Lampedusa: isola d’alto mare

Sul volo che mi sta portando a Lampedusa, tra un sonnellino e l’altro si intrecciano pensieri e ricordi. L’isola è un piano inclinato di roccia calcarea, una scheggia d’Africa nel cuore del Mediterraneo. Un luogo magico: non è più Africa ma non è ancora Europa.

Geologicamente Lampedusa è l’ultima propaggine del continente africano, politicamente è europea; con lo scoglio di Lampione e la vulcanica Linosa forma le Pelagie, la bianca, la nera e la nana. Bianca di roccia calcarea Lampedusa, nero lava Linosa, minuscola e calcarea Lampione, pure isole d’alto mare.

Ho conosciuto Lampedusa per caso molti anni fa, verso la fine degli anni ’80, zaino, sacco a pelo,  poche lire. Arrivai di buon mattino dopo una notte tribolata sul ponte di un traghetto rugginoso e sballottato dal mare. Fu una folgorazione, amore a pIMGP0237rima vista per quella manciata di roccia bruciata dal sole, battuta dal vento, circondata da  mare vero e forte, capace di cambiare in breve spazio i suoi colori dall’azzurro trasparente al blu intenso dei fondali più profondi.  L’uomo aveva fatto suo solo il paese e dominato l’interno dell’isola con qualche dammuso diroccato.

Non si erano ancora spenti, all’epoca, gli echi dell’attacco missilistico lanciato dai libici contro le installazioni militari statunitensi dell’isola. Oggi, come allora, come da sempre  è stato nella storia dell’uomo, il Canale di Sicilia è involontario teatro di scontri tra popoli, di drammi, di lutti.

I pochi ristoranti dell’ isola proponevano, tra varie prelibatezze, i “missili di Gheddafi”, un piatto di ottimi totani ripieni offerti a prezzi popolari.  Era forse un modo per esorcizzare la paura, senz’altro è stata per me l’occasione di integrare la magra dieta del turista squattrinato.

Sono tornato varie volte da allora, torno quest’anno con mia figlia Cristina. Per quel che mi riguarda lei sola basta a rendere fantastico ogni luogo, non posso però fare a meno di chiedermi quali sensazioni le rimarranno di questa isola e di questa vacanza e, atterrando, non riesco a  reprimere un accenno d’ansia.

Da tempo ormai l’aeroporto di Lampedusa non è più la succursale del suk di Marakkesh che era negli anni ‘80, all’aspetto rinnovato ed efficiente della struttura non corrisponde però altrettanta efficacia nei ritmi lavorativi ed i tempi, per la riconsegna dei bagagli, continuano ad essere biblici.  Conviene abituarsi subito ad orari “elastici e flessibili”: è praticamente impossibile trovare un negozio aperto alle cinque del pomeriggio, ma è quasi certo che sia ancora aperto a mezzanotte.

All’uscita dall’aeroporto ci aspetta Lino, il titolare del residence dove alloggeremo. Per raggiungerlo attraversiamo il centro abitato, ogni anno scopro qualche nuova costruzione, nuovi alloggi e servizi, talvolta  fantasiosi, per un turismo che, negli anni, è diventato il vero motore dell’economia di quest’isola.

Quest’anno, ad esempio, ai margini di una curva a gomito nella strada che costeggia il porto, c’è un “pazzo”, un bizzarro personaggio: bermuda gialle, canottiera bianca e reflex a tracolla, che fischia come un pecoraio ai passanti e, attiratane l’attenzione, li fotografa. La sera poi, stessa tenuta, cerca di vendere ai turisti le foto che, alla faccia della privacy, ha scattato loro durante il giorno…

Il residence Tartaruga Rossa si trova a Cala Croce, in una splendida posizione in riva al mare, piccolo, un po’ spartano, mi piace.

In quest’isola le mehari sono il modo più comodo e simpatico per spostarsi e raggiungere anche le cale meno accessibili. Rumorose, traballanti e mal tenute, consumano poco e possono andare ovunque.

Non resistiamo al fascino del mare e, in barba alla mehari che ci attende invitante davanti all’appartamento, infiliamo il costume e saltiamo subito in acqua. Un primo saluto a questo mare che nel suo abbraccio di benvenuto ci regala nuvole di castagnole, branchetti di salpe e poi ancora mormore, saraghi, occhiate. In settembre la temperatura dell’acqua è perfetta.

Lampedusa ha, grosso modo, la forma di un triangolo, a nord è caratterizzata da alte falesie a picco sul mare, a sud e ad est la costa è più bassa  e si dipana in un susseguirsi di cale e insenature di acqua cristallina in tutte le sfumature del blu e del turchese. Poche e affollate le spiagge di sabbia.

