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Sub nell’Aril ma il mistero dei botti rimane irrisolto

Due speleosub del Gruppo “Mondo Sommerso” si sono immersi qualche giorno fa nelle acque del fiume più corto al mondo, l’Aril, per spiegare l’origine dei “botti” che dal novembre dello scorso anno, mese in cui vi furono abbondanti pioggie che provocarono innondazioni in Veneto, scuotono gli abitanti della località di Cassone nel Comune di Malcesine.
Nicola Ruggeri e Pierluigi Da Rolt, hanno cercato di dare una spiegazione attraverso  un’indagine del sottosuolo all’origine dei fragorosi “botti” che inquietano la famosa località benacense. L’immersione, durata poco più di un’ora non ha tuttavia permesso ai due speleosub l’ingresso nei cunicoli carsici che si aprono verso il monte Baldo perché le cavità sono troppo strette.
Non sarà quindi nemmeno possibile pensare di programmare perlustrazioni di approfondimento in futuro proprio per la natura di questi anfratti così ristretti.
Secondo l’opinione espressa da Ruggieri questi botti sarebbero da ricondurre allo scoppio di bolle d’aria che si creano durante gli spostamenti dell’acqua nel sottosuolo mentre è più difficile pensare al rotolamento o a frane di roccie. Maggiori informazioni saranno possibili probabilmente attraverso le indagini geologiche ancora in corso.

Fonte: L’Arena di Verona

Omaggio a Wes fotografo dell’impossibile

Uno scatto di Wes. C. Skiles dal servizio del National Geographic

Sul numero di Agosto del National Geographic segnaliamo un interessantissimo articolo sulle Blue Holes, profonde cavità sommerse al di sotto delle isole Bahamas.
Per gli scienziati che si cimentano nello studio di questi ambienti i “blue holes” sono ”maledetti” come la tomba di Tutankhamon per gli archeologi o l’Everest e il K2 per gli alpinisti. L’esplorazione richiede una preparazione psicofisica adeguata ed una attrezzatura particolare che permetta di superare gli strati di acido solfidrico che si incontrano a determinate profondita e che provocano bruciori e forti attacchi di nausea. L’esplorazione di questi ambienti primordiali con più di 150 immersioni  in decine di grotte, ha permesso di raccogliere dati che promettono di ampliare le nostre conoscenze in campi vastissimi: dalla geologia alla chimica delle acque, dalla biologia alla paleontologia, fino all’archeologia e perfino all’astrobiologia, lo studio della vita nell’universo.

Il servizio che il National Geografic propone contiene immagini davvero suggestive e spettacolari e sono tra gli ultimi scatti del grande fotografo subacqueo Wes C. Skiles che poco dopo aver terminato questo lavoro si è spento nell’oceano di casa al largo della Florida dove stava realizzando delle riprese subacquee.

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