Tag Archives: tartarughe

Tartarughe in un mare di plastica

Turtle in trouble

L’Oceano, ma anche il mare Mediterraneo, è ormai un luogo insicuro per le tartarughe. Lo dice una relazione presentata in occasione della International Marine Debris Conference di Honolulu che ha evidenziato come la massiccia presenza di materiali plasici nelle acque oceaniche metta seriamente a repentaglio la sopravvivenza delle testuggini marine.
Per rendere ancora più enfatica la relazione, durante la conferenza è stata riportata la storia di una tartaruga che nel 2009 aveva ingerito una tale quantità di plastica da metterci un mese per riuscire a ripulirsi. Palloncini, siringhe, pezzi vari di plastica morbida e dura, un tappeto, delle palle di catrame, questo quanto defecato dal povero animale durante la sua convalescenza.
Ricordiamo che ad oggi l’80% dei rifiuti che si accumula sul pianeta (terra, mare) è costituito da materiale plastico, un dato questo che ci dovrebbe far riflettere.

Tartarughe in un mare di guai

"Turtle in trouble" - di Jordi Chias Pujol

Con questa fotografia, lo spagnolo Jordi Chias Pujol ha vinto il premio speciale “One Earth” al concorso internazionale di fotografia naturalistica “Veolia environnement wildlife photographer of the year 2010” organizzato dalla Bbc wildlife e dal Natural History Museum di Londra.

L’immagine è tristemente emblematica: più della metà delle 328 specie di tartarughe e testuggini rischia l’estinzione, lo indica un nuovo rapporto pubblicato il 28 febbraio scorso dall’Indipendent.

Il lutto del mare

Cinquemila delfini intrappolati, il dramma di anatre, fenicotteri, pellicani che abitano il delta,  strage di tartarughe…80% di greggio sulle spiagge, il resto e chissà quanto ancora disperso nel mare

VENICE (Louisiana) – In cielo gli aerei che seminano solventi chimici e gli elicotteri che seguono il percorso dell’isola di petrolio.  In mare le barche e i «trawler» che, anziché stendere le loro reti, aiutano la guardia costiera a calare in acqua barriere di gomma nel tentativo di arginare la marea nera. A terra cresce lo sgomento, la rabbia impotente dei pescatori.  Nelle acque del Golfo sono intrappolati cinquemila delfini, megattere nuotano incoscienti del pericolo a fianco della marea nera. Una trentina di esemplari di tartarughe sono stati ritrovati senza vita sulle coste, alcuni in avanzato stato di decomposizione. La paura è che siano state vittime del petrolio disperso nel mare dopo l’inabissamento della Stazione petrolifera della BP. Gli esperti dell’Istituto per gli Studi sui Mammiferi Marini stanno analizzando i cadaveri per stabilire le cause della morte.

La vita nella Venezia del delta del Mississippi — il luogo scelto dall’isola galleggiante di olio e bitume per unirsi alla terraferma — non è mai stata facile. Il groviglio di canali che tagliano paludi, acquitrini e la terra fangosa portata dal fiume, è un ecosistema straordinariamente vitale —colonie di cormorani, anatre, fenicotteri, pellicani e cento altre varietà di uccelli — mentre la confluenza di acque dolci e salate produce una ricchezza di fauna marina che fa la gioia di chi pesca per sport e anche di chi così si guadagna da vivere.

Non preoccupatevi…  BP PAGHERA’ IL CONTO A TUTTI TRANNE AL MARE E AL SUO ECOSISTEMA!!!

 - Quanto al costo economico che si aggiungerà a quello ambientale, Obama ha precisato che sarà la British Petroleum, la compagnia petrolifera titolare della piattaforma da cui è fuoriuscito il greggio, a pagare il prezzo del disastro ambientale nel Golfo del Messico, ovvero tutte le necessarie opere di bonifica. «La Bp è responsabile di questa perdita – ha detto il presidente senza girarci attorno – e la Bp pagherà il conto». La stessa compagnia, in ogni caso, già nei giorni scorsi si era detta disponibile a farsi carico degli oneri economici relativi alla pulizia del vasto tratto di oceano contaminato. Per le zone colpite dalla catastrofe ambientale, ha poi aggiunto Obama, saranno previsti adeguati risarcimenti.-

Facciamo un po’ di conti…

La marea nera che sta per raggiungere le coste degli Usa non poteva arrivare in un momento peggiore: è questo infatti il periodo dell’anno in cui molte specie scelgono proprio il golfo del Messico per fare una sosta nelle migrazioni o per riprodursi. Ecco le dieci più a rischio.

…Aolamagna partecipa al lutto del mare

Sea Shepherd, 30 anni in difesa del mare

Lo scopo di Sea Shepherd, la più agguerrita associazione protezionista per la difesa degli animali marini, è “difendere, conservare, proteggere” la vita degli animali e del loro ambiente in tutti i mari e gli oceani del mondo. Questo breve documentario presenta le sue principali campagne in corso, i suoi metodi e le sue vittorie.

La Sea Shepherd Conservation Society (SSCS) è stata fondata nel 1977 dal Capitano Paul Watson, cofondatore di Greenpeace. La missione della Sea Shepherd è quella di porre fine alla distruzione degli habitat e allo sfruttamento della fauna e flora marina negli oceani del mondo con l’intento di conservare e proteggere gli ecosistemi e gli animali.

Sea Shepherd utilizza tattiche innovative di azione diretta per investigare, documentare, e agire quando necessario per denunciare o contrastare in modo diretto le attività illegali che si verificano in mare. Attraverso la salvaguardia della biodiversità dei nostri ecosistemi che si basano su fragili equilibri, Sea Shepherd lavora per assicurare la loro sopravvivenza per le future generazioni.

La Sea Shepherd, grazie alle sue navi, perlustra i mari investigando, documentando, facendo applicare le leggi in vigore, al fine di eliminare la caccia illegale alle balene, il taglio delle pinne degli squali (tecnica di pesca nota come “shark finning”), la caccia di frodo delle tartarughe, e altre attività illegali. Sea Shepherd ha attirato un’attenzione senza pari a livello internazionale sulla condizione del mondo marino mondiale, salvando innumerevoli vite.