La curiosità nacque una sera di dicembre di un anno fa, quando il campione del mondo e sei volte campione italiano di fotografia subacquea Denis Palbiani mi regalava l’Emozione. Un mulino di pietra dell’epoca medioevale sommerso nelle acque freddissime di un minuscolo lago alle pendici del Gran Sasso: Capo d’Acqua. La proiezione era come un sogno, una magia.La decisione fu presa repentina, quel luogo incredibile mi era destinato.
La terra tremò a lungo nei mesi successivi in questa regione portando dolore, disperazione e macerie. Pareva che la meta si allontanasse da me inesorabilmente. Poi il primo tepore autunnale risvegliò la visione.Denis mi aveva indirizzato con maestria verso i borghi che a me apparivano, alla partenza, solamente come nomi senza ricordo. Mi fidai e seguii i suoi suggerimenti.
2-4 ottobre 2009
Sei lunghe ore percorrendo l’Adriatica a raggiungere Bussi-Popoli e finalmente la Valle del Tirino, a ridosso delle sue sorgenti l’antica Aufinium, Ofena, le necropoli italiche di Fossa di Campovolano e gli insediamenti romani, le abbazie; un patrimonio archeologico e storico artistico dalla preistoria al rinascimento a me del tutto sconosciuto sino ad ora: un sogno nel sogno.
L’agriturismo mi dà ospitalità in un caldo abbraccio, le due sorelle gestiscono “Sapori di Campagna”,

agriturismo "Sapori di Campagna"
un’accogliente dimora di poche camere curate dalla raffinata delicatezza che contraddistingue la famiglia. Imparerò ad assaporare nel ristorante avviluppato in una volta a botte, piatti succulenti della cucina tradizionale, colta nei prodotti locali genuini e ricercati, dagli spaghetti alla chitarra, alla polentina di farro, alle vellutate di cicerchia di Castelvecchio Calvisio profumate dallo zafferano della piana di Navelli. Così mi lascio inebriare dal corposo Montepulciano d’Abruzzo che sottolinea il sapore unico della ricotta, accompagnata dalla confettura di peperoncino, abbinamento quanto mai sublime. Indimenticabili i formaggi del Parco, presidi Slow Food legati al Canestrato di Castel del Monte e al Pecorino di Farindola. Tessitura dei formaggi, frutto di tecniche antiche sovente segreto di ricette tramandate.
Al mattino un saluto al sole che vibra nelle colline dell’altopiano tra il massiccio del Gran Sasso e i Monti della Laga e la colazione tra le prelibatezze di crostate e torte che mi riportano a quand’ero bambina. Sono pronta a scoprire il lago e ciò che nasconde. Dante, responsabile dell’Associazione Sportiva Atlantide Scuola Sommozzatori, che ha preso in gestione l’invaso artificiale di Capo D’Acqua, mi attende all’imboccatura del lago. L’invaso nasce nella seconda metà degli anni ’60 per avere nella zona una riserva idrica per l’irrigazione dei terreni circostanti; è alimentato da molte sorgenti in superficie e altrettante sommerse che, unendosi, formavano il fiume Tirino. In prossimità di questi corsi d’acqua sono stati realizzati, in età medioevale, due Mulini e un Colorificio. Il colorificio è visibile in superficie, mentre i due mulini si trovano sommersi, in buono stato di conservazione, visitabili da subacquei in possesso di qualsiasi brevetto. La sua natura di lago sorgivo permette un’ottima visibilità (40 mt), la temperatura dell’acqua è di circa 10 gradi tutto l’anno.

Mulino
L’immersione è magnifica, quasi non sento il freddo che penetra nonostante gli strati di neoprene, ciò che appare mi travolge in una esperienza che ha dell’assurdo. Le architetture sono lì davanti ai miei increduli occhi testimoni della Storia di altri uomini e altri tempi. Quaranta minuti tra alberi, alghe a frusta dove bollono le sorgenti e manufatti in pietra che brillano di luce in una trasparenza totale. Un mistero che, ad immersione conclusa, assorbe tutta la mia loquacità. In questa atmosfera fantastica vi rimarrò a lungo.
Decido che il pomeriggio mi porterà alla scoperta dei piccoli paesi fortificati, arroccati sui poggi. Capestrano, Castel del Monte, Castelvecchio.

