellona –  presenta  preoccupanti livelli di inquinamento delle acque,  traffico navale da “bollino rosso” nonchè numerose zone, anche in alto mare, con una qualità delle acque da assoluto divieto di balneazione…

I ripetuti allarmi lanciati in questi anni dalle associazioni ambientaliste sono sempre caduti nel vuoto e la definizione di “Santuario dei Cetacei” appare sempre più come una gigantesca bufala !

scarica il report di Greenpeace