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Uno squalo piovuto dal cielo

Untitled 1986

Untitled 1986

Questa volta l’argomento  è una discussa opera d’arte di John Buckley che sta facendo discutere da anni, come tante opere di arte moderna probabilmente fanno, i cittadini della città di Oxford  che si sono visti spuntare nel 1986 sul tetto di una casa l’inquitante sagoma di uno squalo certo non trasportato fino a li dal fiume Chervell ne tanto meno da improbabili trombe d’aria che prelevano in un posto per scaricare in un altro!

Sebbene la bizzarra opera possa ai digiuni di arte moderna sembrare una semplice bizzarria di cattivo gusto è bello pensare alle parole che l’artista spende sul suo sito per descrivere la genesi di questo suo lavoro che traduco e riassumo in queste poche righe:

Il germe dell’idea dello squalo di Headington mi è venuta mentre viaggiavo sulla strada costiera che dall’Egitto porta al Sudan dopo aver lasciato il mar Rosso con i suoi incredibili colori e forme di vita, con la sua vivacità, con questi branchi di pesci che fluttuano e nuotano come stormi di uccelli mentre nelle profondità si aggirano minacciosi squali tigre, squali martello, barracuda che di colpo riemergono dai fondali per predarli come veloci siluri.

In questo mondo così colorato, in queste acque che danno emozioni così forti era più il senso della paura per ciò che mi stava sotto che non il senso di rilassatezza e gioia per quanto vedevo sopra.

Nel 1986 da Upper Heyford vedevo gli aerei militari partire per sganciare il loro carico di bombe nel chiaro cielo azzurro della Libia. Lo stesso senso d’inquietudine del Mar Rosso questa volta veniva dall’alto.

Nel 41° anniversario della caduta della bomba atomica su Nagasaki ho quindi voluto fondere le due cose sganciando al numero 2 di New High Street del quartiere di Headington (Oxford) la mia opera denominata “Untitled 1986″ per ricordare la rabbia, il dolore e l’impotenza di chi fu vittima di questo secondo terribile disastro nucleare.

Nonostante i vari tentativi per rimuoverlo delle amministrazioni che si sono succedute nella tranquilla cittadina inglese,  lo squalo è ancora ben saldo sul tetto del numero 2 di New High Street ed ha visto negli anni la sua fama aumentare sempre più tanto che è stato nominato come una delle icone più rappresentative del Regno Unito e concorrerà insieme ad altri monumenti a questo prestigioso titolo.

Salviamo lo squalo dall’estinzione

Squalo bianco

Squalo bianco

A Washington (USA) ieri un gruppo di nove sopravvissuti ad attacchi di squali, grazie al gruppo “Shark attack survivors“, ha chiesto al Senato degli Stati Uniti un’azione immediata per tamponare la pesca degli squali ed il loro incontrollato eccidio. Pur impressionando per le menomazioni subite, queste persone hanno sollevato il problema che il rischio di estinzione di questo vorace predatore potrebbe provocare nell’equilibrio naturale delle altre specie di pesci che potrebbero riprodursi incontrollatamente.

L’uccisione smisurata avviene soprattutto per l’alto consumo di pinne nel mercato asiatico per la preparazione di zuppe, della pelle e della cartilagine. Spesso il pesce catturato viene solo privato delle parti che hanno valore commerciale e ributtato a mare (c.d. “finning”).

Nel 2008 l’International Union for the Conservation of Nature ha reso noto che il 32% degli squali e razze sono sotto minaccia di estinzione.  L’istituto cita anche le razze perché al pari degli squali esse sono protagoniste di attacchi mortali agli esseri umani, famosa in questo senso fu la morte del documentarista Steve Irwin dovuta proprio alla puntura di una pastinaca.

Anche nel nostro più vicino Mediterraneo un terzo delle specie risulta a rischio di estinzione dovuta alla pesca intensiva ed anche alla lentezza riproduttiva di questo pesce. Tra i paesi maggiormente incriminati ci sono Portogallo, Spagna, Francia e Regno Unito; anche l’Italia ha comunque la sua parte di responsabilità dato che siamo tra i maggiori importatori al mondo di palombismerigli e spinaroli che appartengono appunto alla famiglia degli squali.