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Sea Shepherd Operazione Blu Rage: nel Mediterraneo in difesa del Tonno Rosso.

E’ partita da New York il 01 Maggio alla volta del Mediterraneo l’ammiraglia di Sea Shepherd, la “Steve Irvin”. Sea Shepherd ha infatti avviato una nuova campagna, denominata “Operazione Blu Rage”, tesa a difendere il  tonno rosso e salvare la specie dall’estinzione ormai prossima a causa della pesca intensiva cui è sottoposta da anni. Il tonno rosso atlantico è uno dei pesci più grandi e veloci, è una specie che cresce lentamente, vive a lungo e necessita di un significativo lasso di tempo per raggiungere la maturità sessuale e riprodursi.Ciò rende l’attuale sovrasfruttamento ancora più pericoloso non solo per i tonni, ma anche per gli ecosistemi dei mari in cui vivono.

La condizione di estrema criticità di tutte le popolazioni di tonno rosso è nota da tempo. Per il 2010 l’International Commission for the Conservation of Atlantic Tunas (ICCAT) ha fissato in 13.500 tonnellate la quota massima di pescato consentito, un valore giudicato eccessivo, al quale vanno ancora sommati gli effetti della pesca illegale che, secondo le stime di Sea Shepherd, porterebbero ad prelievo complessivo annuo di circa 60.000 tonnellate. Come se non bastasse il CITES ha scandalosamente evitato di includere il tonno rosso tra le specie protette.

In risposta all’inerzia di governi ed organizzazioni internazionali giunge ora l’intervento di Sea Shepherd come ultima difesa del tonno rosso.

Il lutto del mare

Cinquemila delfini intrappolati, il dramma di anatre, fenicotteri, pellicani che abitano il delta,  strage di tartarughe…80% di greggio sulle spiagge, il resto e chissà quanto ancora disperso nel mare

VENICE (Louisiana) – In cielo gli aerei che seminano solventi chimici e gli elicotteri che seguono il percorso dell’isola di petrolio.  In mare le barche e i «trawler» che, anziché stendere le loro reti, aiutano la guardia costiera a calare in acqua barriere di gomma nel tentativo di arginare la marea nera. A terra cresce lo sgomento, la rabbia impotente dei pescatori.  Nelle acque del Golfo sono intrappolati cinquemila delfini, megattere nuotano incoscienti del pericolo a fianco della marea nera. Una trentina di esemplari di tartarughe sono stati ritrovati senza vita sulle coste, alcuni in avanzato stato di decomposizione. La paura è che siano state vittime del petrolio disperso nel mare dopo l’inabissamento della Stazione petrolifera della BP. Gli esperti dell’Istituto per gli Studi sui Mammiferi Marini stanno analizzando i cadaveri per stabilire le cause della morte.

La vita nella Venezia del delta del Mississippi — il luogo scelto dall’isola galleggiante di olio e bitume per unirsi alla terraferma — non è mai stata facile. Il groviglio di canali che tagliano paludi, acquitrini e la terra fangosa portata dal fiume, è un ecosistema straordinariamente vitale —colonie di cormorani, anatre, fenicotteri, pellicani e cento altre varietà di uccelli — mentre la confluenza di acque dolci e salate produce una ricchezza di fauna marina che fa la gioia di chi pesca per sport e anche di chi così si guadagna da vivere.

Non preoccupatevi…  BP PAGHERA’ IL CONTO A TUTTI TRANNE AL MARE E AL SUO ECOSISTEMA!!!

 - Quanto al costo economico che si aggiungerà a quello ambientale, Obama ha precisato che sarà la British Petroleum, la compagnia petrolifera titolare della piattaforma da cui è fuoriuscito il greggio, a pagare il prezzo del disastro ambientale nel Golfo del Messico, ovvero tutte le necessarie opere di bonifica. «La Bp è responsabile di questa perdita – ha detto il presidente senza girarci attorno – e la Bp pagherà il conto». La stessa compagnia, in ogni caso, già nei giorni scorsi si era detta disponibile a farsi carico degli oneri economici relativi alla pulizia del vasto tratto di oceano contaminato. Per le zone colpite dalla catastrofe ambientale, ha poi aggiunto Obama, saranno previsti adeguati risarcimenti.-

Facciamo un po’ di conti…

La marea nera che sta per raggiungere le coste degli Usa non poteva arrivare in un momento peggiore: è questo infatti il periodo dell’anno in cui molte specie scelgono proprio il golfo del Messico per fare una sosta nelle migrazioni o per riprodursi. Ecco le dieci più a rischio.

…Aolamagna partecipa al lutto del mare

Torna a Marettimo la Foca Monaca

Sono stati avvistati nei giorni scorsi alcuni esemplari di foca monaca nelle acque  di Marettimo, l’isola siciliana che fa parte delle riserva marina delle Egadi, al largo della costa di Trapani. Lo ha reso noto il Ministero dell’Ambiente, precisando che la prima segnalazione risale al 31 Marzo scorso, ad opera di un pescatore locale che ha avvistato un esemplare di foca monaca nei pressi della Grotta del Cammello, proprio il luogo prediletto dalle foche monache che, un tempo, popolavano le acque di Marettimo.

