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Bruxelles vuole salvare gli squali

Shark finning

L’Unione Europea sembra finalmente decisa ad attuare delle politiche di salvaguardia e di protezione degli squali introducendo il “divieto assoluto del finning”, pratica barbara e crudele sulla quale il nostro blog ha speso più di un post e contro la quale associazioni come Shark Alliance si battono da anni (n.d.r: l’ asportazione delle pinne è il più delle volte fatta a squalo vivo che poi viene ributtato in mare dove ovviamente va incontro a morte certa).

Il provvedimento imporrebbe a tutte le imbarcazioni che pescano nelle acque dell’UE ma anche a tutte le barche dell’UE che pescano nel mondo l’0bbligo di sbarcare in porto gli squali con ancora le pinne attaccate al corpo. Gli stati membri non potranno più applicare deroghe a questa regola permettendo autorizzazioni ai loro pescherecci di applicare le amputazioni a bordo. Sarà invece concesso, per agevolare lo stoccaggio a bordo degli squali pescati, il taglio parziale  della pinna per ripiegarla contro la carcassa.

Il provvedimento si rivolge soprattutto contro Spagna, Portogallo e Cipro paesi che hanno sempre tollerato con una certa facilità la pratica dello “shark finning” e ha come scopo, soprattutto, quello di intensificare i controlli e le sanzioni contro chi trasgredirà a questa nuova direttiva che è ora al vaglio del Consiglio UE e del Parlamento Europeo per la definitiva approvazione.

Lo scopo è quello di proteggere il predatore al vertice della catena alimentare ormai a serio rischio di estinzione sia nei mari europei che mondiali (sono più di 100 milioni gli squali uccisi per il mercato alimentare) .

Lo squalo, la giornalista e le leggende

E’ di fresca stampa il nuovo libro di Juliet Eilperin dal titolo “Demon Fish”. Un lavoro, quello della giornalista del Washington Post, che è la sintesi di due anni passati ad osservare e studiare gli squali ed il rapporto di amore ed odio che lega questi pesci all’uomo tra paure infondate, leggende e tanta, forse troppa, cinematografia.
Proprio a quest’ultima si deve addebitare la responsabilità di aver fatto di questo pesce, incotrastato padrone dei mari, una macchina da incubi dall’appetito insaziabile. Un famelico divoratore di uomini.
Ma se il mondo in celluloide ha reso questo pesce il più temuto assassino dei mari, forse non tutti sanno che solo il 6% di questa specie è realmente pericoloso per l’uomo. Non tutti gli squali, infatti, sono pronti a divorarci mentre ci immergiamo nelle acque di mari e oceani.

Un libro, quello della Eilperin, che vuole porre in risalto come nella realtà sia l’uomo il predatore più terribile per questo animale e non viceversa. Oggi molte specie sono a rischio per pratiche orribili come lo “shark finning”, un rituale primitivo e barbaro che uccide ogni anno più di 73 milioni di esemplari nel modo più cruento e inutile che essere umano possa immaginare.
Gli squali pescati vengono privati delle pinne e ributtati a mare il più delle volte ancora agonizzanti. Paesi come la Cina, il Giappone, il Canada e gli Stati Uniti, sono tra i principali responsabili di questo tipo di pesca.

In Cina – spiega la scrittrice – la zuppa di pinne di squalo rappresenta la buona reputazione della famiglia ospitante e per questo motivo la si trova servita sulle tavole dei cinesi durante banchetti e cerimonie.
Si tratta per lo più di un inutile spreco dato che la pinna di squalo, essendo di tessuti cartilaginei, è del tutto insapore e inodore. Una pratica questa che unita alla pesca selvaggia, all’inquinamento dei mari e ai cambiamenti climatici sta contribuendo a decimare le diverse specie di squali.

Anche l’Italia, pur essendo proibito lo “Shark finning”, contribuisce a questa strage essendo gli italiani dei voraci divoratori di carne di squalo: verdesca, palombo, molti dei filetti di pesce fritto che mangiamo nei fast-food sono in realtà carne di squalo. Il problema principale è che spesso questi pesci vengono pescati quando ancora non hanno raggiunto la maturità sessuale provocando gravi danni per le specie che a causa della mancata riproduzione rischiano l’estinzione. Le specie di squali oceaniche sono in forte sofferenza con evidente danno per l’equilibrio degli ecosistemi oceanici.

Ricorda la Eilperin che sebbene questi animali abbiano un aspetto inquietante gli attacchi all’uomo sono veramente rari; va infatti ricordato che le vittime per attacchi di squalo sono mediamente 4/5 all’anno (nel 2011 purtroppo la media si è alzata dato che si contano 10 morti). Ad oggi è quindi più facile essere uccisi da un fulmine, schiacciati da un elefante o feriti da un fuoco d’artificio.