Capestrano
Quasi tutti portano i segni ( pochi fortunatamente!) del terremoto che non è riuscito a rubare il fascino intrinseco di questi tesori. Eleganti capolavori d’arte. Le scenografiche montagne sono spesso impreziosite da rocche, castelli e torri che incidono fortemente sul paesaggio. Così mi appare Rocca Calascio, 1465 metri di altitudine è il castello più alto d’Italia e fra i più elevati d’Europa. Costruito interamente in bianchissima pietra calcarea, posto a cavallo di una cresta, domina la Valle del fiume Tirino e il Gran Sasso.
Mi immergo nella storia di questo luogo incantato. Nasce come torre di avvistamento ( sec. XIII ) e si configurara in modo definitivo nei secoli XIV e XV. Fu completato da Antonio Piccolomini, conte di Celano nel 1463.
Entrò nella disponibilità dei Medici a partire dall’anno 1579; questi ultimi, entrarono in possesso anche del vicino borgo di Santo Stefano in Sessanio al fine di estendere i loro possedimenti per sfruttare il commercio della lana Il castello sovrasta il borgo che racchiude una tipica organizzazione tardo-medioevale, dove nella parte alta vi è una torre quadrata con un recinto difensivo, le mura sono interrotte da torri sia quadrate che circolari.Le sue non grandi dimensioni rendevano Rocca Calascio adatta solo a scopi militari e ad ospitare un esigua guarnigione, per questo ai suoi piedi si sviluppò il borgo, ben presto cinto anch’esso da mura, per difendere la popolazione dalle scorrerie di invasori e pirati, che dalla costa sempre più spesso interessavano anche le valli più remote. Straordinario punto di osservazione, nell’antichità veniva usato per comunicare con i castelli della costa adriatica, con un collaudato sistema di collegamenti ottici disseminati sul territorio, si usavano torce durante la notte e specchi nelle ore diurne.Rocca Calascio è stato scelto come “set cinematografico” naturale per numerosi film tra i quali: Il nome della Rosa, Padre Pio, Lady Hawke.

Rocca Calascio
Percorro trasognata il suggestivo sentiero che dalla Rocca mi porta tra le infinite valli. Il paesaggio è composto da un’ elevata diversità biologica, la presenza di una ricca fauna (camosci appenninici, cervi, falchi pellegrini e aquile reali) e una natura riflessa nelle 2400 specie vegetali, lo rendono esclusivo. Faggi, abeti bianchi, cerri, castagni popolano boschi che all’improvviso lasciano spazi deserti sin sulle alture. Il tramonto mi sorprende con due lupi che attraversano la strada e curiosi sbirciano l’intruso per poi dileguarsi in un istante su, per le pendici dei monti, dove voglio pensare abbiano la loro tana in una grotta.
Le emozioni sono così cospicue che non riesco a domarle!
E’ il regno dei centauri che scivolano tra curve e attraversano i pascoli sterminati di Campo Imperatore per giungere al lago artificiale più grande d’Europa : Campotosto
Il roboante motore si spegne nel silenzio assordante dell’Appennino tra le masserie, paesaggi agresti e pietraie che lo delineano come unico. Allontanarsi da questi luoghi è arduo poiché l’equilibrio misurato di cultura e natura permette alla mia anima di ritrovarsi.
L’imperativo è tornare!
Chiara











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Complimenti! si, la prossima volta mi piacerebbe esserci. Saluti. Carlo
C’ero e vorrei tornarci. Si potrebbe fare un gruppetto, dopo l’inverno, oppure, se ce la sentiamo, con la neve… tanto l’acqua è sempre e solo fredda. Il paesaggio però deve essere strepitoso !
Questo racconto di Chiara è bellissimo, “strameritati” i complimenti!
Sono d’accordo per gennaio o febbraio o ……. quando volete!!
Ciao Carlo,
stavo aggiornando il sito quando ho visto i tuoi commenti, spero che tu sia ancora collegato, nel caso un caro saluto dall’allievo del gruppo che lentamente pare stia facendo progressi. Ti aspettiamo in piscina!!!
Fai buon rientro
Ale
Cos’è, il sabato pomeriggio siamo tutti davanti al computer ????
Allora, ciao a tutti !
Alessandro, a Capo d’Acqua, brevetto o meno, devi venire. Per quando andremo sari un subacqueo provetto !!!
Stavo aggiornando le schede dei pesci prima che wordpress mi piantasse in asso con l’upload delle immagini, Carlo ha scritto e così da cosa nasce cosa…
E’ bello vedere che il Blog ogni tanto si anima!
Ciao ragazzi, in questo grigissimo sabato pomeriggio direi che una puntatina ai ricordi di Capo D’Aqcua sono un vero solievo!
Sono abruzzese e non avrei mai immaginato quanta bellezza nasconda la mia regione se non avessi letto questo articolo di Chiara.
Ciao a tutti.
Antonio
Ciao Antonio, ci siamo stati anche quest’anno in autunno e ci siamo proprio appassionati alla tua terra, dai paesi così arroccati con gente cordiale e fiera e con meraviglie artistiche e paesaggistiche davvero invidiabili. L’immersione al laghetto è diventata quasi un contorno al nostro divagare e ti posso garantire che non c’è occasione nel gruppo per non ricordare questo viaggio che sicuramente ripeteremo nel tempo.
Forza Abruzzo e forza L’Aquila!