Nei giorni seguenti l’avvistamento si è ripetuto ed ha riguardato anche una coppia con un cucciolo. Fino agli anni ’50, la foca monaca era presente in gran numero nelle acque delle Egadi, al punto da rappresentare un grave problema per i pescatori poiché rompeva e depredava le reti. Per questo motivo veniva cacciata,  in una sorta di guerra tra poveri nella quale era inevitabilmente destinata a soccombere. Proprio a causa della caccia indiscriminata e della progressiva antropizzazione dei sui habitat naturali la foca monaca era praticamente  scomparsa dalle acque italiane al punto che, proprio a Marettimo, un anno fa, è stata inaugurata una statua in ricordo

Il monumento in memoria della Foca Monaca a Marettimo

della sua presenza. Recentemente però, alcuni avvistamenti nelle acque ioniche e tirreniche hanno riaperto la speranza di un progressivo ritorno alle nostre coste di questo simpatico animale. Ora la conferma della sua presenza  nelle acque delle Egadi. Si tratta di una “straordinaria notizia”, afferma Fulco Pratesi, Presidente onorario del Wwf Italia, “ma più straordinario di tutto è il fatto che la segnalazione arrivi proprio dagli stessi pescatori che condividono per tutto l’anno con le foche ambiente e risorse naturali”.

“Come ministero ci impegneremo a salvaguardare la situazione e fornire il supporto tecnico scientifico necessario alla comunità di Marettimo”, ha detto il ministro Prestigiacomo sottolineando che “questo evento, che ricade simbolicamente nell’anno della biodiversità e che indica il miglioramento delle condizioni naturali dei nostri litorali, possa avviare in futuro una forma di convivenza fra le comunità costiere e le splendide foche monache”.

Petizione per vietare lo “shark finning”.

E’ stata consegnata alle autorità spagnole nei giorni scorsi la petizione, promossa da Shark Alliance e sottoscritta da oltre 90.000 cittadini di 16 Paesi europei, per indurre la Spagna a porre fine alla sua opposizione all’attuazione, a livello europeo, di una norma per vietare la pratica del finning . - Il  ”finning” – spinnamento - è  generalmente praticato sull’animale vivo, appena issato a bordo del peschereccio, al quale vengono asportate le pinne dorsali, pettorali e la coda mentre la carcassa viene rigettata in mare affinchè non occupi troppo spazio a bordo-.

“L’opinione pubblica è sempre più spesso a favore degli squali, la nostra petizione vuole inviare un messaggio chiaro al governo spagnolo: i cittadini di tutta Europa premono con urgenza per avere migliori forme di protezione per questi animali così vulnerabili”. Ha dichiarato Sonja Fordham, responsabile per le politiche europee sugli squali per il Gruppo Ambiente Pew e Shark Alliance.

Da anni la Spagna è ai primi posti in Europa nella caccia allo squalo e ha costantemente lavorato per ostacolare l’adozione di norme più severe sul finning.

“Essendo la nazione europea più attiva nella pesca degli squali, la Spagna ha il dovere di assumere il ruolo di guida, anziché ostacolare la conservazione degli squali”, ha dichiarato Àlex Bartolí, coordinatore politico di Shark Alliance in Spagna. “Facciamo appello al governo spagnolo affinché garantisca che la Spagna smetta di ostacolare gli sforzi di applicazione del divieto al finning e sostenga invece le iniziative della Commissione Europea per limitare in maniera responsabile la pesca dello squalo”.

Durante la Settimana Europea dello Squalo, tenutasi nell’ottobre scorso, numerose organizzazioni ambientaliste di tutta Europa, acquari e diving si sono attivati per diffondere una maggiore conoscenza delle terribili condizioni in cui versano gli squali e raccogliere firme per la petizione.

José María Aguilar, presidente della associazione spagnola degli zoo e degli acquari, ha aggiunto: “Nel corso dell’anno abbiamo visto in prima persona aumentare la preoccupazione per gli squali nei visitatori dei nostri acquari. Oggi siamo lieti di trasmettere il loro messaggio direttamente al governo spagnolo, insieme con la nostra speranza di un futuro migliore per questi magnifici animali”.

Tonno Rosso a rischio estinzione, interviene l’ICCAT

Si è svolto a Recife, dal 9 al 15 Novembre scorso, il meeting annuale dell’ICCAT (International Commission for the Conservation of Atlantic Tunas), l’organizzazione internazionale che regola e gestisce la pesca del tonno e riunisce 48 paesi del mondo. In tale ambito, a seguito della continua e preoccupante riduzione delle popolazioni atlantiche e mediterranee di tonno rosso ( Tunnus Thynnus  ), è stata decisa per il 2010 una drastica riduzione del tonnopescato consentito: si passerà dalle 22.000 tonnellate del 2009 a 13.500 tonnellate nel 2010.  Si tratta di un taglio del 40% adottato su proposta europea. Nella riunione del coordinamento comunitario  che ha preceduto la presentazione della proposta europea, la delegazione italiana ha espresso parere contrario. Da tempo scienziati ed ambientalisti segnalano la preoccupante contrazione numerica dei tonni determinata dall’eccessiva pressione della pesca industriale.   

Con la riduzione deliberata ICCAT cerca dunque di porre  rimedio ad una situzione che si va facendo drammatica. Le associazioni ambientaliste si dichiarano comunque insoddisfatte poichè giudicano insufficienti le misure adottate.