La probabilità che questi animali sopravvivano è legata ad un filo, occorre creare aree protette dove la pesca sia inibita o fortemente controllata. La speranza è che molti paesi che oggi sono responsabili diretti di queste politiche di pesca incontrollate prendano spunto da paesi come le Maldive o le Fiji dove ci si è resi conto che si può guadagnare di più proteggendoli piuttosto che ridurli a zuppa.

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Settimana europea contro lo “Shark finning”

Si chiude oggi la settimana europea contro lo “shark finning” pratica estremamente crudele di cui qui sul blog di aolamagna si è spesso parlato. Una mattanza continua perpetrata nei confronti di queste creature marine che sta letteralmente portando alcune razze di squali ad una vera e propria ecatombe.
Questa nuova iniziativa promossa da “Shark Alliance” ha coinvolto direttalmente l’Unione Europea ed i suoi membri ed ha chiesto a gran voce un nuovo e più rafforzato impegno contro questa odiosa pratica che consiste nel tagliare le pinne dello squalo rigettandone in mare il corpo, spesso ancora agonizzante.
La regolamentazione Europea sul finning viene considerata fra le più deboli al mondo e contiene al suo interno numerosi cavilli che ne impediscono un’applicazione seria dando così la possibilità ai pescatori di praticare lo “Shark finning” senza essere scoperti o puniti (le stime parlano di una media di uccisioni di due squali su tre)
Tra le proposte di “Shark alliance” la richiesta di far sbarcare nei punti di commercio o lavorazione del pesce gli squali con ancora le pinne attacate. Molti i paesi europei che stanno mobilitandosi con petizioni tra cui citiamo Regno Unito, Italia, Germania, Malta, Spagna, Francia, Belgio, Svezia, Finlandia, Polonia, Paesi Bassi, Irlanda e Portogallo. Tanti le partecipazioni anche di acquari, diving e organizzazioni ambientaliste che promuoveranno eventi ed attività mirate ad una maggiore sensibilizzazione contro uno sterminio che rischia di far scomparire molte specie ed alterare in modo devastante l’ecosistema dei nostri mari.

Settimana europea dello squalo 2010: Occhio al finning from Shark Alliance on Vimeo.

Una cartolina dal WWF – Squali in pericolo !

Molte specie nei mari del mondo sono a rischio, tra queste anche gli squali, ricercati per la loro pelle, le loro carni, le loro pinne, i loro denti, le loro cartilagini.
A questo si aggiungono catture incontrollate e sistemi di pesca illegali che nel tempo hanno drasticamente ridotto molte specie di squali sull’orlo dell’estinzione.
Ogni anno l’uomo cattura milioni di esemplari. Alcuni di loro dopo aver subito orrende mutilazioni vengono gettati in mare ancora vivi!
La domanda che ci fa il WWF è tanto banale quanto diretta – “Se hai un amico in difficoltà tu lo aiuti, giusto?”
Allora scegliamo tutti uno squalo per amico aiutando il WWF nel difficile compito di salvarli!
Gli squali sono in cima alla catena alimentare e giocano un ruolo importantissimo per il delicato equilibrio marino.
Per chi volesse c’è la possibilità di aiutare il WWF facendo una piccola donazione con un minimo di €. 10 con un simpatico omaggio, un libro fotografico per scoprire meglio il mondo di queste straordinarie creature.

Per fare una donazione cliccate su questo link.

Sea Shepherd, 30 anni in difesa del mare

Lo scopo di Sea Shepherd, la più agguerrita associazione protezionista per la difesa degli animali marini, è “difendere, conservare, proteggere” la vita degli animali e del loro ambiente in tutti i mari e gli oceani del mondo. Questo breve documentario presenta le sue principali campagne in corso, i suoi metodi e le sue vittorie.

La Sea Shepherd Conservation Society (SSCS) è stata fondata nel 1977 dal Capitano Paul Watson, cofondatore di Greenpeace. La missione della Sea Shepherd è quella di porre fine alla distruzione degli habitat e allo sfruttamento della fauna e flora marina negli oceani del mondo con l’intento di conservare e proteggere gli ecosistemi e gli animali.

Sea Shepherd utilizza tattiche innovative di azione diretta per investigare, documentare, e agire quando necessario per denunciare o contrastare in modo diretto le attività illegali che si verificano in mare. Attraverso la salvaguardia della biodiversità dei nostri ecosistemi che si basano su fragili equilibri, Sea Shepherd lavora per assicurare la loro sopravvivenza per le future generazioni.

La Sea Shepherd, grazie alle sue navi, perlustra i mari investigando, documentando, facendo applicare le leggi in vigore, al fine di eliminare la caccia illegale alle balene, il taglio delle pinne degli squali (tecnica di pesca nota come “shark finning”), la caccia di frodo delle tartarughe, e altre attività illegali. Sea Shepherd ha attirato un’attenzione senza pari a livello internazionale sulla condizione del mondo marino mondiale, salvando innumerevoli vite.