Tag Archives: oceano pacifico

Pacific Trash Vortex, un’isola di rifiuti grande due volte gli USA

Wikipedia: Great Pacific Garbage Path

Wikipedia: Great Pacific Garbage Path

Il Pacific Trash Vortex. l’isola di rifiuti galleggianti nell’Oceano Pacifico, è sempre più grande. Secondo gli studiosi, la discarica più grande del pianeta avrebbe raggiunto una dimensione doppia a quella degli Stati Unici sebbene la densità sia, come spiega il dottor Eriksen dell’Algalita Marine Research, pari ad un cucchiaio di confetti sparsi in un campo di calcio.
Un’isola fatta da milioni di tonnellate di rifiuti di plastica che fluttuano al largo delle coste Giapponesi ed Americane; su tratta, soprattutto di palloni, scarpe, materiali plastici e per la maggior parte di sacchetti di plastica usa e getta. Ecco perché il miglior rimedio proposto dagli esperti sarebbe quello di abbandonare, come già fatto dall’Italia e come vorrebbero il 70% degli europei, l’uso dei sacchetti di plastica.

Un quinto di questa discarica galleggiante proviene dai rifiuti gettati dalle navi e dalle piattaforme petrolifere, il resto dalla terraferma. Questa massa galleggiante fluttua tra i pochi centimetri ed i 10 metri di profondità e proprio per questa sua peculiarità è invisibile ai satelliti mentre è ben visibile dalle navi e dalle barche che solcano questo tratto di acque.

Il Trash Vortex o Great Pacific Garbage Patch, scoperto dalla National Oceanic and Atmoospheric Administration alla fine degli anni ’80, si divide in due enormi blocchi. Uno al largo delle coste californiane, l’altro a quelle giapponesi e sono collegati tra loro dalle correnti che ruotano in senso orario attorno ad essi.  Alcuni frammenti di questa plastica galleggiante sarebbero addirittura degli anni ’50; le sostanze plastiche, infatti, fotodegradandosi tendono a disintegrarsi in minuscoli pezzi ma non biodegradano. Ecco perché questi frammenti, anche molto piccoli, scambiati per plancton finiscono per diventare parte della catena alimentare di molti pesci. Il fenomeno è presente, anche se in misura più contenuta, nel Mare Mediterraneo.

 

Avvistata balena grigia nel Mediterraneo

E’ stata avvistata a pochi chilometri dalle coste dello stato di Israele un esemplare di balena grigia. L’avvistamento è per gli esperti un vero e proprio caso dato che questa specie era data per scompara nell’Atlantico settentrionale già dal 1800 a causa della caccia. Gli avvistamenti più frequenti avvengono infatti nell’Oceano Pacifico dove a quanto pare la presenza di questo cetaceo è ancora frequente.
La particolarità di questo avvistamento è che per arrivare nel Mare Mediterraneo la balena deve aver percorso un tragitto di diverse centinaia di chilometri, un comportamento ritenuto dai biologi marini piuttosto bizzarro per questa specie.
Le spiegazioni di questo avvistamento per gli studiosi potrebbero essere due: o la balena appartiene ad una colonia presente nell’Oceano Atlantico e sfuggita agli avvistamenti degli esperti, oppure potrebbe essere arrivata in Atlantico dal passaggio a nord-ovest e poi essersi persa nel Mediterraneo.

Il barone hippy e l’isola che non c’è

Detto così potrebbe sembrare il titolo di un racconto post-atomico del Julius Verne del nuovo millennio ispirato al racconto l’Isola Misteriosa, invece si tratta del roccambolesco viaggio di un ricco ereditiere attraverso l’Oceano Pacifico per documentare la presenza di un isola che sulle carte geografiche non esiste eppure esiste.
Non si tratta purtroppo dell’isola dove sono approdati gli sfortunati protagonisti della serie di Lost, bensì di un’enorme massa galleggiante al largo dei mari tra le Hawai ed il Giappone completamente fatta di rifiuti galleggianti.
Un agglomerato galleggiante fatto di vera e propria spazzatura, buttata o finita in mare, grande all’incirca come il Texas e della cui esistenza molti tacciono. Tutti, ovviamente, tranne le associazioni ecologiste, prime tra tutte Greenpeace che ha pubblicato on-line un grafico animato che spiega come questo fenomeno sia reso possibile grazie ad un gioco di correnti marine chiamato appunto “Giro del nord Pacifico”  che ha permesso ai rifiuti di incanalarsi e sostare in un punto preciso dell’oceano a nord-est delle Hawaii.

Clicca sull'immagine per vedere l'animazione sul sito di Greenpeace

L’isola, già oggetto di studi da parte dell’istituto oceanografico statunitense sarà meta di un lungo viaggio in barca a vela di David de Rothschild, erede di una delle famiglie di banchieri più potenti del Regno Unito, che vuole sensibilizzare l’opinione pubblica su questo ennesimo disastro ecologico.
A bordo dell’imbarcazione “Plastiki”, un catamarano realizzato con materiali plastici di riciclo, salperà da San Francisco, California per raggiungere Sydney, Australia. L’imbarcazione attraverserà l’Oceano Pacifico ed i Doldrums, un punto dell’equatore dove si incanalano e si danno battaglia venti molto forti.
Tutto il viaggio di questo simpatico personaggio sarà documentato, giorno dopo giorno  sulla piattaforma Twitter.