Con un’auto a disposizione il giro dell’isola è un “must” a cui non ci sottraiamo. E’ una giornata ventosa e particolarmente limpida, da “Albero Sole”, il punto più alto dell’isola, ammiriamo il panorama mozzafiato delle falesie; in lontananza riusciamo a distinguere Lampione ed il profilo di Linosa. Sono inebriato, riprendiamo la corsa sulla strada tortuosa che, costeggiando le scogliere, porta al faro di Capo Grecale. Seduti sul muretto che cinge il faro osserviamo il mare increspato 70 metri sotto di noi. Quasi senza accorgermene attacco a parlare e racconto a mia figlia di come ho scoperto quel posto e delle sensazioni che provo. Lei ascolta attenta, mi pare di aver suscitato il suo interesse, esulto; ma subito mi spegne con: “papà, andiamo, questa sera alla tv c’è Grey’s Anatomy !!”

Con una bimba di 11 anni, di fare immersioni, ovviamente,  non se ne parla, anche se lei lo desiderebbe ardentemente. Il lato sommerso dell’isola lo scopriamo quindi facendo snorkeling e qualche apnea. Ci divertiamo a cercare la piccola vita e scoviamo anche diversi motivi di interesse: a Cala Francese giochiamo con i polpi, uno è convinto di mascherare la sua presenza dietro il guscio vuoto di una Pinna Nobilis;  tre piccole murene occhieggiano dalle loro tane a Cala Maluk; a Cala Galera inseguiamo i pesci pappagallo; Cala Madonna regala a Cristina il suo primo incontro con uno scorfanetto. 3

Ogni sera Cristina torna sull’argomento immersioni e, una per volta, le racconto della parete di Capo Grecale, della grossa pastinaca nella grotta a Taccio Vecchio, della Madonnina e del Panettone davanti la spiaggia dell’Isola dei Conigli. Di norma, prima che abbia finito di descriverle l’immersione, già dorme. La sera in cui le racconto dei barracuda e degli squaletti incontrati a Lampione, al termine del racconto è ben sveglia e fa un sacco di domande. Abilità del narratore o fascino dello squalo ?

Gli ultimi due giorni cambia il vento, lo scirocco si fa deciso ed il mare prende ad ingrossarsi. Dobbiamo rimandare il giro in barca ad un’altra occasione e così ci consoliamo andando a saltare tra le onde sulla spiaggia dell’Isola dei Conigli. Per raggiungerla bisogna percorre a piedi un sentiero, oggi comodamente lastricato, che scende il vallone da cui la spiaggia ha origine. Insieme a la “Guitgia”,  vicino al porto, è l’ unica vera spiaggia dell’isola, entrambe sono costantemente affollate, troppo affollate per i miei gusti e generalmente non le frequento.

Non posso però mai farmi mancare la vista dall’alto, è fantastica: la gialla falesia calcarea della Tabaccara completa il suo arco in un istmo semisommerso che la collega all’isola dei Conigli e poi diviene baia di bianchissima sabbia fine, il tutto lambito da acque turchesi e trasparenti.  E’ uno dei pochi posti in Italia dove continuano a nidificare le tartarughe (caretta-caretta) , i loro nidi sono oggi  protetti dai volontari di Lega Ambiente e l’accesso alla spiaggia è precluso nelle ore notturne.

Scendendo verso la spiaggia ripenso alle feste un pò hippie, con falò, chitarre e tutto il resto che  si organizzavano qui tanti anni fa; sicuramente tutto quel baccano non avrà fatto un gran piacere alle tartarughe, i loro nidi però mi sembravano più numerosi allora di oggi.

Siamo agli sgoccioli della vacanza, un saluto al mare da Punta Sottile, un saluto al sole che si spegne nel mare dietro il mattoncino di Lampione e  tra poche ore saremo a casa.

Molte cose sono cambiate in quest’isola da quando l’ho conosciuta, alcune non incontrano il mio favore, nonostante ciò mi accorgo che continuo a rimanere ammaliato dalla magia di questa terra di frontiera e, a giudicare dallo sguardo di Cristina verso il mare a Punta Sottile, direi che la magia si rinnova. IMGP0280

 

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3 Responses to Lampedusa: isola d’alto mare

  1. Grande! il tuo racconto ha il fascino ed il gusto del luogo, nonchè la dolcezza della tua Cri.

  2. massimiliano

    cugino..mi lasci senza parole non conoscevo questa tua inclinazione poetica complimenti

  3. Max, grazie. Conosci l’isola, dunque sai che merita ogni parola. Anche tu mi hai stupito con effetti speciali: ho visto i video delle tue immersioni, grande! Ti aspetto sul Lago per un giretto in acqua dolce.

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